Un artista libero e colto
“Anselmo Bucci (1887 – 1955) Il tempo del Novecento tra Italia e Europa” Rovereto, Mart, fino al 27 settembre
La retrospettiva dedicata dal Mart ad Anselmo Bucci si impone come una delle più importanti operazioni critiche recenti dedicate a un artista a lungo rimasto in posizione defilata nel racconto del Novecento italiano. Con oltre 150 opere tra dipinti, incisioni, disegni e materiali d’archivio - opere molte delle quali raramente esposte o inedite – l’esposizione ambisce esplicitamente a una revisione storiografica, restituendo Bucci alla complessità del suo tempo e alla sua dimensione europea.
Il percorso, articolato in dieci sezioni cronologiche e tematiche, costruisce una narrazione fluida e ben calibrata, capace di accompagnare il visitatore attraverso le principali tappe biografiche e artistiche: dalle origini marchigiane agli anni parigini, dall’esperienza della guerra al confronto con il clima del cosiddetto “ritorno all’ordine”. L’allestimento riesce a evitare la rigidità didascalica, privilegiando invece un racconto dinamico, in cui le opere dialogano tra loro e con i materiali documentari, restituendo l’immagine di un artista profondamente immerso nella vita culturale europea tra Milano e la capitale artistica del tempo, Parigi.

Ciò che emerge con maggiore evidenza è la natura “irriducibile” di Bucci. L’artista appare infatti animato da una curiosità quasi febbrile, capace di attraversare tecniche, generi e linguaggi senza mai cristallizzarsi in uno stile univoco. Pittore, incisore, illustratore e scrittore, Bucci costruisce una sorta di enciclopedia visiva personale, in cui convivono suggestioni che vanno dai maestri antichi alle esperienze impressioniste e postimpressioniste, fino alle tensioni della modernità urbana.
In questo senso, uno dei meriti principali della mostra è quello di restituire la sua pittura come fenomeno mobile, “camaleontico”, ma tutt’altro che incoerente o disordinato. Al contrario, la varietà stilistica si fonda su una solida cultura figurativa e su una sensibilità letteraria che garantiscono continuità interna all’intero percorso. Le vedute urbane, i moltissimi ritratti femminili, le scene di vita moderna e le incisioni dialogano tra loro in un sistema visivo stratificato, capace di riflettere le trasformazioni della società nel passaggio tra Otto e Novecento.
Particolarmente efficace ed intensa è la sezione dedicata agli anni parigini, dove Bucci entra in contatto con le avanguardie senza mai aderirvi completamente. La sua posizione resta liminale: rifiuta l’accademia ma non si identifica con le avanguardie più radicali, scegliendo una via autonoma che si traduce in una pittura atmosferica, attenta alla dimensione psicologica e alla percezione del reale. Analogamente, il rapporto con Novecento Italiano – il gruppo promosso da Margherita Sarfatti che egli stesso contribuisce a fondare – viene presentato come un terreno di confronto più che di appartenenza, sottolineando ancora una volta la sua indipendenza intellettuale.
La sezione sulla Prima guerra mondiale rappresenta uno dei momenti più intensi del percorso: qui il segno si fa più teso e diretto, soprattutto nei disegni, restituendo una visione lucida e partecipe dell’esperienza bellica. È un passaggio cruciale, che evidenzia come la modernità, per Bucci, non sia soltanto un fatto stilistico ma anche esistenziale, legato a un’esperienza concreta e spesso drammatica del presente.
Dal punto di vista generale, la mostra si distingue per l’ampiezza e la qualità dei prestiti, provenienti da importanti collezioni pubbliche ma soprattutto private, e per l’integrazione efficace di materiali d’archivio che ampliano la comprensione del contesto senza appesantire eccessivamente la fruizione. Tuttavia, proprio questa ricchezza può talvolta risultare impegnativa: la densità delle informazioni e la complessità del percorso richiedono attenzione e tempo, rendendo l’esperienza particolarmente coinvolgente per un pubblico motivato, pur dando soddisfazione anche ai visitatori più superficiali, vista la qualità generale delle opere.
In definitiva, la retrospettiva del Mart riesce nel suo intento più ambizioso: sottrarre Bucci a una lettura marginale per restituirlo come figura centrale, seppur eccentrica, del Novecento europeo.
Ne emerge il ritratto di un artista che sfugge a ogni tentativo di classificazione rigida; un artista libero, colto e profondamente contemporaneo, finalmente all’altezza della sua storia.