Kompatscher: “Siamo i più speciali di tutti!”
Vanto o vantaggio? E per chi?
Il 25 aprile, davanti al muro del Lager di Bolzano, il presidente Kompatscher ha fatto un bel discorso, invitando anche la popolazione di lingua tedesca, per molti dei quali questa data non è una festa, a celebrare la Liberazione dai fascismi. Senza Liberazione non ci sarebbe stata né democrazia né autonomia. Ha anche tuonato contro Casapound e soprattutto contro i Freiheitlichen e Südtiroler Freiheit, i due partiti di estrema destra che insieme a qualche altro partitino (sono ben 14 i gruppi in Consiglio provinciale!) attaccano i migranti e usano slogan presi a prestito dall’AfD, il partito neonazista germanico. Alcuni dichiarano apertamente che il loro obiettivo è lo “Stato libero del Sudtirolo”.
Il presidente ha al suo fianco un vicepresidente di FdI che partecipa alle marce con fiaccole di Casapound.

Da parte sua la Svp, per le prossime comunali, ha un candidato sindaco che vuole riportare la scuole sessant’anni indietro, contro il volere di tutti gli esperti e perfino dello stesso assessore provinciale alla scuola di lingua tedesca. Vogliono reintrodurre le “pre-classi”, cioè classi speciali per i bambini non tedeschi. Un concetto contraddetto dalla scienza, per cui in una società plurilingue il plurilinguismo dell’istruzione garantisce risultati migliori anche per la lingua madre. Esempio a noi vicino: le scuole delle valli ladine.
In piena campagna elettorale per le comunali è arrivato all’improvviso l’accordo fra governo e giunta provinciale per la riforma dello Statuto. Il rischio di arrivare tardi per le doppie votazioni in Parlamento prima della fine della legislatura ha portato ad un’improvvisa accelerata di una trattativa che andava avanti da tempo, senza che se ne sapesse granché.
Il testo originale della Svp conteneva molti punti inaccettabili dallo Stato, ed era stato già profondamente modificato. E di colpo diversi degli ultimi punti contesi sono stati cancellati e si è arrivati a un accordo. Per salvare il salvabile.
Nel giro di pochi giorni, al Consiglio provinciale, o meglio alla commissione speciale composta da tutti i capigruppo del Consiglio, è stato chiesto di dare in fretta e furia il proprio parere sulla riforma. Tanta fretta non era richiesta dal ministro Calderoli che nelle carte aveva dato un termine di 60 giorni. Il modo piuttosto brutale di trattare l’assemblea legislativa dell’Autonomia, ha provocato una reazione molto dura da parte delle opposizioni che, nonostante le loro differenze di atteggiamento verso la riforma, hanno preteso e ottenuto una seduta speciale per discutere e votare il testo.
La seduta del 22 aprile tuttavia non è andata bene, guidata con arroganza e disprezzo del lavoro parlamentare da parte del partito di maggioranza. E a un certo punto le minoranze hanno abbandonato l’aula, accusando il presidente del Consiglio (Svp) di non accettare le proposte e la richiesta di votare il testo punto per punto. Si trattava di un parere preliminare, quindi il voto non impegnava, ma sarebbe servito di orientamento, in vista della votazione in commissione speciale e soprattutto per il 6 maggio, quando sarà il Consiglio a votare la proposta provvisoriamente definitiva.
In un clima pessimo, due giorni dopo, nella commissione speciale ci sono volute 5 ore di discussione durissima per scrivere il parere e approvarlo. La maggioranza ha respinto tutte le richieste di modifica e le osservazioni delle minoranze. Anche i partiti autonomisti, fra cui TeamK, Verdi, Pd e altri, hanno votato a favore, perché non volevano evidentemente essere accusati di avere boicottato la riforma o anche perché in parte erano d’accordo con alcune delle modifiche. Questo in parte perché era difficile spiegarne le ragioni, dopo il battage della SVP, che il giorno prima, in una grande riunione della sua assemblea, aveva approvato il progetto di riforma con il 98% dei presenti.
La dice lunga sulla “speciale” idea di democrazia che vige in Sudtirolo, il fatto che la Svp possa conoscere ed esprimere consenso o dissenso con un voto, mentre gli altri rappresentanti della cittadinanza non possono dire niente. Forse è un’anticipazione della riforma che, fra l’altro, prevede che le modifiche dello Statuto vengano approvate dal Parlamento in prima battuta e poi valutate dal Consiglio provinciale?
Arnold Tribus scrive sul Tageszeitung che sarebbe stato un grave pericolo lasciare che a votare a favore fossero solo Svp e i componenti italiani della giunta di destra, (tradizionalmente contrari all’Autonomia). Ma questo comprensibile ragionamento è sufficiente per giustificare che la riforma dell’Autonomia venga portata avanti dal solito partito etnico, che, benché indebolito, pretende di essere considerato ancora l’unica voce dei sudtirolesi, e dai suoi partner di giunta provinciale e ciò senza che gli altri partiti e altre persone, loro sì autonomisti, (e per questo in passato ferocemente criticati proprio dai partiti di destra) vengano esclusi dal processo per raggiungere un obiettivo che la condivisione potrebbe/dovrebbe rafforzare?
Eppure si tratta della nostra Costituzione provinciale. Non è che per avere il (dubbio) diritto di sparare ai lupi (che comunque sono interesse nazionale e non solo provinciale), riduciamo i nostri diritti democratici, venendo esclusi dalla partecipazione alle riforme sulle leggi fondamentali? Dal punto di vista dei contenuti la riforma non è così malvagia; piuttosto è incerta, aperta alle interpretazioni, il che non è bene per un testo che dovrebbe essere di garanzia per tutti e tutte. Mette a posto alcune cose, e forse sblocca anche una relazione fra stato e provincia. Certo è ben distante da quell’ ”avvenimento storico” che viene sbandierato sui giornali e i mass media (quasi tutti) da chi l’ha voluta, a partire dal presidente della giunta, che ha fatto la scelta di governare in un ambito di destra-destra per favorire l’interlocuzione col governo.
(A chi vuole approfondire il contenuto e il cambiamento che c’è stato fra la prima proposta della Svp e il risultato, si consiglia di leggere il lavoro di Fabio Gobbato su salto.bz (https://salto.bz/it/article/18042025/autonomia-ecco-le-rinunce-svp).
Il giurista austriaco Peter Hilpold in un suo articolo ha dato una valutazione piuttosto critica della redazione finale del testo di riforma, dicendo che molti aspetti possono essere insieme positivi o negativi, quindi interpretabili. Se gli elementi innovativi siano da considerare rilevanti, positivi o negativi, dipende dal punto di vista degli interessi. Le conquiste tanto sbandierate per l’Autonomia in materia di ambiente e appalti non hanno un vero significato, perché queste materie appartengono anzitutto alla Unione Europea. Soprattutto, scrive Hilpold, per tutti gli ampliamenti di competenze, siano essi reali o solo formali, si pone la domanda: nell’interesse di chi queste riforme dovrebbero andare? E conclude: per evitare che a goderne siano le lobby è necessario e urgente riproporre che il Sudtirolo si doti di un’autorità anticorruzione.
Questo è ciò che è accaduto a Bolzano dove, dopo la tanto propagandata “convenzione/Konvent”, il progetto di riforma è stato trasformato in una cosa interna ai partiti di maggioranza. Una sconfitta dell’Autonomia. Perché oggi la stragrande maggioranza delle popolazione è convinta che sia cosa buona avere più ambiti di decisione vicino, anziché a Roma e nessuno mette in discussione l’autonomia. L’autonomia è uno strumento di democrazia, oltre ovviamente a garantire gli obiettivi di tutela della minoranza per cui è nata.
Nei dibattiti fra giuristi di uno o dell’altro partito, è passata in secondo piano la valutazione di quali sono le ricadute sulla qualità di vita degli abitanti del Sudtirolo e del loro diritto a partecipare alla gestione e alla crescita sociale, economica e culturale.
Da una riforma ci si aspetta che le cose funzionino meglio, che si ponga mano agli aspetti deboli o carenti della gestione della cosa pubblica, che gli effetti di tanto sforzo siano di miglioramento della qualità di vita. E qui c’è molto da fare.
Qualche esempio. L’aumento dei poteri in materia di ambiente può essere positiva o negativa. Posto che molti aspetti sono regolati dalla UE, le prime reazioni locali sono, da un lato, di convinzione che si potranno uccidere lupi, orsi e marmotte come si vuole. Dall’altro lato, il direttore del Dachverband für Natur und Umweltschutz, la federazione delle associazioni che si occupano di natura e ambiente, ritiene che ora la Provincia non potrà più avere scuse per non fare una legge provinciale sul clima, come chiedono da tempo diverse importanti associazioni per l’ambiente e per la tutela della montagna. L’Assessore all’ambiente però si è affrettato a dire che anche senza legge già 30 misure del piano del clima sono già state attuate. Il Dachverband ha ribattuto che le emissioni di CO² in Sudtirolo sono in crescita, e che con “Tutela dell’ambiente” si intende la capacità di stabilire limiti massimi di valori dell’aria e del rumore e che attraverso una legge si garantisce il rispetto di questi obiettivi.
Inoltre, l’aumento di competenze dell’Autonomia non deve far dimenticare quelle che già ci sono e la cui attuazione lascia molto a desiderare.
La Provincia di Bolzano è ultima in classifica fra le regioni italiane nella prevenzione in Sanità; ha un ritardo ultradecennale sulla cura di diverse malattie croniche; ha tempi assurdi per esami medici anche indispensabili e urgenti, cui si accompagnano i rimbrotti da parte della ASL ai medici di base che li prescrivono; molte decine (se non centinaia) di famiglie con familiari gravissimi sono abbandonate a sé stesse. Il presidente Kompatscher si è vantato dell’ultimo bilancio, mai così alto, ma gli sfugge che mancano almeno cento posti per persone con Alzheimer o demenze, e manca l’assistenza a domicilio. L’Autonomia ha anche la responsabilità di soddisfare il diritto a un’abitazione per tutti coloro che studiano o lavorano, e nel capoluogo ci sono 100 lavoratori con lavoro fisso che dormono per strada, e centinaia di giovani che se ne vanno e non tornano più dagli studi universitari all’estero. Siamo la prima regione per giovani che se ne vanno.
Un timore viene anche dall’arretratezza culturale che pretende di negare i diritti delle donne. In primavera la marcia delle donne aveva fra i suoi 5 obiettivi quello della gratuità della cosiddetta pillola del giorno dopo, già gratuita per maggiorenni e minorenni in Toscana, Emilia-Romagna, Puglia, Piemonte, Lazio, Lombardia e Provincia di Trento. Invece a Bolzano, la proposta presentata in commissione sanità dai Verdi, è stata bocciata dai mandatari della maggioranza. Perché “costa troppo”. In Sudtirolo sulle donne si risparmia. Assistenza agli anziani delegata alle donne, parenti o badanti. Lo screening per il cancro al seno viene fatto fino ai 69 anni, anche se moltissimi sono i casi oltre i 70 anni. L’Autonomia è una bella cosa, ma deve esserlo anche per la popolazione, non solo per la crescita di poteri, o per coprire di denaro pubblico alcune categorie già privilegiate.
“Noi siamo i più speciali di tutti”, gongola Kompatscher nel suo pellegrinaggio in cui esalta il successo del partito, di cui temeva i traditori. Kompatscher non è stato nei suoi quasi 15 anni di governo né amico dell’ambiente né amico dei poveri. Chissà se dopo la sua riforma della Autonomia, si occuperà anche della sua attuazione e se i destinatari saranno sempre gli stessi di prima.