Il romanzo della mucillagine italiana
Giacomo Sartori, Sacrificio, Ancona, peQuod, 2008, pp. 189, 16.
Presentandone l’ultimo romanzo "Sacrificio" - il 22 maggio presso la Biblioteca Comunale di Trento - Giulio Mozzi ha parlato di Giacomo Sartori come di "uno degli scrittori più solidi del panorama italiano contemporaneo". In effetti lo scrittore trentino (che però vive a Parigi, dove fa l’agronomo, ed oltre ai romanzi pubblica pregevoli analisi sulla natura dei suoli agricolo-forestali), presenta ormai un profilo letterario molto precisamente definito, che sicuramente lo caratterizza nel panorama delle patrie lettere. La sua è una scrittura semplice e piana, referente, senza ghiribizzi
Leggendo "Sacrificio" viene in mente l’ultima analisi del CENSIS sulla società italiana attuale, descritta come una mucillagine sociale. Provate a trovare un altro romanzo italiano dove i protagonisti fanno i gestori (autonomi ma sfigati) di una troticultura, i camionisti, aggiustano macchinette del caffè, assemblano a domicilio ricordini turistici, ecc. Unica eccezione di lavoratore dipendente e con un’etica del proprio lavoro quella di un guardaparchi ... ma è l’agnello sacrificale, quello che verrà fatto ammazzare dalla moglie come in uno dei tanti omicidi maturati in famiglia della cronaca nera contemporanea (e naturalmente i paesani prima penseranno a qualche "marocchino").

E’ come se qualcuno da un satellite puntasse un telescopio su un punto a caso della provincia nordista, e lo vivisezionasse in profondità, cercando di individuare l’essenza del legame sociale. Trovandoci appunto una mucillagine. Un insieme casuale di esistenze inconsapevoli, che tirano avanti senza alcun progetto, di rimessa, con un fondo di infelicità curata con un agitarsi vacuo e insensato (rappresentato esemplarmente dall’addizione chimica dell’impasticcamento), che è l’esatto reciproco della generale immobilità, della incapacità di affrontare collettivamente il proprio malessere.
Covando un lato oscuro di trasgressione patologica, sempre passibile di esplosione. Una valvola di sfogo da cui ogni tanto erompe verso l’esterno un surplus di energia andata a male, funzionale a mantenere in precario equilibrio l’ordine sociale della mucillagine, che non sa far altro che convivere in modo aggressivo con il proprio mal di vivere, avendo interiorizzato un ordine soffocante e violento, l’asservimento ai poteri forti, l’impossibilità del cambiamento.
Insomma un crudo ed efficace affresco dell’Italia che ha da poco incoronato Berlusconi, rassegnata alla decadenza, perché quello che la potrebbe curare potrebbe scaturire solo da uno slancio progettuale collettivo che sembra non sia più nel suo patrimonio cromosomico.