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Come sta il Garda?

Coordinamento Interregionale per la tutela del Garda

Ad aprile 2026 il Garda si è finalmente rimescolato. La notizia è rimbalzata come un sospiro di sollievo: il lago è tornato a respirare. Ma la realtà è molto meno rassicurante. I titoli erano trionfali, i contenuti pieni di condizionali. La domanda che nessuno ha ancora posto è semplice: che cosa è accaduto davvero?

Il Garda è un lago oligomittico (poco mescolato): non si rimescola ogni anno, ma solo quando le condizioni termiche e meteoclimatiche lo permettono. L’ultimo rimescolamento completo risaliva al 2006. Vent’anni senza circolazione profonda sono un segnale di stress climatico. ARPA Lombardia, nel 2019, rilevava a circa 200 metri una concentrazione di fosforo di circa 30 microgrammi/litro, un valore che racconta un lago che stava accumulando nutrienti in profondità.

La prima domanda è questa: a fronte dell’entusiasmo di APPA (Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente) Trento, le ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) di Veneto e Lombardia hanno riscontrato lo stesso fenomeno? Quali sono i dati prima e dopo l’evento?

Rimaniamo alle dichiarazioni APPA e cogliamo un dato di enorme importanza: il rimescolamento del 2026 è avvenuto con una temperatura dell’acqua più alta di circa 2 °C rispetto a vent’anni fa. Due gradi in più, per un lago profondo fino a 350 metri, sono un’enormità. Significa che la colonna d’acqua si è mossa in condizioni termiche anomale, meno favorevoli all’ossigenazione dei fondali. Significa che il rimescolamento potrebbe essere stato meno profondo, meno efficace, o semplicemente episodico. Potrebbe significare, soprattutto, che il Garda sta cambiando. E che questo cambiamento non è neutro. Siamo alle solite: amministrativamente abbiamo tanti laghi di Garda, ma il lago è uno solo. Il problema è che il Garda è monitorato da tutti e conosciuto da nessuno. I dati sono sparsi tra APPA Trento, ARPA Veneto, ARPA Lombardia, Università, Fondazioni, Consorzi, Laboratori privati, Gestori del servizio idrico, Province e Comuni. Ognuno misura qualcosa, con protocolli diversi, metodi diversi, tempi diversi. Il risultato è una fotografia frammentata: tanti Garda, non uno solo. E senza un quadro unico, ogni dato rischia di essere interpretato come fa comodo.

Il rimescolamento del 2026 ne è l’esempio perfetto: un evento importante, ma impossibile da valutare senza una visione integrata dell’intero ecosistema. Serve un rapporto biennale sullo stato ecologico del Garda. Occorre un salto di qualità, serve un documento ufficiale, pubblico, indipendente, che raccolga tutti i parametri ecologici e di pressione del Garda: rimescolamento e temperatura della colonna d’acqua, ossigenazione dei fondali, nutrienti, clorofilla, trasparenza, stato delle acque e dei sedimenti, biodiversità e specie aliene, stato dell’ittiofauna (popolazioni, biomassa, riproduzione, mortalità, andamento delle specie autoctone e delle specie aliene invasive), analisi delle reti trofiche e degli impatti del cambiamento climatico, ecc. ecc.

Un rapporto biennale come fanno i grandi laghi alpini europei. Un documento che non sia propaganda, ma scienza. Che non sia un collage di dati sparsi, ma una visione unitaria. Che non sia un favore politico, ma un dovere istituzionale. I numeri reali dovrebbero servire alla politica per prendere decisioni giuste. Peccato che spesso la politica non li comprenda e che non abbia imparato ad assumere decisioni con scienza e coscienza. Gli interessi di bottega non ci interessano: ci interessa l’esistenza di numeri giusti a supporto delle decisioni giuste. Il rimescolamento del 2026 è una buona notizia. Ma non è una soluzione. È un fatto che va indagato e non celebrato. Però la vera domanda è: vogliamo sapere davvero come sta il Garda o preferiamo raccontarci che sta bene?

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