Perché attaccano la SAT?
La sentieristica satina è un’eccellenza, eppure viene denigrata. Per avere una gestione privata e costosa, e una montagna più intasata e banale

Sul finire di luglio, in giornate torride, il consigliere provinciale Luca Guglielmi della Lista Fassa (destra leghista), con un ordine del giorno presentato durante il confronto in Consiglio sull’assestamento di bilancio 2026, ha lanciato un duro attacco alla SAT.
Conoscendolo, in valle molti ci hanno scherzato. Un colpo di calore? Oppure una sua sponsorizzazione della segnaletica con logo di un wurstel (non causale, il padre gestisce in centro un banchetto vendita wurstel e salsicce, vedasi anche vignetta sul settimanale Usc di Ladins)?
Il consigliere ha accusato la SAT di trascurare nella manutenzione ben due sentieri. Si tratta del Viel dal Pan e della discesa verso il passo Fedaja. Sentieri molto frequentati, sui quali ogni anno si registrano incidenti, a volte tragici.
Il sentiero di discesa da Viel del Pan verso Fedaja è impegnativo, difficile da gestire, in quanto scorre su un versante con pendenza accentuata, percorre suoli instabili, basta poca pioggia e ci si trova con lunghi periodi di lavoro vanificati. Sarebbe sufficiente chiuderlo al transito e invitare gli escursionisti a percorrere un sentiero vicino, un po’ più lungo ma sicuro.
In valle da sei anni è attiva una collaborazione fra SAT e Azienda di promozione turistica per gestire un’efficiente squadra di addetti che operano sul territorio con l’unico obiettivo di curare i sentieri.
Dove e come intervenire lo si decide in incontri periodici fra i diversi enti che sostengono l’iniziativa, quindi SAT, APT, Comuni, Asuc, il Comun General. L’investimento vale 140 mila euro l’anno, per gestire 400 Km. 350 euro il chilometro. Mentre la SAT riceve dalla Provincia 330.000 euro per gestire un patrimonio di 5.600 chilometri, quindi 6,2 euro il Km.
Il consigliere, che vive in Fassa ed è stato amministratore del Comun General, era a conoscenza di tutto questo?

Per comprendere perché questo poco attivo consigliere si sia interessato con tanta passione a un tema di minimale importanza si possono fare delle ipotesi, per nulla peregrine. Partiamo da una domanda provocatoria. L’attacco era diretto indirettamente all’APT per favorire la privatizzazione della gestione dei sentieri?
Su sollecitazione interessata di operatori turistici locali, forse anche singole guide alpine che vorrebbero copiare quanto avviene altrove?
Oppure si intendono trasformare i sentieri in ampie strade dove possano transitare le biciclette sempre più invasive e sostenute, purtroppo da un marketing diretto dell’APT? Oppure alle spalle del consigliere vi sono gli impiantisti, che vorrebbero imitare l’area di Paganella, dove la Sat ha abbandonato la gestione perché i sentieri sono stati divelti dalle piste?
Sull’area del Padon–Belvedere si arriva con strade percorribili al transito privato al servizio dei rifugi, rifugi di lusso. Vi arrivano due impianti con capacità di trasporto incredibili. Portano su piste, strade e sentieri che spaziano su paesaggi verso la Marmolada, sulle altre Dolomiti di Fassa, spettacoli indimenticabili. In estate i sentieri sono frequentati da escursionisti competenti, responsabili, ma vista la facilità dell’accesso arrivano anche frotte di escursionisti impreparati, turisti che si accontentano di una mangiata, a caccia di alcuni selfie. Per dare un servizio e offrire sicurezza a tanta improvvisazione nella frequentazione della montagna si devono trasformare i sentieri in strade? O li si attrezza imponendo ovunque, verso valle, delle staccionate? O scalinate e ferraglia varia? Forse si sottovaluta chi poi, giornalmente, queste strutture le dovrà mantenere, non ci si chiede chi si assumerà le responsabilità di gestire una montagna artificializzata.
Ne siamo tutti consapevoli (escluso il consigliere ladino). La Provincia di Trento e i Comuni non sono più in grado di garantire un’efficace manutenzione nemmeno della viabilità forestale, sempre più estesa - siamo a quasi 6.000 chilometri di strade di bosco. Dove trovare fondi per pensare anche alla gestione dei sentieri?
La responsabilità in caso di incidenti ricadrà ovviamente sui sindaci (leggasi il Codice civile e penale), o sul personale di vigilanza ambientale che in 15 anni, dalla gestione Dellai, è stato drasticamente ridimensionato. Per coprire la lacuna di un’inadeguata vigilanza ambientale oggi in Fassa si ricorre alla figura mercantile dei “ranger”, agenti in divisa di guardia, ma privi di ogni potere impositivo e di garanzia istituzionale nelle qualifiche, siano queste di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza.
L’umiliazione dei volontari della Sat
Ignorando queste minimali riflessioni, il consigliere don Chisciotte dolomitico si è lanciato all’attacco della SAT, un’associazione ricca di 29 mila soci, che mobilita ogni anno 3.000 volontari.
I commenti in Fassa non sono quelli diffusi dal Guglielmi a sua difesa (“In val di Fassa il messaggio è passato correttamente”). Una traccia di condivisione l’ha trovata solo nel gestore del rifugio Castiglioni e della Capanna di Punta Penia. Stiamo parlando del rifugista privato che con acredine aveva attaccato gli ambientalisti che osteggiavano il collegamento funiviario Fedaja–Punta Rocca. Si, avete letto bene, l’impianto avrebbe attraversato la tragica linea di una valanga che nel 2020 distrusse il rifugio Pian dei Fiacconi e poi il 3 luglio 2022 è stata oggetto della frana glaciale che causò 11 morti. Quella proposta impiantistica, sostenuta dalla Provincia, sarebbe costata a noi contribuenti (2010– 2015) 50 milioni di euro. Si tratta della stessa persona che lamenta, contro la SAT, la mancata cura di quattro scalini di una ferrata che - guarda caso - porta alla capanna da lui gestita. Non si è letta altra condivisione a sostegno della protesta del consigliere.
Sul piano politico, il Presidente Fugatti in aula si è affrettato a far ritirare l’ordine del giorno, sostenuto dagli assessori Failoni e Zanotelli. I due, accortisi della gaffe, si sono difesi sostenendo di non aver nemmeno letto quel testo.

A livello sociale le prese di distanza sono state diffuse e ampiamente motivate. La chiarezza e fermezza dell’esposizione del presidente del sodalizio Cristian Ferrari, l’offesa registrata dalle sezioni di valle, le lettere sui quotidiani a difesa di SAT hanno demolito l’avventuroso consigliere. E’ intervenuta persino l’Associazione Alpini a sostegno del volontariato territoriale. A livello politico attaccare la Sat non si è dimostrata un’operazione illuminata.
A maggior ragione rimane la domanda di fondo, i motivi dell’attacco che ha voluto umiliare l’impegno dei satini. Abbiamo citato possibili interessi privatistici. Seguire l’esempio del modello Valle d’Aosta? In quella regione, con una sentieristica per lo più alpinistica (massicci del Monte Bianco, del Gran Paradiso, del Rosa), l’impegno è affidato alle guide alpine. Un servizio costoso.

Oppure vi è il disegno di appaltare a ditte private la gestione dei sentieri? Non è certo un impegno che possa ricadere sui comuni, enti che non dispongono nemmeno più di personale per la manutenzione dei centri abitati: dove troverebbero risorse umane e economiche per mantenere la viabilità delle alte quote?
Dei sentieri trasformati in piste ciclabili abbiamo già detto. Anche se così si diffonde il conflitto con i pedoni, si mira all’allungamento delle frequentazioni nelle stagioni, come vorrebbero i gestori degli impianti e come chiede indirettamente il direttore dell’APT di Campiglio Bruno Felicetti. Ovviamente offrendo lavoro a delle capaci ruspe.
Sembra insomma che l’uscita del consigliere non sia stata proprio casuale. Certo è che in SAT gran parte dei volontari sono gente che la montagna la conosce perché la frequenta, con responsabilità, con conoscenza diretta, con formazione continua. Mentre è difficile incrociare con un badile in mano un operatore economico del turismo, anche fuori stagione.
Riguardo la qualità del lavoro di SAT, non è un caso che da un ventennio il CAI nazionale (350 mila soci) abbia condiviso e poi adottato in tutto il paese la segnaletica dei sentieri proposta dal Trentino. Ovunque SAT è riconosciuta come modello da imitare nella manutenzione sentieristica, è un’associazione modello in Italia.
Non va nemmeno dimenticato che fin da subito, dopo Vaia, in presenza della devastazione dei sentieri in quota, Mountain Wilderness aveva proposto agli enti istituzionali di trasferire quota parte della tassa di soggiorno alla cura del territorio montano. Ma sul tema non si è mai ottenuta risposta. Forse ora i tempi sono maturi per fare un simile passo, rafforzando il sostegno, anche finanziario, al volontariato della SAT.