Provincia: sull’ ambiente arroganza totale
Da Tonina a Zanotelli a Gottardi: solo disinteresse e latitanza.
Le istituzioni pubbliche della Provincia, dominate dalla cultura leghista centrata nel partito del fare, chiudono ogni possibilità di dialogo con i cittadini, la società, i territori. La Provincia dimostra di soffrire il tema della partecipazione e la condivisione delle decisioni. Eppure la partecipazione è un principio consolidato negli ordinamenti dell’Unione Europea e nella Convenzione di Aarhus, documenti fondamentali per il tema..
Ma questa giunta provinciale evita ogni confronto anche infrangendo la legge e umiliando l’autonomia di questa terra, vedasi A31, inceneritore, CPR, centri di detenzione immigrati. Risulta esemplare la gestione sulla quale ci soffermiamo (più corretto, la non gestione) della cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai.

La cabina di regia delle aree protette, istituita attraverso un processo partecipato dalla legge provinciale 23.5.2007 n° 11, ha aperto un percorso di confronto ampio che coinvolge enti locali (Comuni, Asuc, Parchi), servizi della Provincia e associazionismo, con l’obiettivo di condividere linee guida e indirizzi in materia di tutela della natura e della gestione della conservazione. Sta scritto all’art. 51 della legge: “Attraverso la Cabina di regia la Provincia coordina, promuove e indirizza le azioni di conservazione della natura e di sviluppo delle aree protette provinciali, ivi compresi i ghiacciai e le aree periglaciali, anche proponendo nuove aree protette, e assicura l'informazione e la partecipazione alla definizione delle strategie e degli indirizzi di settore”. Una norma scritta con chiarezza.

Nell’azione di demolizione di questo istituto il primo attore è stato, fin dal 2018, l’allora assessore all’ambiente Mario Tonina. Con la giunta provinciale precedente, di centrosinistra, erano appena state definite le linee guida per gestire e condividere le decisioni riguardo i grandi eventi nelle aree protette. Ma il novello assessore, coadiuvato dai dirigenti (Andreatta su tutti), era intervenuto a gamba tesa cancellando il lavoro partecipato svolto dalla precedente giunta provinciale di Ugo Rossi con l’assessorato affidato a Mauro Gilmozzi.

Eliminata la condivisione, Tonina aveva imposto l’accentramento di ogni decisione nel merito dei grandi eventi (motoristici, concerti ecc) nelle aree protette all’interno del gruppo dirigente della Provincia e dell’assessorato.
Già durante la sua gestione la cabina di regia era stata esautorata da ogni confronto: le sempre più rare riunioni erano rituali, propagandistiche, private di ogni decisione e coinvolgimento attivo dei diversi soggetti.
Nella seconda legislatura Fugatti la situazione è solo peggiorata. Dapprima con la gestione affidata all’assessora Giulia Zanotelli - una figura scialba, disinteressata - che ha convocato l’assemblea una sola volta, il 13 settembre 2023 (a un anno dall’insediamento della giunta).
Aveva invitato i rappresentanti dei diversi enti a presentare alcune linee di indirizzo sulle quali lavorare. Solo l’associazionismo ambientalista aveva risposto con tre temi: la fallimentare gestione di Dolomiti UNESCO, le prospettive per la biodiversità causa i cambiamenti climatici in atto, le modalità di gestione del patrimonio naturalistico e scientifico dei ghiacciai. Ma da allora non si è più avuta alcuna comunicazione, nonostante i solleciti inviati dalle associazioni ambientaliste.

Si è poi arrivati al cambio dell’assessore. Mentre Zanotelli si dedicava all’agricoltura, settore più prolifico nel radicamento del consenso elettorale, è arrivato Mattia Gottardi. Un fantasma, se possibile ancora più assente della sua collega di giunta. Da quando si è insediato non ha mai convocato la Cabina di regia, violando la legge provinciale, accampando, tramite i suoi uffici, scuse indicibili sull’avvenuto cambio di amministrazioni comunali e nella gestione dei parchi naturali, privo persino della sensibilità e del dovere di rispondere a lettere ufficiali pec.
Eppure, nel disinteresse più totale, entro settembre, il governo dovrà proporre all’Europa le linee guida nazionali della legge di ripristino della natura. Un piano strategico, di lunga visione, ricco di impegni rivolti alla conservazione, alla biodiversità, al recupero di aree degradate, forte di contributi europei che saranno distribuiti solo in presenza di progetti chiari e coerenti.

Il Trentino farà parte di questa pianificazione? Con quali obiettivi? Non è dato saperlo, non solo per la mancata convocazione della cabina di regia, ma anche per la disattenzione delle forze politiche che si riferiscono all’opposizione.
Fra gli obiettivi del dovuto confronto in Cabina di regia non c’è solo questo. Il piano parco dello Stelvio (lo ricordate, si era detto che dopo lo smembramento, nel 2015, sarebbe stato pronto entro 12 mesi grazie all’efficienza dei territori) è ancora fermo, con responsabilità primaria della Regione Lombardia e del Ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin. Nessuno conosce quale dialogo intercorra sul tema fra la Provincia e il governo nazionale.
Escluse tre lodevoli eccezioni, le reti delle riserve - sulla carta sono dieci - si stanno avviando al fallimento o sono assenti da ogni progettazione: anche queste istituzioni sono previste dalla legge 11/2007 e del loro funzionamento e dell’efficacia della loro azione dovrebbe discutere la Cabina di regia.
Avanza pure, in mezzo a mille contraddizioni, la proposta di offrire all’area del monte Baldo trentino e veneto il patrocinio UNESCO, incuranti del fallimento e delle debolezze ormai croniche di Dolomiti UNESCO. Non si conosce come e su quali basi stia maturando l’iniziativa. Si cercherà un nuovo marchio internazionale per sostenere solo marketing turistico?
L’idea di parco diffuso, una corretta e coerente gestione del territorio anche all’esterno dei confini delle aree protette che stava prendendo corpo con l’assessore Mauro Gilmozzi, è naufragata. Ormai nei parchi trentini si caccia ovunque, anche nel parco nazionale dello Stelvio, mentre la pianificazione urbanistica è sottoposta a deroghe inconciliabili con la gestione di aree protette. Proviamo solo a immaginare cosa sta accadendo all’esterno di questi territori.
Abbiamo lasciato in coda il tema dei cambiamenti climatici. Non perché l’argomento sia meno importante, ma perché dovrebbe essere il tema guida dal quale partire per costruire una nuova prospettiva del vivere un territorio, il tema che dovrebbe promuovere un’interazione uomo-natura diversa dal passato, guardando al presente per investire nel futuro a breve e medio termine. Il tema dovrebbe offrire fondamenta solide alla revisione del Piano Urbanistico Provinciale. Ma in Provincia non se ne parla, se non attraverso una lodevole iniziativa comunicativa e coinvolgente di APPA.
Con la giunta Fugatti risulta impraticabile ogni confronto. Il muro innalzato contro la cultura diversa è sempre più solido, impenetrabile. Un muro cementato dall’omertà, dal silenzio dei servizi, un muro che impedisce ogni spazio di dialogo e partecipazione.
Il partito del fare ha bisogno di accentuare questo distacco fra istituzioni e diritto di cittadinanza attiva. Altrimenti molte iniziative in atto verrebbero smascherate in tempi utili per modificarle o, quando necessario, cancellarle.