PFAS, trasparenza negata
La risposta recentemente trasmessa dal Difensore civico Sandro Raimondi alla nostra associazione contiene un'affermazione che merita attenzione. Dopo anni di segnalazioni, osservazioni e richieste di accesso agli atti, il Difensore civico riconosce infatti la necessità di ampliare gli strumenti di trasparenza ambientale e arriva a suggerire che la normativa regionale potrebbe essere sottoposta al vaglio della Corte costituzionale. È esattamente ciò che Più Democrazia in Trentino sostiene da anni.
La legge regionale n. 10 del 2014 continua infatti a mantenere una deroga che sottrae le informazioni ambientali agli ordinari obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa nazionale ed europea. Un'anomalia che ha prodotto effetti concreti: documenti di interesse pubblico difficilmente reperibili, studi finanziati con risorse pubbliche non pubblicati, cittadini costretti a lunghi percorsi amministrativi per ottenere informazioni che dovrebbero essere disponibili per definizione.
La vicenda dello studio universitario sulla propagazione dei PFAS nella falda del Basso Chiese è emblematica. Le autorità pubbliche conoscono il problema almeno dal 2018. Nel frattempo si sono susseguiti monitoraggi, studi, annunci e finanziamenti per la messa in sicurezza degli acquedotti. Eppure la pubblicazione delle informazioni è avvenuta in modo frammentario e tardivo. Il tema non riguarda soltanto il diritto all'informazione. Riguarda la qualità della democrazia e la capacità delle istituzioni di prevenire i rischi ambientali e sanitari.
Se cittadini, associazioni e amministratori non dispongono delle stesse informazioni, diventa più difficile individuare le priorità, controllare l'operato delle amministrazioni e programmare interventi efficaci. Per questo sorprende il silenzio di gran parte della politica regionale e del mondo ambientalista su una questione che investe direttamente il diritto dei cittadini a conoscere ciò che accade nell'ambiente in cui vivono.
Più Democrazia in Trentino continuerà a fare la propria parte. Ma una battaglia che riguarda la trasparenza ambientale, la salute pubblica e lo Stato di diritto non dovrebbe essere lasciata a una sola associazione. Perché senza informazioni ambientali accessibili non esiste partecipazione consapevole. E senza partecipazione consapevole la democrazia perde uno dei suoi presupposti fondamentali.