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QT n. 2, febbraio 2026 Servizi

Società pubbliche trentine: chi comanda davvero?

I manager di Dolomiti Energia si mettono sotto i piedi diritti e posti di lavoro. Ma i padroni, non dovrebbero essere Ianeselli, Robol, Fugatti?

La vicenda riguarda il Call Center di Dolomiti Energia, gestito in appalto da GPI, impiegando circa 30 dipendenti a Trento e 20 a Milano. Quando è arrivato a rinnovo l’appalto, come sempre il sindacato, in questo caso la FIOM, è andata a contrattare con il soggetto appaltante (appunto Dolomiti Energia) le garanzie per i lavoratori. Sono le cosiddette "clausole sociali". Servono per evitare che quando un'azienda decide di esternalizzare (affidare ad altri in appalto) un lavoro (cosa peraltro sempre contrastata dal sindacato), l'effetto sia che i salari si abbassino e tutti quelli che ci lavorano diventino precari permanenti.

Perché le clausole sociali sono queste:

  1. chi si aggiudica l'appalto deve assumere tutti i lavoratori che erano impiegati nell'azienda uscente;
  2. l'assunzione deve essere senza soluzione di continuità, cioè col mantenimento di tutti i diritti maturati, a cominciare dal salario, anzianità di servizio, ecc;
  3. l'obbligo - anche per le future assunzioni e per l'intera durata dell'appalto - di applicare un determinato contratto di lavoro, per evitare che nella gara d'appalto finisca per essere avvantaggiata l'azienda che applica il contratto più povero;
  4. nel caso di lavori come il call center, che possono essere svolti da qualunque luogo, impedire le delocalizzazioni, poiché altrimenti chi vince la gara potrebbe rispettare tutte e tre le prime clausole ma aggirarle semplicemente facendo le offerte di assunzione in altra regione, costringendo tutti a dimettersi, e così facendo azzerando anzianità, sindacalizzazione, diritti.

Ora in Trentino la legge sugli appalti pubblici (la 2 del 2016), prevede l'obbligo dei soggetti appaltanti di applicare delle tutele per i dipendenti. “E’ già una base di partenza molto buona, probabilmente la migliore in Italia – ci dice Michele Guarda, segretario della Fiom - E per le attività di call center è prevista l'applicazione del Contratto nazionale dei Metalmeccanici”.

Queste le premesse. Dolomiti Energia ha fatto un po' di resistenza nell'interloquire con il sindacato, che ha chiesto a Franco Ianeselli, già segretario provinciale della Cgil, e ora come sindaco di Trento, socio importante di Dolomiti, di fare in modo che le parti si incontrassero…

Ma lasciamo la parola a Guarda “Dopo incomprensibili resistenze, e solo pochi giorni prima di bandire la gara, Dolomiti Energia ci ha mostrato un estratto del capitolato d'appalto, quello riguardante le clausole sociali, che raccoglieva quasi per intero le nostre proposte, per cui ci siamo detti soddisfatti”.

La gara è stata aperta e chiusa in un battibaleno. “Solo dopo, informati da GPI (che ha deciso di non partecipare alla gara e di presentare un ricorso al TAR, poi respinto) abbiamo scoperto di essere stati… non saprei che altra parola usare… imbrogliati”.

Il fatto è che Dolomiti Energia aveva in scadenza non uno, ma due distinti appalti di call center. Oltre a quello affidato a GPI (sul mercato libero dell'energia) ce n’è un altro, sul mercato tutelato, affidato a Numero Blu Servizi Spa, società con sede legale a Roma, e che impiega a Milano 20 persone “cui attualmente è applicato un Contratto cosiddetto ‘pirata’, cioè non firmato dalle organizzazioni sindacali più rappresentative”.

E qui è scattato l’inghippo: Dolomiti Energia ha portato a rinnovo contemporaneamente i due appalti. Su quello con i lavoratori a Trento ha previsto l'applicazione del Contratto dei Metalmeccanici, come stabilito dalle norme provinciali. Sull'altro invece, l'applicazione del Contratto delle Telecomunicazioni, senz'altro migliorativo rispetto a quello pirata applicato prima, ma molto peggiore di quello dei metalmeccanici, con stipendi inferiori anche di 600 euro al mese.

La trappola

E qui sembra scattare la trappola: nel capitolato d'appalto si prevede che entro un anno dall'aggiudicazione, le società che si aggiudicano le due gare si scambino tra loro il lavoro, senza nessun obbligo verso i dipendenti. Chi vince la gara 1, dove oggi lavora GPI, entro un anno dovrà consegnare il call center del mercato libero dell'energia all'azienda che vince la gara 2, quella dove ora lavora Numero Blu, e viceversa. E per legge il mercato tutelato dell'energia, quello che oggi gestisce Numero Blu, andrà a morire entro inizio 2027.

“Hanno escogitato il modo per vanificare le clausole sociali e aggirare la legge provinciale. Entro un anno, chi oggi lavora in GPI perde il lavoro e chi si aggiudica la gara 2 potrà assumere da zero chi vuole, col contratto ‘povero’, quello delle Telecomunicazioni. In pratica si va a far morire l'appalto pagato col contratto dei metalmeccanici e si porta tutto nell'appalto col contratto delle Telecomunicazioni. Ma lo si fa un po' di nascosto. Favorendo di fatto l’azienda che si aggiudicherà la seconda gara, che così non assume a Trento ma fuori provincia, lontano dagli occhi dei trentini.”.

Non è che forse Dolomiti Energia voglia favorire Numero Blu? Che rapporti ci sono con questa azienda romana? L’Adige ha scoperto che fino a pochi mesi fa dentro Numero Blu lavorava un ex pezzo grosso di Dolomiti Energia.

E le lavoratrici trentine? Solo quando la Fiom ha fatto scoppiare lo scandalo, Dolomiti Energia ha proposto al sindacato di firmare un protocollo col quale si impegnava a trovare una soluzione occupazionale per loro, ma a condizione che si accettasse di avallare il disegno di delocalizzare e ridurre i salari.

Insomma per DE le gare d'appalto effettuate non si toccano. E a nulla è valso l'intervento del Comune di Trento e una mozione approvata dal Consiglio Provinciale.

Le domande

A nostro avviso la vicenda pone enormi domande sul tappeto, che vanno oltre i pur sacrosanti diritti dei dipendenti.

In soldoni: a che gioco sta giocando Dolomiti Energia? E ancora oltre: quale è il gioco del Comune di Trento, di quello di Rovereto, della Provincia?

Perché, ricordiamolo (vedi la scheda): Ianeselli, Robol, Fugatti sono i padroni di Dolomiti Energia. E dietro di loro c’è tutta una serie di altri Comuni trentini di loro società di servizi. Come è giusto, perché le società di servizio le ha fatte il pubblico, e la vera ricchezza di DE è l’acqua, che fa andare le centrali ed è il primo bene pubblico.

Pertanto, giustamente, gli orridi privati, quelli che pensano solo ai soldi, dentro DE contano per un 20%. Cioè niente, se i due sindaci e il governatore si mettono d’accordo.

Ma come si fa invece ad avallare una politica industriale che vuol spostare posti di lavoro fuori dal Trentino, sottopagandoli? Posti di lavoro preziosi perché di tipo impiegatizio e appetibili per le donne.

Ci sono poi domande ancora più di fondo. Diamo per scontato che i nostri rappresentanti politici non sono contro i lavoratori, non vogliono perdere occupazione, abbassare i salari per guadagnare qualche centomila euro in più. Però questa è la linea dei manager di Dolomiti Energia. Una linea strategica. Ma la strategia di fondo la dovrebbe dettare la proprietà, e il manager o si adegua o si licenzia. Qui invece sono i manager a comandare, quelli da tempo denominati “i boiardi”.

Se questo è vero, che senso ha tutto il discorso, tutte le battaglie politiche perché i beni comuni – l’acqua, l’energia, l’autostrada – siano gestiti da società pubbliche o a prevalenza pubblica? Quando poi queste società sono in mano a gente che hanno gli stessi metodi dei Del Vecchio o dei gestori di fondi d’investimento come Black Rock?

Cosa dice il sindaco?

Questi interrogativi li abbiamo posti al sindaco di Trento Franco Ianeselli.

“Le cose non stanno propriamente così. Alla fine tra Dolomiti Energia e il sindacato è stato firmato un protocollo d’intesa”.

Che valore può avere?

“Giuridicamente non ha valore, non è un contratto. Parte dal presupposto che le due parti si fidino l’una dell’altra, ed è quello cui vogliamo arrivare. Nel merito, il protocollo prevede che, se l’occupazione non potesse essere più garantita, sarà Dolomiti Energia ad assumere i lavoratori in esubero mantenendo invariate sia le condizioni economiche, sia la sede, non dovranno cioè trasferirsi”.

Passiamo allora la parola al sindacato.

“Il protocollo giuridicamente ha valore nullo e noi, dopo questa vicenda, di DE ci fidiamo molto poco – risponde Guarda – Comunque la sostanza non cambia, si porta via il lavoro dal Trentino per pagarlo meno. Il fatto che le lavoratrici trentine vengano comunque riassunte da DE, per sopperire a pensionamenti o altro, va bene per la singola lavoratrice, ma restano due fatti: il Trentino perde un’attività, che viene spostata; il lavoratore che subentra fuori provincia verrà pagato di meno, quindi il monte salari complessivo diminuisce. Che è esattamente il contrario di quanto si predica che occorre fare. Anzi, mi meraviglio di Confindustria che nulla ha detto in proposito, nonostante ricordi a piè sospinto che i salari vanno aumentati.”

Dolomiti Energia

Dolomiti Energia è una multiservizi trentina che opera in tutta Italia, nella produzione e distribuzione dell’energia, nella gestione del servizio idrico integrato (acqua potabile, fognatura), nella gestione dei servizi ambientali (raccolta e smaltimento rifiuti, spazzamento strade). Ha 1600 dipendenti, un fatturato di 2,3 miliardi, un utile di 169,8 milioni (bilancio 2023). Amministratore Delegato Stefano Granella. Proprietari vari Comuni e società comunali e soprattutto (82,9%) Dolomiti Energia Holding. Questa a sua volta ha come proprietari un 23,5 % di privati, il resto vari enti pubblici trentini, e soprattutto (48,5 % ) FinDolomiti Energia, di cui sono proprietari i Comuni di Trento, di Rovereto e la PAT attraverso Cassa del Trentino Spa. In soldoni: Dolomiti Energia è saldamente nelle mani di Trento, Rovereto e Provincia.

GPI

GPI è un’azienda informatica trentina che opera soprattutto in campo sanitario, proprietario è Fausto Manzana, di Brentonico. E’ diventata un colosso (circa 6 mila dipendenti in tutta Italia, filiali in giro per il mondo, quotata in Borsa), a Trento ha 500 dipendenti, dei quali circa 100 sono lavoratrici del CUP. Applica il contratto di lavoro metalmeccanici, le relazioni sindacali sono buone.

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