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Un concerto fra energia e incanto

Sébastian Jacot e Irene Veneziano

Irene Veneziano

È ginevrino Sébastian Jacot, come Emmanuel Pahud, che ha sostituito negli ultimi due anni come primo flauto dei Berliner, e come lui è vincitore del più prestigioso concorso flautistico internazionale, il “Kobe”. Sul palco della Filarmonica di Rovereto era accompagnato al pianoforte da una meravigliosa Irene Veneziano: che cura, che classe, che preziosità di tocco e che controllo dell’energia interpretativa di lei ci hanno ammaliato!

Jacot, 38 anni, ha alle spalle una prestigiosa carriera, e non solo come musicista. Oltre che diplomato anche in sassofono, Jacot è campione di pattinaggio su ghiaccio e acrobata; ci pare di averne scorto i riflessi, di questa sua maestria “circense”, in un’esecuzione musicale che ci sembra di poter definire estremamente “muscolare”. Il primo Debussy, di Syrinx, che ha fatto da preludio all'Après-midi d’un faune, ci è parso piuttosto frettoloso, quasi che con fatica riuscisse a contenere l’energica vitalità dell’esecutore, seppur incantevole nella luminosità sonora del Parmenon d’oro che Jacot ha scelto come strumento per la serata. Vezzosa, quasi francese e sbarazzina la sonata BWV 1034 di Bach. Un programma, questo, costruito certo in crescendo: la Ballade di Frank Martin ci è parso il brano dove perfetto è stato l'equilibrio del solista tra profondità interpretativa e eloquenza virtuosistica.

Era un po’ il rischio, infatti, che il virtuosismo fine a se stesso prendesse il sopravvento, nel Carnaval de Venise op. 14 di Génin, il consueto brano ottocentesco scritto per dare sfoggio delle abilità tecniche del musicista, ma che rischia, come in questo caso, di rimanere una sfavillante performance musicalmente poco interessante.

Sébastian Jacot
Jacot è certamente un fuoriclasse, ma a questo flauto estremamente “palestrato” tecnicamente è mancata forse una certa profondità e serenità espressiva. Ci piace molto leggere infine le note di sala e la strutturazione del cartellone come un gesto di valorizzazione e rispetto, un passo indietro, del solista maschile nei confronti della compagna di palco; la prima biografia nel programma è quella della pianista ed è lei come solista, in realtà, il cuore del concerto, con The Tides of Mananuan, un breve brano di grande effetto del compositore americano Henry Cowell, ispirato alle maree irlandesi, un brano atonale ricco di cluster anche di 25 note simultanee, da suonare con l’intero avambraccio, con cui Veneziano ha incantato il pubblico per la forza espressiva della sua esecuzione.

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