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QT n. 8, 22 aprile 2006 Servizi

L’anestesista non c’è, operazione rimandata. E intanto…

“E’ un dolore feroce. Urlo, mi piego in due, piango come un bambino. E’ giusto che debba vivere così? E solo perchè non hanno saputo organizzarsi?” La testimonianza di un paziente in attesa di essere operato.

La porta si apre dopo una lunga attesa, "Scusami – mi dice – ma la mia situazione...". E’ un amico con cui non ci vediamo spesso, mi ha telefonato, vuole parlarmi di quello che gli sta capitando: "Ho l’esigenza di far sapere, certe cose bisogna che si conoscano".

Cammina a fatica, ci accomodiamo nell’ampia cucina.

"Tutto è iniziato il 12 marzo, quando a urinare mi è uscito un fiotto di sangue: mi hanno ricoverato d’urgenza. Il sangue veniva dalla vescica. Hanno tamponato la situazione; e dai controlli è risultato che ho due sacche interne alla vescica, e la prostata enormemente ingrossata, da asportare quasi in toto. Insomma, occorre operarmi. E fissano la data prima per l’8 maggio, poi per il 23. Io protesto e guadagno quattro giorni. Perché intanto ho un catetere nel pene, che l’organismo non accetta".

Allento la tensione con un paio di battutacce da caserma, che la familiarità ci consente. Lui ride di gusto ("Sei il solito..."). Poi torna serio.

"Vivo in uno stato di fastidio continuo, ci sono dei momenti che vorrei strappare via tutto. Posso solo fare qualche passo per casa, con una sacca di ematuria – urina mista a sangue – legata a una gamba. Sono inabile, solo a lavarmi impiego un’ora".

Il tono si fa triste e sommesso. Mi indica il secchiaio pieno di piatti da lavare ("Sono lì da due giorni"); entrando eravamo passati davanti alla camera dei bambini, a soqquadro ("Scusa" - mi aveva detto; "ma figurati"). La casa, grande e bella, è in disordine e lui se ne duole. "Vedi come sono ridotto..." - sussurra; e stringe i denti.

Poi mi parla del dolore. "E’ quando, attraverso il condotto vescicale, passano coaguli di sangue: è un dolore feroce. Urlo, mi piego in due, piango come un bambino. E’ giusto che debba vivere così?"

Non accetta che queste sofferenze siano dovute a meri problemi organizzativi. "L’ospedale funziona come dovrebbe solo per le emergenze. Gli altri, come me, devono aspettare: per una tiroide tre mesi, per le vene varicose un anno. E quello che mi fa indignare è che tutto è dovuto alla mancanza di anestesisti. Perché per il resto la macchina sanitaria funziona: al reparto urologia, con me non sono stati bravi, sono stati fantastici: seri, competenti, premurosi, umani. E’ una vergogna che tutto poi venga vanificato per la carenza di anestesisti: è pazzesco, è una mancanza di programmazione clamorosa, che va ormai avanti da mesi e mesi. E tutto è dovuto al fatto che l’Asl vuole innanzitutto risparmiare.

Ma io mi chiedo: tornerò a lavorare solo a luglio; e come me ci sono centinaia di persone: quanto costa alla società avere tutte queste persone inattive? A parte il dolore, le sofferenze indicibili, parliamo solo da un punto di vista contabile: a cosa portano i ‘risparmi’ di Favaretti? Che poi viene anche premiato?

E l’assessore, l’assessore Remo Andreolli, cosa fa? Co-sa fa? E pensare che l’ho anche votato...".

Sull’uscio, mentre ci salutiamo, le ultime parole.

"Ho sofferto finora e soffrirò fino al 19 maggio. Ormai mi sono rassegnato. Vivo in attesa di quella data. Se ti ho voluto parlare non è per me, è per gli altri. Perché questa vergogna deve finire".