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Niente elicotteri in montagna

Il Consiglio Direttivo di CIPRA Italia

Da anni CIPRA denuncia come l’Italia sia l’unico paese alpino sprovvisto di una normativa in materia di voli a motore in zone di montagna. Ricordiamo i problemi causati dal sorvolo a bassa quota, da quelli ambientali causati dal rumore, al rischio di provocare il distacco di valanghe, al disturbo arrecato ad altre pratiche sportive, in particolare lo scialpinismo, o in generale ad altre forme di fruizione silenziose della montagna, negli ultimi anni in crescita.

Per il trasporto in alta quota di poche persone intere valli sono costrette a subire per ore il rumore di un elicottero. Per la fauna selvatica, specie nel periodo invernale, il rumore dell’elicottero può essere fatale o provocare l’abbandono dei quartieri di svernamento verso aree meno appropriate.

Apprezziamo il fatto che il Ministero dei Trasporti, rispondendo ad una interrogazione degli on. Borghi e Realacci, abbia comunicato l’intenzione di affrontare il problema dell’eliski e del sorvolo a bassa quota con velivoli a motore in zone di montagna; e auspichiamo che l’impegno del Ministero dei Trasporti e del Governo porti ad un chiaro sistema regolatorio dove sia consentito e normato l’utilizzo dei velivoli destinati a voli di soccorso, servizio, protezione civile, etc., ma dove venga vietato l’utilizzo ludico dell’elicottero (eliski ed eliturismo in primis), così come previsto a suo tempo nel disegno di legge che arrivò ad un passo dall’approvazione del Parlamento, in larga parte condiviso da tutte le associazioni e dall’ENAC, e dal quale invitiamo il Governo a ripartire.

Diversamente da quanto è stato erroneamente riportato da alcuni organi di stampa, non proponiamo una regolamentazione dell’eliski, ma un divieto generalizzato per i voli a motore a fini ludici. Una regolamentazione, come ad esempio quella recentemente adottata in Valle d’Aosta, che apre le porte a un numero crescente di comprensori sovra comunali dove il volo è consentito, non risolverebbe il problema, ma andrebbe a legittimare una pratica dannosa e pericolosa per la montagna.

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