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QT n. 1, gennaio 2019 Trentagiorni

Fugatti e Valdastico: la voglia di strafare

I dati dicono che l'autostrada A22 è al collasso per il traffico pesante, un ulteriore arteria sarebbe dannoso

Il nuovo presidente della Giunta provinciale Maurizio Fugatti ha illustrato il suo programma con una lunga serie di nastri d’asfalto che incideranno la Valsugana, la valle dell’Adige con la terza corsia dell’Autobrennero, e col ritorno prepotente della Valdastico.

Riguardo il prolungamento della A31 il presidente sembra averne anche deciso lo sbocco: a sud di Rovereto, il percorso T5, evitando il confronto con le ipotesi storiche che forse qualche logica l’avevano: Besenello o Valsugana.

L’idea di Fugatti proprio non piace ai sindaci vicentini, come lui tutti leghisti. L’opera dovrebbe essere realizzata dalla società autostrade Brescia-Padova con l’obiettivo di ottenere altri 40 anni di concessione della Serenissima.

Alla proposta Fugatti si oppone non solo la contrarietà dei sindaci trentini della Vallarsa (Terragnolo, Trambileno e Vallarsa), ma anche dei sindaci della valle di Posina.

Tutti si fanno carico di problemi ambientali, evidenziando come il tracciato proposto rovinerebbe tre valli con quattro viadotti e 5 gallerie (per un totale di 40 Km, il 78% del tragitto). Inoltre ricordano che l’area del Pasubio è zona carsica delicata, e che il tracciato non risolverebbe i transiti verso il Brennero, ma sarebbe solo un servizio al turismo del Garda, zona dove il traffico già è ingestibile. Un simile tracciato distruggerebbe poi ogni potenzialità di un turismo dolce e di qualità nel quale stanno investendo queste aree marginali della montagna trentina e veneta. Anche l’Ordine dei geologi e diversi ingegneri avevano sollevato contrarietà tecniche, proprio riguardo la fragilità idrica della montagna, definendo la proposta insostenibile, anche perché un bacino di oltre 50.000 abitanti è servito da acquedotti che attingono da sorgenti delle montagne soprastanti.

Al di là degli scontri interni al mondo leghista, un’areale politico incapace anche solo di immaginare un progetto di mobilità moderno del Triveneto, ideologicamente ancorato alle semplificazioni dell’investimento in strade e potenziamento della mobilità privata, dal Brennero arrivano sollecitazioni che nessuno può ignorare. L’Austria conferma il nuovo stop al transito dei TIR nella valle dell’Inn, un blocco esteso agli 11 sabati invernali, anticipato alle 7 del mattino invece che alle 15; e dal prossimo agosto il divieto riguarderà anche i mezzi di trasporto euro 6: gli austriaci sono stanchi di ammalarsi per la presenza dell’autostrada.

È anche arrivato il primo gruppo di dati del progetto di ricerca BrennerLec (Low Emission Corridor), sostenuto dall’A22 del Brennero, dalla provincia di Bolzano, dall’Università di Trento e da altri partner istituzionali. L’autostrada è al collasso, non sopporta alcun incremento di traffico pesante. Nonostante un parco macchine giovane (l’80% dei mezzi è di classe superiore a 4, nel resto d’Italia è il 50%), il tasso delle emissioni è elevato, in quanto aumenta all’aumentare della velocità. Un’auto di classe 5 che passa dai 100 Km/h ai 130 inquina il 30% in più. Il primato dell’inquinamento di ossido di azoto spetta alle auto, il 46% delle emissioni rispetto al 36% dei camion. Sono dati che allarmano anche il governatore altotesino Kompatscher, convinto assertore della necessità di ridurre la velocità in Autobrennero anche per garantire maggiore fluidità del traffico in situazioni di sovraccarico.

In presenza di un simile scenario sarebbe opportuno che il governatore trentino adottasse una certa prudenza: prima di scatenare ulteriore conflittualità sul territorio sarebbe opportuno un periodo di riflessione che permetta all’intero Triveneto un piano della mobilità condiviso con le regioni del Nord Europa. Le sollecitazioni rumorose di certa imprenditoria arcaica, che ricerca ancora e solo nel cemento percorsi di sviluppo, andrebbero sopite e trasformate in modelli di trasporto, persone e merci, a minore impatto ambientale, a ridotti consumi energetici e alla difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini.