Acqua: le valli alzano la voce
I sindaci delle Valli di Non e Sole ipotecano il futuro dell'idroelettrico e cercano alleati
“Io c’ero e mi ricordo come andò la costituzione di Dolomiti Energia”. Giacomo Redolfi, sindaco di Mezzana in val di Sole, la prende alla lontana, ma sa dove vuole arrivare.
“Allora - continua - avevamo chiesto di poter partecipare con delle quote. Alla fine però i Comuni entrarono con quote residuali attraverso i Bim” (bacini imbriferi montani, ndr).

Il sottotesto molto chiaro è: non ci hanno fatto partecipare come volevamo alla grande operazione dell’idroelettrico. Perché, effettivamente, i Bim oggi sono soci di Dolomiti ognuno per degli zero virgola.
È da qui che bisogna partire per capire quello che sta succedendo nelle valli sulla complessa partita che si dipana tra concessioni idroelettriche e quotazione in borsa di Dolomiti Energia.
Perché il dibattito, assai cittadino, tra “quotazione sì, quotazione no”, se visto dalle valli del Trentino prende tutto un altro aspetto. E il colore prevalente è quello della rivalsa contro le città piglia-tutto coniugato alla determinazione a non lasciarsi sfuggire questa occasione per diventare protagoniste.
Nelle ultime settimane una serie di incontri organizzati in giro per il Trentino dal consigliere provinciale Carlo Daldoss sulla questione idroelettrica ha dato grande spazio a questi sentimenti. E anche se concordiamo con chi a mezza voce dice che Daldoss con queste iniziative ha preso semplicemente un treno elettorale, siamo anche dell’idea che la questione è vera, concreta, ed era pronta per esplodere. Daldoss si è limitato ad accendere la miccia.

Lo spiega bene di nuovo il sindaco di Mezzana: “Noi siamo convinti che il 2029 (anno di scadenza delle concessioni, ndr) sia un appuntamento per decidere cosa vuole tutto il Trentino e come vuole gestire l’energia, certamente per quanto riguarda i proventi, ma non solo”.
Il non solo, per la val di Sole, è molto chiaro: quando in passato si sono rivolti a Dolomiti Energia per avere temporaneamente una maggiore portata del Noce, la risposta è stata “Noi dobbiamo sottostare a Terna, che ci dice quanto e come dobbiamo produrre”. In sintesi: non se ne parla neanche. Che è più o meno la stessa risposta data sempre da Dolomiti quando Pinè ha chiesto di sospendere i prelievi profondi dal lago della Serraia, per provare ad evitare la proliferazione delle alghe.
Perché davvero, questa questione, non riguarda soltanto i soldi.
Lo spiega di nuovo molto bene Redolfi: la gestione futura dovrà essere molto più puntuale di adesso. E fa un esempio: vista la produzione di eolico e soprattutto fotovoltaico, le centrali funzioneranno sempre più di notte. Con un cambio importante dei momenti di rilascio dell’acqua a valle delle dighe. “Quindi magari io mi trovo che l’alveo del torrente mi si alza di 70/80 centimetri durante il giorno”. Un’altalena che deve essere gestita con estrema accuratezza per evitare scompensi di vario genere, compresi quelli importanti per l’ecosistema.
Infine, spiega Redolfi, “Vorremmo che non fosse solo Dolomiti sì o no. Noi non siamo contro qualcuno, ma è il momento di fare un ragionamento trasversale buono per tutti”.
Aver voce in capitolo
Poi però, giusto per piantare un palo, sia la val di Sole che la val di Non hanno scritto documenti ufficiali. In due delibere i consigli dei sindaci delle due Comunità di valle hanno esposto questi ragionamenti che ci ha riassunto Redolfi e poi hanno detto: noi vogliamo che la gestione dell’acqua in futuro venga demandato ad una società pubblico-privata nella quale gli organismi locali abbiano una reale voce in capitolo. Il tutto perfettamente in linea con quanto già previsto dalle norme provinciali e nazionali (vi rimandiamo a QT di giugno dove abbiamo delineato gli scenari normativi possibili per il futuro delle concessioni idroelettriche).
Dopodiché hanno inviato i loro documenti a tutte le altre Comunità di valle che - ci conferma Redolfi - stanno valutando quanto deciso in val di Sole e in val di Non. E qui, per la politica provinciale, si apre un vero dilemma.
Perché sono molti quelli che a Trento, da piazza Dante a palazzo Thun e fino in via Fersina, così come a Rovereto, hanno fantasticato sulla cosiddetta “quarta via”, vale a dire un rinnovo sic stantibus rebus delle concessioni a Dolomiti energia. Con un eventuale ritocco di canoni e impegni di miglioramento ambientale.
Anche di questa ipotesi vi abbiamo parlato il mese scorso mettendo in chiaro quanto impervia e improbabile sia per via dei limiti posti da Bruxelles. Ma chiarendo anche che questa è pressoché l’unica opzione che darebbe senso ad uno sbarco in borsa accelerato di Dolomiti.
Ma se le valli dicono: noi vogliamo cambiare il sistema (e quello che propongono rende la quotazione, sia oggi che in futuro, assai improbabile) allora la politica - che sta già pensando alle prossime elezioni provinciali - ha un grosso problema. Perché sono i voti delle valli che indirizzano il risultato.
Con un approccio più istituzionale rispetto ai sindaci, anche la Commissione speciale del consiglio provinciale sull’idroelettrico, valuta questo aspetto.

“È evidente - ci dice il presidente della Commissione Andrea de Bertolini, indipendente eletto nelle file del PD - che dovendo scegliere un modello che sappia rispondere alle aspettative della comunità trentina tutta, il primo elemento che emerge è che i territori oggi non hanno una riconoscibilità autonoma. E sono quei territori che vivono le loro ferite e l’insicurezza di viverci sotto (alle dighe, ndr) o che hanno visto il territorio trasformato”. E poi aggiunge che, al di là delle cause che generano la tensione tra città e valli, “quel che conta è che hai davanti un momento in cui puoi sanare una tensione interna alla comunità trentina che rischia ogni volta di far riemergere la querelle valli/città”.
La Commissione è un inusuale esempio di trasversalità politica: tra PD (lato consiglieri provinciali),Lega, col vicepresidente Mirko Bisesti e il segretario-ideatore Walter Kaswalder (ormai battitore libero) sembra esserci una discreta sintonia. Che non sappiamo se durerà alla prova dei fatti, ma che per ora scompagina approcci rigidi della politica trentina.
E fa della stessa Commissione uno snodo del dibattito attuale, molto più di quanto gli stessi consiglieri avessero previsto.
“La commissione - rimarca De Bertolini - deve finire il suo lavoro. E lo sta facendo con un’accelerazione sulla quotazione che è nata dal fatto che Dolomiti ha posto per prima l’accelerazione. La commissione quindi ha preso atto del tema che non abbiamo posto noi e noi diligentemente abbiamo ovviamente deciso di metterci ancor più a disposizione”.
Quel che sembra importante, per il presidente della Commissione, è mantenere aperto uno spazio di dibattito senza preclusioni. “Noi non prendiamo decisioni - afferma il presidente - Ripercorriamo il passato, gli oltre vent’anni di Dolomiti Energia, rilevando luci ed ombre per dare il maggior numero di strumenti possibili perchè poi il consiglio e la giunta vista anche la complessità tecnica delle questioni in gioco, possano decidere con cognizione di causa quale miglior scelta politica assumere rispetto al passaggio epocale della scadenza delle concessioni nel 2029”.
Ma in un dibattito che si sta polarizzando anche a causa delle grandi cifre che ballano a seconda della strada che si sceglie, mantenere un approccio ecumenico non è facile. Soprattutto se tra le opzioni considerate ci sono anche soluzioni che, per quanto ci riguarda, sono fantasiose al limite del pio desiderio.
“Ho la convinzione - spiega de Bertolini - che nell’approssimarsi al 2029, ciò che conta è che il titolare del demanio idrico (la Provincia, ndr) possa affrontare la scadenza delle concessioni con la più ampia rosa di opzioni. Opzioni che oggi sono determinate dalla norma in essere.
Perché la Provincia è titolare del demanio in nome e per conto di tutti i trentini. In questo quadro deve scegliere la programmazione sull’acqua dei prossimi trent’anni, e siccome l’idroelettrico è quello che ne assorbe la stragrande maggioranza, è evidente che non si possono dare per scontate scelte societarie come la quotazione se queste precludono a monte modelli di gestione già normati, come ad esempio il partenariato-privato”.
Detto in soldoni: la quotazione di Dolomiti energia oggi può essere un ostacolo alle decisioni sul futuro dell’acqua in Trentino? (sui condizionamenti che la quotazione potrebbe porre vi suggeriamo di leggere il box a pag. 14).
Andrea de Bertolini rimarca gli aspetti normativi della questione: “Se la quotazione condiziona le scelte possibili è già un problema”.
Non proprio musica per le orecchie di chi vorrebbe andare in borsa qui e ora. E poi ci ricorda che “tra le opzioni già normate, che sono tre, abbiamo un modello (la società pubblico-privata, ndr) che ci hanno copiato. È stato copiato dalla Madia nel 2017, copiato dall’Alto Adige nel 2023 e la Francia sta chiudendo il contenzioso con l’Unione Europea con un modello che è sostanzialmente lo stesso nostro, dopo aver tolto la sua società elettrica dalla borsa nel 2023. Allora questo percorso, se fosse abortito in partenza perché fai una quotazione oggi a valle, io non lo posso certamente disconoscere.
Io devo preservare le opzioni perché il decisore politico, in nome e per conto di tutti i trentini, faccia la scelta più efficace per l’interesse pubblico nell’uso di un bene comune.
Perchè la titolarità in nome e per conto di tutti i trentini di questo bene comune, che considero primo fattore di libertà per il futuro delle nostre comunità, impone non possano esserci equivoci di sorta rispetto al giusto ordine delle priorità e delle decisioni. Su questo sono convinto passi l’essenza stessa della pretesa di autogoverno in cui si radica la nostra Autonomia””.
Infine, prevenendo critiche, aggiunge: “Certo che possiamo aspettare di sapere cosa farà il governo, se ci darà la quarta via, chiesta dai concessionari uscenti, o l’in-house. È evidente che aspetteremo se alla fine dell’anno il governo ci dirà qualcosa”. Ma poi ricorda che sia la “quarta via” che l’in-house sul modello Val d’Aosta, sono tutte e due molto in salita.
Anche perché, giusto il 4 maggio scorso, la Commissione Europea ha emanato una “comunicazione ufficiale” in cui si dice sostanzialmente: scordatevi di incassare l’ultima rata del PNRR a fine agosto e poi farvi leggine che sottraggano l’idroelettrico alle regole della concorrenza. Applicheremo, dice
la Commissione UE, il cosiddetto “reversal”, per il quale ci verrebbero richiesti indietro parte dei fondi PNRR. Conti a spanne, l’Italia dovrebbe restituire 15 miliardi. E se non volessimo ridarli, no problem dice l’UE: ve li tratteniamo dai fondi ordinari che spettano all’Italia.
E con questo abbiamo messo una croce sulla “quarta via”.
Vogliamo andare a fare la scelta più importante per il Trentino dei prossimi decenni col bavaglio sulla bocca?
Dolomiti: "Attenti a quel che dite!"
Abbiamo sostenuto più volte che quotare Dolomiti Energia in borsa oggi potrebbe creare problemi al momento di decidere come gestiremo l’acqua alla scadenza delle concessioni attuali, nel 2029.
Uno di questi problemi ce lo ha dimostrato plasticamente la stessa Dolomiti energia il 18 giugno scorso con un comunicato ufficiale che ci ha fatto rizzare i capelli in testa.
Dunque, il 18 giugno la società emette un comunicato stampa in cui, come prima cosa, ricorda a tutti che “non è stata assunta alcuna decisione in ordine a tempi e modi di una possibile operazione di quotazione e ogni eventuale determinazione in merito resta esclusivamente nella competenza e nelle prerogative degli organi della Società e dei suoi azionisti”.
Ci permettiamo di ricordare che le informazioni che vengono dalla stessa Dolomiti ci fanno capire come i lavori in corso siano davvero molto avanzati, fino al punto di aver già individuato i soggetti finanziari che si dovrebbero occupare del collocamento delle azioni.
Ma è il secondo paragrafo quello davvero inquietante: “Tenuto conto del proprio status di emittente di titoli di debito quotati, la Società richiama inoltre l’attenzione sul fatto che la diffusione e l’utilizzo di informazioni inesatte, incomplete o non pubblicamente disponibili possono integrare violazioni della normativa vigente in materia di abusi di mercato, con particolare riferimento al Regolamento (UE) n. 596/2014 (Market Abuse Regulation). Eventuali comportamenti non conformi a tale normativa espongono i soggetti che a qualsiasi titolo diffondano informazioni inesatte, incomplete o non pubblicamente disponibili alle conseguenze previste dalla legge. La Società invita pertanto tutti gli interessati, inclusi esponenti di organismi locali e i mezzi di informazione, a operare nel rigoroso rispetto della normativa applicabile, a tutela dell’integrità del mercato e della parità informativa degli investitori”.
In sostanza la società dice: non potete parlare come vi pare di Dolomiti perché questo potrebbe influenzare già ora le condizioni di mercato e questo comporta conseguenze legali in base al regolamento europeo sugli abusi di mercato.
Una premessa, prima di affrontare il merito. Il regolamento europeo sugli abusi di mercato dice, al punto 19 delle premesse: “Il presente regolamento non ha lo scopo di vietare le discussioni di carattere generale riguardanti l’evoluzione societaria e di mercato tra azionisti e dirigenza per quanto riguarda un emittente. Relazioni di questo tipo sono essenziali per un funzionamento efficace dei mercati e non dovrebbero essere vietate dal presente regolamento”.
L’hanno letto in via Fersina, il regolamento? O contano sul fatto che siamo una banda di rozzi montanari incapaci di leggere un testo giuridico? Perché ci minacciano in questo modo? (non noi, chiunque voglia dire la sua sul futuro della società e dell’acqua in Trentino).
Ci sembra particolarmente pesante il riferimento agli “organismi locali” (ché noi della stampa alle minacce sparate a caso siamo ormai tristemente abituati) che si chiamano Provincia, Comuni, Sindaci, Comunità di valle e via dicendo.
È sconcertante il tentativo di intimidire la libera espressione di opinioni politiche. Che per quanto sia legalmente infondato, ci mostra quale sia l’approccio della società verso quelli che sono i suoi veri azionisti, i trentini tutti.
E adesso passiamo al merito.
Se la società fosse già quotata in borsa, quanto oggi ci dice Dolomiti potrebbe in qualche modo essere rilevante.
Il dibattito pubblico è, per sua natura, inesatto, incompleto e, in qualche caso, potrebbe rivelare informazioni riservate. A volte potrebbe doverle rivelare proprio per poter prendere decisioni informate a tutela dell’interesse pubblico.
La conseguenza che noi tiriamo, oggi, è: vogliamo andare a fare la scelta forse più importante per il Trentino dei prossimi decenni con il bavaglio sulla bocca? O che la stessa società debba nasconderci informazioni per non creare turbolenze sul mercato?
Se c’era bisogno di un altro motivo per non quotare ora Dolomiti energia, adesso ne abbiamo uno bello concreto.