Saec, quelli che la spolpano
Come i vertici Saec, credendo di fare affaroni, si legano mani e piedi a un architetto di Forlì. Che è molto più furbo di loro.
La nascita
In principio era Globalbonus. Questo è il nome della società che viene costituita ad agosto 2020 e dà origine a tutta la vicenda. Erano i tempi primigeni del 110 per cento. Il momento in cui un po’ di gente capisce che l’invenzione del governo Conte per far ripartire l’economia travolta dal Covid era un mercato a sé stante, che poteva fruttare gran bei soldini, comprando e rivendendo i crediti fiscali generati dalle ristrutturazioni di quasi ogni tipo di immobile. Lo capisce bene anche Seac, per la quale la materia fiscale è pane quotidiano. Quindi perché non entrare nell’affare?
Il 20 agosto 2020 nasce perciò da Seac la Globalbonus. E subito dopo, il 25 settembre, ci entra con il 50 per cento un’altra società. Si chiama Techvisory ed è proprietà di Franco Bernabè, banchiere, grande manager di stato, dirigente d’azienda e poi tutto quello che vi viene in mente, da presidente del Mart e della Biennale di Venezia a rappresentante del governo italiano per la ricostruzione del Kosovo. L’oggetto sociale, recita la visura camerale, è: “lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico e più specificamente l'ideazione, la produzione e la commercializzazione di soluzioni basate su algoritmi innovativi quali modelli predittivi e intelligenza artificiale e/o tecnologie di ultima generazione ad alto valore aggiunto per lo sviluppo digitale delle attività' delle imprese”. Ampio e generico come si conviene per lanciarsi in un mercato di cui non si capivano ancora bene i contorni e le dinamiche.
In questa partnership, Seac aveva il know-how per muoversi nel mare tempestoso delle norme fiscali e Bernabè voleva dire puro prestigio, oltre che grandi contatti. Le cose erano cominciate molto bene.
Il 110 aveva appena cominciato a macinare crediti fiscali quando arriva in Seac un signore che si chiama Fausto Farneti, architetto di Forlì. Non sappiamo esattamente come ci arriva. (Rimando: abbiamo fatto un po’ di domande al presidente della Seac Gianni Bort e al suo direttore Franco Cova e trovate le loro risposte nell’intervista che segue questo pezzo). A Farneti qualcuno ha proposto un grande affare da fare col 110: ci sono tre Comuni dell’Irpinia dove esistono ancora le vecchie casette costruite per gli sfollati del terremoto del 1980. I tre Comuni si chiamano Laviano, Conza e Calabritto. In ognuno c’è una specie di vecchio villaggio del terremoto che, utilizzando le norme del 110, si potrebbe ricostruire ex novo e, per i Comuni, praticamente gratis. O meglio: con i soldi dei contribuenti che “pagano” il 110 sotto forma di crediti fiscali.
L’operazione è grandicella: intorno ai 250 milioni di euro. Fino a quel momento Globalbonus/Seac pensava di fare solo una cosa: comprare dalle imprese i crediti fiscali generati dai lavori di ristrutturazione e rivenderli con un certo margine di guadagno. Quello che hanno fatto le Poste e molte banche. Il salto che propone l’architetto Farneti a Globalbonus/Seac è diverso: costruiamo direttamente, generiamo noi quindi i crediti fiscali e poi li rivendiamo. Il doppio passaggio è fonte di guadagno aggiuntivo.
In quel momento nasce Efficient Building. Che viene costituita formalmente il 24 febbraio 2021. Soci iniziali sono Globalbonus, che si tiene il 60 per cento, e una società dell’architetto forlivese, la VRB, a cui va il 35 per cento. Più un socio al 5 per cento che non ci interessa perché poi sparisce presto.
Fin dall’inizio la divisione dei compiti è chiara: Globalbonus (con denaro Seac) si occuperà delle finanze iniziali, del lavoro burocratico immane che richiede il 110 e di rivendere i crediti. Farneti dirigerà tutta la parte tecnica e operativa. Stabilito tutto questo, si apre la prima porta girevole perché già il 17 giugno 2021, solo tre mesi dopo la costituzione, Fausto Farneti fa uscire la sua VRB dalla compagine sociale di Efficient. Non sappiamo a quanto venda quella partecipazione iniziale, ma intuiamo quel che riceve in cambio: un contratto con Efficient Building col quale si incarica un’altra società controllata da Fausto Farneti e famiglia - si chiama Groma srl ed è una società di ingegneri - di fare tutto il lavoro tecnico per i progetti di ristrutturazione che Trento intende mettere in pista. Non solo progetti, ovviamente: anche la direzione lavori e il coordinamento del cantiere, i rapporti con i fornitori… Tutto quello che succede sul campo. Il compenso è notevole: il 19,5% del valore dei cantieri che verranno seguiti. La percentuale è sontuosa, il massimo consentito dalle norme del 110 per i costi tecnici. Normalmente il costo dei tecnici nel campo immobiliare è intorno al 10% del valore totale dei lavori. Può anche essere più alto, ma - come logica suggerisce - più sale il valore del cantiere, più scende la percentuale che va ai progettisti. Qui il contatore dice che, sull’operazione in Campania, Fausto Farneti avrebbe messo in tasca 50 milioni di euro.
L’evoluzione
L’autunno del 2021, tra via Solteri e Forlì, è occupato, ipotizziamo, dal lavorio preparatorio che serve a far partire le grandi operazioni immobiliari. Trattative pre-contratti, sopralluoghi tecnici, prime ipotesi progettuali. Lo diciamo a ragion veduta, perché molti contratti, sia con i fornitori che con il cliente - la Onlus Polis Mathera - arrivano alla firma tra fine dicembre e i primi mesi del 2022.
La data che ci interessa, in questo periodo, è il 6 dicembre 2021, quando le porte girevoli ricominciano a muoversi. Tenete presente che in quel momento, se abbiamo interpretato bene gli atti depositati in Camera di Commercio, la società Efficient Building è quasi al 100% in mano a Globalbonus/Seac. E che, pur avendo cominciato le proprie attività solo da nove mesi, ha già iniziato a fare utili. Il bilancio 2021 infatti riporta un reddito netto, pagate le tasse, di 265mila euro. Il mercato dei crediti fiscali va forte. Inoltre tutti sanno che l’operazione in Campania è sulla pista di decollo: i contratti relativi saranno firmati dopo poche settimane.
In quel momento Globalbonus/Seac decide di vendere la società. A chi cede questa gallinella che sta per fare uova d’oro? Vi facciamo l’elenco. Il primo acquirente è una società neo-costituita, che si chiama Green Light Holding ed è, attraverso un’altra società chiamata Gea srl, proprietà di Filippo Farneti, figlio di Fausto Farneti. Green Light Holding si prende il 51% di Efficient, quindi i Farneti hanno la maggioranza. Un altro 25% va ad un’altra società, Ambiente Energia, che fa capo a Pasquale Vessa, futuro, ma al tempo probabilmente già certo, fornitore di Efficient per i cantieri in Campania. Un 10% viene venduto a Delta Informatica e il restante 14% se lo prende direttamente Seac.
Già vendere una società col vento in poppa non è consueto. Ma quando andiamo a controllare i bilanci delle varie società coinvolte scopriamo che Green Light Holding/Famiglia Farneti paga la sua quota al valore nominale, ovvero 51.000 euro. Non sappiamo a quanto vengano cedute le altre quote, ma sicuramente già solo questa cifra lascia basiti, per una società che in quel momento prevede concretamente di guadagnare qualche milione di euro nei prossimi due o tre anni. Una decisione incomprensibile (la spiegazione che ci danno in via Solteri la trovate nell’intervista che segue).
Ciliegina sulla torta, Seac sa già in quel momento che anticiperà i finanziamenti necessari per far partire i cantieri in Campania. E infatti a inizio 2022 Seac finanzia Efficient Building con 11 milioni e mezzo di euro. Prestito fruttifero, tutto regolare. Soldi che dovevano tornare una volta creati e poi venduti i crediti fiscali. Tutto sensato.
Ma resta per noi comuni mortali la difficoltà di capire perché spogliarsi del controllo di una società a cui stai per mettere in mano 11 milioni e mezzo di euro. E farlo per un pugno di noccioline. Ultimo dato importante. Quando Global Bonus vende in toto le azioni di Efficient Building, da questa operazione esce di conseguenza anche Franco Bernabè con tutto il portato di prestigio e contatti che una tale personalità poteva avere. In qualche modo ci pare che cambi la natura stessa dell’iniziativa economica. Non a caso poi cambiano anche radicalmente i vertici della società. A fare da presidente viene chiamato un docente della Statale di Milano, l’ing. Alessandro Segale. Al suo fianco come amministratori delegati troviamo Mauro Bonvicin, legato a Seac in quanto presidente dei grossisti trentini e un signore che si chiama Giuseppe Iachini, di professione amministratore di società, legato a filo doppio con la famiglia Farneti.
La luce verde
È molto probabile che Green Light Holding venga costituita appositamente per acquisire le quote di Efficient Building perché la sua data di nascita è il 24 novembre 2021, due settimane prima di prendersi la maggioranza di Efficient. Per chi si fosse perso la prima puntata di questa storia, ricordiamo che Fausto Farneti è quel signore che, mentre comprava la maggioranza di Efficient Building a prezzo da regalo, andava da uno dei futuri fornitori di Efficient Building, Pierluigi Reviglio della Serremar, a chiedergli una “commissione” da un milione e 200mila euro sul contratto che stava per firmare con la stessa Efficient. Cosa di cui a Trento dicono di non aver saputo nulla fino all’arrivo della magistratura (vedete l’intervista anche su questo aspetto).
Ma su questa scatola societaria ci sono altre cose da dire. Nei primi mesi del 2022 anche qui ci sono delle new entry. Due piccole società, pure fresche di costituzione a novembre 2021, entrano nell’assetto proprietario di Efficient - che nel frattempo ha messo in moto la macchina dei lavori in Campania. Una si chiama Fiscal Bonus Consulting ed è in mano a Maurizio Consonni, il commercialista fiorentino che controllerà le carte dei cantieri in Campania e dirà che va tutto bene. La magistratura salernitana lo indaga insieme a varie altre persone.
La seconda si chiama Iaco. Di proprietà di due personaggi: Giuseppe Iachini e Marco Mini. Entrambi legati a Fausto Farneti perché soci di minoranza della sua Groma, la società di ingegneria che ha in mano tutti i lavori dell’operazione in Campania. Ma c’è un aspetto curioso: sulla quasi totalità delle quote di questa società c’è un usufrutto, cosa assai anomala nelle società a responsabilità limitata. Ancor più strano: l’usufrutto è a nome di Franco Cova, direttore di Seac. Le due piccole società hanno rispettivamente il 6 e il 5 per cento del capitale di Green Light. Noi non capiamo la ragione di questa presenza. Voi andate all’intervista per vedere la spiegazione che ci dà Franco Cova. Non esauriente, dal nostro punto di vista.
Da qui in poi dobbiamo fare un “avanti veloce”. Durante il 2022 dovrebbero funzionare a pieno ritmo i cantieri in Campania. Ma quello di Laviano, in assoluto il più grande, che vale metà dell’operazione messa in piedi, cioè circa 120 milioni, si incaglia subito. Come vi abbiamo raccontato nel numero di QT di ottobre, nelle casette da ristrutturare ci vivono ancora gli inquilini, la ditta che deve fare le fondamenta non le fa e quindi non si può “tirar su” niente e così via. Questo incaglia a cascata il meccanismo della riscossione dei crediti fiscali e la macchina si imballa.
In questa fase comunque qualcuno ci guadagna: tutti i fornitori che ricevono gli acconti sui contratti che complessivamente costano gli 11 milioni e mezzo di euro messi da Seac. Tra i fornitori c’è anche il progettista, va da sé. Il quale progettista, architetto Fausto Farneti, sarebbe da contratto responsabile del buon andamento dei cantieri stessi. O di fare quello che serve per disincagliarli. Secondo Pierluigi Reviglio (vedete sempre QT di ottobre) Farneti “si sarà visto un paio di volte in cantiere”. E sempre Farneti dovrebbe dare una scrollata alla ditta che deve fare le fondamenta, la Ambiente Energia di Pasquale Vessa, l’ex deputato berlusconiano diventato immobiliarista con scarsa fortuna e qualche pignoramento pendente.
Ma da quando si è messo in società con i trentini le cose sembrano andargli bene. La sua ditta, che fino a quel momento aveva avuto fatturati irrisori, nel 2022 e 2023 schizza ad un paio di milioni l’anno di fatturato. Gli va bene anche quando decide di uscire dalla compagine societaria di Efficient Building, dove aveva il 25%. Quota che non sappiamo quanto abbia pagato quando l’ha acquisita, ma che Seac gli paga 376mila euro il 26 ottobre 2022 quando gliela ricompra. Porticina girevole abbastanza lucrosa per Pasquale Vessa.
In ogni caso all’inizio del 2023 il cantiere di Laviano, il primo che era stato avviato, si ferma. E nessuno chiede conto all’architetto Farneti di quel che sta succedendo. Vabbè che gli hanno regalato il controllo di Efficient Building e quindi dovrebbe chiedere conto a se stesso. Però è sempre Seac che paga tutto quello che c’è da pagare. E siamo già ben oltre i primi 11 milioni e mezzo (vi rimandiamo di nuovo all’intervista per quanto riguarda l’atteggiamento dei trentini verso Farneti).
Poi a marzo 2023 finalmente i crediti fiscali si sbloccano e le cose sembrano rimettersi sui binari, ma in quel momento dal sud cominciano ad arrivare onde sismiche.
A giugno 2023 PolisMathera, la Onlus con un solo dipendente che i Comuni hanno incaricato di fare da Committente per i lavori e in futuro di gestire i villaggi ristrutturati, tenta di disdire il contratto con Efficient Building. Discussioni, avvocati, tempo che passa.
A luglio 2023 arriva la mazzata: i pm di Salerno mandano carte bollenti e sequestrano i crediti fiscali appena concessi dall’Agenzia delle Entrate. Efficient Building è in difficoltà e Seac continua ad aprire il portafoglio, pur essendo solo un socio di minoranza al 14%. Alla fine del 2023 Seac ha dato ad Efficient Building oltre 23 milioni di euro. Più altri 16 circa di garanzie prestate per conto della società. I conti del 2023 sono da mani nei capelli: il bilancio chiuderà con 12 milioni di perdite. Ed è qui che si apre la porta girevole più eclatante di questa storia.
L’ultimo giro
Al 20 dicembre 2023 Seac decide di ricomprarsi il controllo pieno di Efficient Building (salvo il 10% in mano a Delta Informatica che ha un rapporto d’acciaio con Seac). E paga la quota ancora in mano a Green Light - che a quel punto era del 49% per via di piccoli passaggi di quote precedenti - la spettacolare cifra di 2 milioni e 650mila euro.
Per chi avesse perso il filo riassumiamo. Tu nel 2021 hai una società che sta per guadagnare non bene, benissimo e ne dai via la maggioranza a 51mila euro. Poi succede di tutto, i conti non tornano più e c’è in corso un’indagine penale pesante in cui ti accusano di aver fatto fatture false per incassare i crediti del 110, e tu ricompri il controllo di quella stessa società a più di due milioni e mezzo di euro? Non troviamo un senso qualunque in questa decisione (vedete sempre l’intervista con le spiegazioni dateci dalla dirigenza Seac).
La famiglia Farneti ha guadagnato, solo con le porte girevoli, due milioni e 600mila euro. Più, ovviamente, tutti i compensi pagati per il ruolo di progettisti e direzione lavori dei cantieri. Se pensate che a questo punto Seac abbia detto: “Costi quello che costi dobbiamo togliere di mezzo la famiglia Farneti” sbagliate. Perché Fausto Farneti è ancora oggi il dominus dei cantieri attualmente aperti in Campania, a Conza e Calabritto. E non solo: a metà 2024 la società Efficient Building lo fa suo direttore tecnico.
Infine una piccola appendice. Torniamo indietro, alla fine del 2021. In quel momento Seac costituisce un’altra società con la famiglia Farneti, la InnovaGroup. Che dovrebbe - recita l’oggetto sociale - fornire servizi per lo sviluppo e la razionalizzazione delle imprese agricole. Una società della quale la famiglia Farneti detiene il 60% e Seac il 40%. Come in uno schema che si ripete, Seac è in minoranza nella società. Ma questo non le impedisce di finanziarla lautamente: 3 milioni di euro nel 2022 e altri 638mila euro nel 2023. Innovagroup - amministrata dal solito Iachini - ci compra una cantina in Sicilia e un vecchio monastero. L’operazione (di cui si parla nell’intervista a seguire) non funziona come previsto. Ma quello che qui ci interessa - e non capiamo - è questa tendenza a finanziare a piè di lista le idee di Fausto Farneti e famiglia. E a non chiedere mai conto di quello che Farneti fa con i soldi di Seac.
Ci chiediamo infine cosa pensano di tutta questa vicenda i veri proprietari di Seac, i tanti commercianti e albergatori associati all’Unione Commercio e Turismo. Perché è l’Unione ad avere in mano la stragrande maggioranza delle azioni di Seac, ben il 69 per cento. E quindi, alla fine della catena, i soldi che vengono spesi o guadagnati sono di loro proprietà.