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PFAS, trasparenza negata

Alex Marini, presidente di Più Democrazia in Trentino

La risposta recentemente trasmessa dal Difensore civico Sandro Raimondi alla nostra associazione contiene un'affermazione che merita attenzione. Dopo anni di segnalazioni, osservazioni e richieste di accesso agli atti, il Difensore civico riconosce infatti la necessità di ampliare gli strumenti di trasparenza ambientale e arriva a suggerire che la normativa regionale potrebbe essere sottoposta al vaglio della Corte costituzionale. È esattamente ciò che Più Democrazia in Trentino sostiene da anni.

La legge regionale n. 10 del 2014 continua infatti a mantenere una deroga che sottrae le informazioni ambientali agli ordinari obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa nazionale ed europea. Un'anomalia che ha prodotto effetti concreti: documenti di interesse pubblico difficilmente reperibili, studi finanziati con risorse pubbliche non pubblicati, cittadini costretti a lunghi percorsi amministrativi per ottenere informazioni che dovrebbero essere disponibili per definizione.

La vicenda dello studio universitario sulla propagazione dei PFAS nella falda del Basso Chiese è emblematica. Le autorità pubbliche conoscono il problema almeno dal 2018. Nel frattempo si sono susseguiti monitoraggi, studi, annunci e finanziamenti per la messa in sicurezza degli acquedotti. Eppure la pubblicazione delle informazioni è avvenuta in modo frammentario e tardivo. Il tema non riguarda soltanto il diritto all'informazione. Riguarda la qualità della democrazia e la capacità delle istituzioni di prevenire i rischi ambientali e sanitari.

Se cittadini, associazioni e amministratori non dispongono delle stesse informazioni, diventa più difficile individuare le priorità, controllare l'operato delle amministrazioni e programmare interventi efficaci. Per questo sorprende il silenzio di gran parte della politica regionale e del mondo ambientalista su una questione che investe direttamente il diritto dei cittadini a conoscere ciò che accade nell'ambiente in cui vivono.

Più Democrazia in Trentino continuerà a fare la propria parte. Ma una battaglia che riguarda la trasparenza ambientale, la salute pubblica e lo Stato di diritto non dovrebbe essere lasciata a una sola associazione. Perché senza informazioni ambientali accessibili non esiste partecipazione consapevole. E senza partecipazione consapevole la democrazia perde uno dei suoi presupposti fondamentali.

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