La perfezione del Quartetto Kuss
Precisione, intesa, espressività dei giovani interpreti del Quartetto Kuss, in un concerto semplicemente perfetto.
Dalla vivacità del Quartetto in sol maggiore K80 di Mozart, alla pensosa complessità del Quartetto n.6 di Bartók, fino al patetico finale del Quartetto in fa minore op.80 di Mendelssohn, la compagine Kuss ha deliziato il pubblico presente alla sala della Società Filarmonica, lo scorso 12 febbraio, concedendo anche due applauditissimi bis. Da un concerto così perfetto in ogni suo particolare, è facile ricavare tutta una serie di impressioni positive. Anzitutto era scontato che la scelta dei brani fosse, come del resto sempre accade nei concerti della stagione della Filarmonica, un fortunato incontro di antico e moderno; nel quale è stato possibile apprezzare le qualità di precisione, intesa ed espressività dei bravissimi interpreti. Il violino rosso di Jana Kuss, dal timbro assolutamente particolare, ha donato una notevole intensità ai passaggi più spiccatamente melodici dei brani proposti. Così, il potere evocativo tutto introspettivo dei quartetti di Bartók e Mendelssohn, entrambi ispirati da eventi luttuosi (la morte della madre per Bartók e quella dell’amatissima sorella Fanny per Mendelssohn), è stato reso con il giusto equilibrio di malinconico lirismo ed asciutta tensione.
Sono giovani i membri del Quartetto Kuss; nell’osservarli suonare si notano tutti gli sguardi che permettono a Jana Kuss di coordinare i suoni dei diversi strumenti, tutta l’attenzione e la passione che questi ragazzi impiegano nell’eseguire alcune delle pagine più difficili e belle mai scritte per un ensemble d’archi. Il violoncellista Felix Nickel, soprattutto, ha suonato, per tutta la durata del concerto, interpretando, anche con le proprie espressioni facciali, il programma. Il quartetto Kuss non è solo un preparatissimo complesso cameristico, ma anche una simpatica formazione di giovani talenti.