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QT n. 6, giugno 2020 Monitor: Arte

Laurina Paperina

Artisti in quarantena

Vladimiro Sternini

Tra i lavoratori particolarmente colpiti dal dilagare della pandemia ci sono anche gli artisti professionisti: gallerie di riferimento chiuse, fiere e mostre annullate, commissioni sospese e per molti anche l’impossibilità di raggiungere il proprio studio. A tutto ciò si aggiunge un immaginario poetico anch’esso almeno in parte stravolto dal virus, con indubbie ripercussioni sulla produzione artistica. Di tutto ciò abbiamo parlato con Laurina Paperina, una delle artiste trentine più affermate, che per il secondo mese consecutivo ha realizzato per QT una quarta di copertina “d’autore”.

Solitamente sei abituata a lavorare in studio, dove hai a disposizione tutto l’occorrente. Quanto la pandemia ti ha costretto a reinventarti l’attività negli spazi domestici?

All’inizio è stato un trauma. Sono sempre stata abituata ad avere degli orari molto particolari, spesso lavoro la notte, insomma mi giostro la giornata giorno per giorno. Quando è iniziata la quarantena, non potendo spostarmi e convivendo con altre persone, ho dovuto reinventarmi una nuova quotidianità, partendo dal luogo di lavoro e utilizzando i ferri del mestiere che avevo a disposizione a casa. Grazie alle belle giornate di marzo e aprile, il balcone è diventato il mio ufficio, un tablet e una piccola Moleskine mi sono serviti per sbloccarmi dalla situazione stagnante delle prime settimane.

Le tue opere sono sempre ironiche e leggere, vivono in un mondo di allegria, per quanto crudele. E attingono all’immaginario pop dell’entertainment, un altro settore duramente colpito dal virus. Come sono mutati i tuoi lavori in questi mesi?

Avendo a disposizione pochissimo materiale con cui lavorare e uno spazio molto ristretto, ho dovuto ridurre al minimo l’iter produttivo. Inizialmente ero così disperata e annoiata per non poter fare liberamente le mie cose, che mi era persino balenata in mente l’idea di fare un dipinto murale in salotto con la passata di pomodoro che avevo in frigo... Per fortuna però la razionalità ha preso il sopravvento e ho optato per una soluzione più classica, ovvero penna e taccuino, dove ho iniziato a disegnare mini “pillole di sopravvivenza” intitolate “Stay at home and...” che si sono poi trasformate in animazioni video, traendo ispirazione da quello che stavo vivendo in quegli interminabili giorni e cercando di sdrammatizzare questo folle periodo.

Quanto ha influito la pandemia sui tuoi progetti nel breve-medio termine?

Ovviamente molto. Alcune mostre sono state rimandate a data da destinarsi, alcune proprio cancellate. Le fiere d’arte sono slittate di parecchi mesi e ancora oggi non si sa se ci saranno oppure no, almeno in Italia. È tutta una situazione surreale...

Ultimamente stai lavorando sempre più su un doppio binario: da una parte le opere d’arte propriamente dette, dall’altra il design in senso lato. Puoi raccontarci i tuoi ultimi progetti?

In realtà ho sempre lavorato su più binari; utilizzo un linguaggio semplice e diretto e questo fa sì che le mie opere possano essere utilizzate sia in ambito artistico che commerciale, e la necessità di trovare sempre nuovi stimoli mi ha permesso di poter collaborare con realtà diverse. Nel corso degli anni ho realizzato illustrazioni per magazine e riviste, cover e video musicali per diversi artisti: tra i più recenti ci sono il trapper italiano G.Bit, la band spagnola The Hinds e il rapper Big House. Spesso poi mi capitano collaborazioni particolari: ho avuto l’opportunità di customizzare le livree del team VR46 di Valentino Rossi in collaborazione con Sky Arte, oppure di realizzare dei packaging, da quello per il letame biologico Real Shit a quello per la birra trentina Oro Fresca; l’anno scorso ho perfino realizzato la mia prima linea d’abbigliamento, per il brand Hydrogen. Nell’ultimo periodo per Bonobolabo e in collaborazione con Cellar Contemporary ho realizzato il design per degli skateboard in edizione limitata, utilizzando la realtà aumentata: con il solo ausilio di un’app, inquadrando le tavole con il cellulare i disegni si animano e sembrano prendere vita. A febbraio, poco prima che iniziasse la pandemia, ho collaborato con lo streetartist Okuda, realizzando un’opera a quattro mani per la nostra mostra alla galleria Kreisler di Madrid.

Ci puoi anticipare qualcosa a cui stai lavorando?

Da qualche settimana sono riuscita finalmente a tornare in studio, dove ho un sacco di opere da finire, in attesa di capire le date definitive delle prossime mostre di Parigi e Amsterdam, dopo l’estate. Se la situazione lo permetterà, in estate ci sarà una mia mostra anche a Selva Gardena, nel bellissimo spazio del Centro culturale di Tublà da Nives, in collaborazione con lo Studio d’arte Raffaelli. L’ultimo progetto a cui sto lavorando, assieme all’artista e amico Tommaso Buldini in collaborazione con Studio Evil, è un videogame! Un sogno nel cassetto che sta prendendo vita; é un lavoro molto lungo e impegnativo, anche perché ci saranno i nostri due stili grafici che dovranno