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QT n. 5, maggio 2022 Servizi

Non c'è banca senza Lega

Le curiose giravolte delle giunte di Fugatti e Fedriga nella scalata di Sparkasse a Civibank.

C’è una creatura mitologica che ogni tanto viene avvistata nei cieli del Triveneto: la Banca del Nordest. In parecchi hanno provato a catturarla in passato, senza riuscirci e a volte facendosi anche del male. Ora ci stanno provando i sudtirolesi di Sparkasse con un’operazione che va raccontata per i colpi di scena che si rincorrono e che solleva qualche necessario retropensiero.

La storia comincia a giugno dello scorso anno, quando una bella banchetta del Friuli, la Popolare di Cividale detta anche Civibank, dopo qualche anno davvero difficile, torna saldamente in sella e decide che è tempo di diventare grande.

Civibank è l’ultima banca commerciale indipendente del Friuli. Tutte le altre sono state risucchiate da grandi gruppi bancari. Civibank è anche un pilastro della storia bancaria friulana: esiste da 136 anni e poggia le sue basi su un azionariato pulviscolare di 14.000 piccoli soci.

Dunque a giugno 2021 Civibank decide di trasformarsi in società per azioni e fare un grande - per la sua dimensione - aumento di capitale di ben 50 milioni. E parla di un progetto espansivo verso il Veneto - che si sta ancora leccando le ferite di Veneto Banca e Popolare di Vicenza - nonché a Trento e magari perfino in Emilia Romagna.

I rapporti tra Cividale e Trento/Bolzano ci sono già da tempo. Sparkasse ha una piccola partecipazione, meno dell’uno per cento. Mentre con Trento i rapporti passano attraverso una partecipazione incrociata con Itas, che oltretutto con Cividale già collabora perché i friulani distribuiscono le polizze assicurative di Itas.

I bolzanini di Sparkasse sono economicamente in grande spolvero e stanno macinando utili. Sono in forte spinta espansiva già da anni su tutto il Triveneto. Il pezzo mancante, in una visione in cui evitano accuratamente di parlare di Banca del NordEst, è proprio il Friuli. Dove Civibank è radicata in modo capillare. Per questo se ne vanno a Cividale con offerte di doni: possiamo collaborare, creare sinergie, attivare dinamiche virtuose. Tenete a mente che Sparkasse, nei numeri, è grande il doppio dei friulani.

A Cividale comunque l’idea piace molto. Anche perché da tempo hanno in mente la creatura mitologica e la intravedono nelle proposte dei bolzanini, pensando che con loro sia possibile avere progetti comuni e una spartizione morbida dei territori. Per questo, alla sottoscrizione dell’aumento di capitale a settembre scorso, non si allarmano quando Sparkasse acquista a piene mani e arriva prima fino alla soglia del 10% del capitale e poi, chiedendo il permesso alla BCE, raggiunge un corposo 17,09%. È già ampiamente l’azionista di controllo della banca.

Ma durante l’aumento di capitale succedono anche altre cose. A Trento improvvisamente sale la febbre Civibank e nel giro di poco alcuni pesi massimi del nostro sistema economico decidono che una partecipazione in Friuli è un must. Comprano azioni di Civibank, nell’ordine, Itas (che arriva intorno al 5% del capitale e diventa quindi il secondo azionista dopo Sparkasse), Seac Fin, la finanziaria dei commercianti, che compra qualcosa meno del 2%, Isa con un 1,5% nonché Trentino Sviluppo, vale a dire la Provincia, un 1% scarso.

Fissatevi ora un dato: le azioni vengono pagate 5 euro e 27 centesimi l’una. In quell’occasione le parole sono altisonanti. Il presidente Fugatti dice che la partecipazione in Civibank “per noi ha un valore strategico. Il disegno è quello di un polo bancario-assicurativo del Nord Est in cui avere voce in capitolo”.

Gianni Bort, di Seac, dice che quello in Civibank “è un buon investimento in termini di dividendi e i nostri imprenditori possono così avere un canale aggiuntivo”.

Anche Itas dice la sua: “Rafforziamo la nostra joint-venture e inoltre per noi era importante essere il primo azionista trentino”.

Isa, saggiamente, tace. Insomma, nella Banca del NordEst vogliono starci tutti. E una volta finita l’operazione di aumento del capitale, i soci di maggior peso a Cividale sono Bolzano e Trento. Nell’operazione entra in quella fase anche Friulia, braccio finanziario della Regione Friuli Venezia Giulia, come dire il presidente leghista Massimiliano Fedriga, che compra un altro 1% cireca.

Non siamo riusciti a trovare le dichiarazioni pubbliche di allora, ma vogliamo scommettere che Friulia ha detto che si trattava di un’operazione strategica per il territorio? Tenendo anche a mente che Civibank è il principale gestore bancario dei fondi regionali per il supporto alle imprese.

Finita l’estate, però, i colori dell’operazione cambiano.

Le cose cambiano

La bella alleanza, i progetti comuni, le sinergie propagandate da Bolzano, improvvisamente virano a “vogliamo prenderci la banca”. Non è detto così brutalmente, ma dagli incontri tra i vertici di Sparkasse e Civibank escono voci di studi su come integrare vari servizi delle due banche.

A Cividale sono però fiduciosi e pensano che si troveranno alcuni grandi progetti su cui collaborare e poi - in un futuro assai lontano - si vedrà.

Grave errore di sottovalutazione. Il 9 dicembre Sparkasse annuncia che lancerà un’Offerta Pubblica di Acquisto per le azioni Civibank. L’OPA è lo strumento principe delle scalate azionarie. E dice che pagherà 6 euro e mezzo ad azione.

L’inverno raggela definitivamente i friulani che capiscono in che trappolone si sono infilati. I vertici di Civibank diventano molto insistenti sulla questione di “autonomia e indipendenza” della banca, chiedono dettagli a Bolzano sui piani futuri, però, dicono, non ricevono risposte adeguate, solo vaghe affermazioni di principio.

Intanto le carte burocratiche fanno il loro percorso. Ovviamente Sparkasse ha chiesto i permessi necessari per l’OPA a BCE e Consob. Ma tutto in quel momento si gioca sulle cosiddette preadesioni, impegni dei soci a vendere le proprie azioni nel momento in cui ci saranno i permessi formali delle autorità bancarie.

In questa storia, come in tutte le grandi storie, a un certo punto arrivano le idi di marzo.

Il 15 del mese Sparkasse comunica di avere preadesioni da Itas, Seac Fin e Isa (oltre ad altri azionisti non trentini). Pochi giorni dopo anche Trentino Sviluppo dichiara che venderà a Sparkasse. Ma non erano partecipazioni strategiche? Non volevamo avere voce in capitolo nel grande animale mitologico?

Vabbè signori, abbiamo scherzato. Diciamo che ci hanno dato una buona dritta e nel giro di pochi mesi i nostri investimenti hanno avuto un rendimento del 25%. Mica male.

Diciamo anche che non sapevamo, assolutamente non avevamo idea, che Sparkasse avesse in mente fin dall’inizio un’OPA, che per sua natura aumenta il prezzo delle azioni.

Il 23 marzo, tra l’altro, Sparkasse già aumenta indirettamente il prezzo che pagherà per ogni azione affermando che la sua offerta di 6,5 euro non comprende il dividendo di 20 centesimi ad azione che Civibank aveva già stabilito di distribuire ai soci. Che quindi lo incasseranno in aggiunta al prezzo di vendita.

Il 30 marzo tutti i permessi sono arrivati. L’OPA potrà partire formalmente, ma gli affari sono già in corso, come abbiamo visto.

In quel momento il vertice di Civibank non si tiene più: “Sparkasse era il partner che avevamo scelto per un progetto condiviso di Banca del NordEst (vedi che a Bolzano sanno che porta male citare l’animale mitologico? n.d.r.), ma questa è un’acquisizione” dice la presidente della banca, Michela Del Piero. Il partner ha cambiato idea, aggiunge la presidente. E dice pure che per Sparkasse è un affarone. Per ragioni contabili relative ai valori di bilancio che, onestamente, facciamo fatica a spiegarvi, afferma che Sparkasse assumendo il controllo si porterà a casa un bonus di 180 milioni. Mai smentita.

Il 2 aprile scorso comincia la vera battaglia. Sparkasse annuncia che alla prossima assemblea annuale dei soci Civibank, che deve eleggere un nuovo Consiglio di amministrazione (prevista a fine aprile, ma ora slittata a fine maggio) presenterà una propria lista di candidati contro quella del Consiglio uscente. In quel momento, tra azioni che ha comprato e quelle promesse in preadesione, controlla il 34% del capitale. Non c’è gara contro il resto dell’azionariato, che è troppo frammentato per poter fare muro.

Nei nomi proposti da Sparkasse ci sono friulani, ovviamente, e poi veronesi, bolzanini, ma nessun trentino. Ecco. Requiem sulla strategica partecipazione del Trentino all’animale mitologico.

Poi, il 7 aprile, un altro colpo di scena: Friulia, la finanziaria della Regione, dice che anche lei venderà le proprie azioni a Sparkasse.

In Friuli si aprono le cateratte. Tra le dichiarazioni in libera uscita, la più pesante è quella che la giunta regionale non difende l’autonomia. Civibank è, per il Friuli, ormai l’unica banca che risponde direttamente al territorio e non a vertici che stanno da un’altra parte.

Si formano due fronti: chi difende il vertice di Civibank - che ormai parla chiaramente di OPA ostile - e chi vede in Sparkasse una necessità fatta virtù, visto che l’intero sistema bancario europeo spinge moltissimo perché le banche si fondano e accorpino, diventando più grandi.

La giunta regionale friulana si difende tautologicamente: “Noi abbiamo sempre difeso l’autonomia regionale” afferma Barbara Zilli, assessora competente della giunta leghista. Un po’ come Fugatti, insomma.

Sparkasse, che deve avere un ottimo ufficio comunicazione, propaganda al massimo le preadesioni “istituzionali”. In un contesto di 14.000 piccoli azionisti che devono decidere se vendere o meno ai bolzanini, le scelte della politica regionale sono un’indicazione molto chiara.

La giravolta trentina

E i trentini? Beh, le partecipazioni trentine che si sono subito "messe a disposizione” hanno dato un bel supporto all’operazione di Sparkasse. Sommate fanno tra l’8 e il 9% del capitale, che Bolzano ha potuto molto presto pubblicizzare come già “aggiunto” al proprio, creando una base consistente per continuare la scalata. E, si sa, il profumo di vittoria può convincere i dubbiosi.

In ogni caso va notato qui che ci sono due giunte, entrambe leghiste, che fanno operazioni poco comprensibili. Quella trentina, che prima parla di banca del NordEst in cui avere voce in capitolo e poi vende al miglior offerente, e quella friulana, che fa la stessa cosa, con l’aggravante che dovrebbe essere lei in testa alle truppe che difendono il territorio. Per ragioni istituzionali e anche per quel “prima i friulani” che, di nuovo, scommettiamo abbiano detto fino alla noia nelle campagne elettorali.

Nella guerra di parole che si scatena tra Civibank e Sparkasse nessun colpo è proibito. Dai vertici di Sparkasse che se ne vanno a Udine per dire che, senza di loro, Civibank fallirebbe (nostro riassunto per evitare di tediarvi con questioni tecniche), alla quale la presidente di Civibank risponde che se è messa così male la banca, perché mai i bolzanini dovrebbero comprarla, e altre amenità.

La politica friulana si divide ovviamente. L’opposizione, PD, in Consiglio regionale spara qualche colpo a salve contro la giunta, ma la vera bordata viene da un ex segretario regionale dei democratici.

Mentre Sparkasse macina preadesioni e viaggia allegramente verso il 50% del capitale, l’ex segretario Salvatore Spitaleri, in un’intervista, butta là affermazioni sibilline. “Mi chiedo - dice - se la Lega possa essere davvero estranea a questa operazione o piuttosto non vi siano elementi dei quali non ha voluto mettere a conoscenza i cittadini”. Vero. Ce lo chiediamo anche noi, se la Lega sia estranea alle decisioni prese dalla nostra giunta.

C’è altro?” chiede poi la giornalista del NordEst Economia che lo intervista. “Leggendo i giornali, anche recentemente, ispezioni e indagini rispetto ai passaggi di fondi pubblici da istituti di credito, proprio con riferimento alla Lega, qualche preoccupazione la lasciano”.

Riassunto e spiegazione. Due presidenti leghisti portano acqua al mulino di Sparkasse. Uno contraddicendo se stesso nel giro di qualche mese, l’altro chiaramente scegliendo di non difendere interessi del territorio. Di fatto ne trae vantaggio una banca che in passato è stata implicata nelle indagini sui fondi scomparsi della Lega.

Ma la battaglia non è finita. Il 25 aprile scorso Civibank deposita un ricorso alla Corte Europa contro l’autorizzazione data dalla BCE a Sparkasse. Vi risparmiamo anche qui gli aspetti tecnici, che hanno a che fare con le Fondazioni che possiedono banche.

E attendiamo gli sviluppi.

Questa, ci pare, è solo la prima puntata.

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