Un efficace biopic
“Michael” di Antoine Fuqua
È in atto da qualche tempo una grande riscoperta della musica pop degli anni ’80. Il revival musicale non è una novità, esiste dai primi anni ’70, ma qui non si tratta della ripresa di un’intera scena (ad esempio, il rock’n’roll anni ’50), ma di specifici brani che, di punto in bianco, tornano prepotentemente in auge. Si tratta delle resurgent tracks, e il traino principale sono le piattaforme social, ma soprattutto le serie tv e i film che le includono nelle colonne sonore, pure asincronicamente con i contesti d’epoca. Ne sono un esempio Running up that hill di Kate Bush, tornata in testa alle classifiche internazionali grazie a Stranger Things. Oppure i vari brani dei Tears for Fears inclusi nel film Martin Supreme.

Il fenomeno è una conseguenza dello streaming, dove il tempo non è più lineare e il passato, nella coesistenza col presente, cambia significato. Per cui certe canzoni, rimesse in circolo, smettono di essere legate ad un’epoca e cominciano ad appartenere a chi le ascolta, rappresentando più uno stato d’animo, una manifestazione emotiva, piuttosto che uno specifico contesto. Il passato non viene quindi recuperato, ma rimesso in circolo secondo nuove regole che governano il presente.
E chi è il dio assoluto del pop anni ’80? Michael Jackson. Così viene subito da chiedersi se l’uscita di questo biopic si inserisce nel ritorno del decennio o è una pura coincidenza. Ma non è una cosa così importante e forse un’indicazione la può dare il pubblico presente in sala.
All’atto della prenotazione del posto, nella sala più grande del cinema Modena, per la proiezione delle 17.20, molti posti erano già opzionati. Chi potevano essere, giovinetti tardo adolescenti? Ma in sala mi sono accorto che il pubblico era composto da una consistente percentuale di over cinquanta e da preadolescenti. Ovvero i ragazzini degli anni ’80 e quelli di oggi. Sempre loro. Certo, anche altri, non si è la più grande superstar del pop se non si coinvolge un pubblico trasversale, molto più vasto ed eterogeneo, ma su tutti file intere di posti con studenti delle medie.
Ed eccoci ancora una volta in cima alle classifiche di incassi.
Michael è un bambino sensibile, intelligente, pieno di talento e passione per il canto, la musica e il ballo. Prova in casa con i fratelli e si esibisce sui palcoscenici locali secondo gli ordini di un padre despota e manesco che, ossessionato dal mito del successo, gli nega l’infanzia in nome dell’impegno artistico/lavorativo. E l’ascesa di Michael è un destino inevitabile che si sviluppa dai primi successi con i Jackson 5 ai capolavori da solista Off The Wall, Thriller e Bad.
L’arco di temporale del film è quindi quello del sofferto percorso di emancipazione di M. J. dalla famiglia, e soprattutto dalla figura dominante del padre/manager, fino al raggiungimento della consolidata affermazione individuale.
Molto convenzionale nella dimensione autobiografica, il film mostra l’infanzia negata, la mancanza di amici, la chiusura in un mondo fantastico/fiabesco, il ripiegamento affettivo verso gli animali. Tutto secondo uno percorso cronologico lineare che arriva ad alludere, motivando e giustificando, agli sviluppi successivi più acuti e patologici, legati ad una popolarità delirante, problemi di salute e relazionali.
Ne è l’esempio l’obbligata assunzione di antidolorifici, a causa delle ustioni riportate dall’artista in occasione della registrazione di un video, che diventeranno poi una delle cause della sua prematura scomparsa.
Le vicende si fermano dunque alla fine degli ‘80, all’apice della carriera artistica, e per quanto ordinario l’impianto del film, le parti musicali e di performance sono inevitabilmente emozionanti e coinvolgenti fino alla commozione. Perché si tratta di M. J., meritatamente il più grande artista pop mai esistito, che pur interpretato dal nipote, in un contesto ricostruito, resta sempre emozionante, elettrico, coinvolgente, unico nella sua dimensione artistica.

E penso sia una scelta giusta quella di fermarsi a Bad (1987), per ricordare al meglio un artista che col suo talento straordinario e unico ha ridefinito le regole della musica pop, portandola oltre i livelli conosciuti, nelle performance vocali e coreografiche, fino ad una complessità e perfezione mai raggiunta. E questo grazie anche al durissimo impegno e dedizione, alla sensibilità, alla capacità di cogliere il suo tempo, integrando soul, funky, disco, rock, pop in una realtà nuova ed entusiasmante, per una generazione che sognava di cantare, ballare e muoversi con disinvoltura.
Quindi forse il film non è un capolavoro, ma è inevitabilmente toccato dalla magia di Michael Jackson che ancora risplende nelle sale cinematografiche.