Euregio, A22, mancanza di visione
Nel discorso di fine anno che il presidente del Consiglio Provinciale Claudio Soini ha rivolto alla stampa, c’erano diversi spunti, sviluppati poi nel successivo breve dibattito. Da uno di essi prendiamo l’abbrivio per allargare il discorso. Era lo stato dell’arte della collaborazione euroregionale.
Di Euregio si parla da circa trent’anni. Della possibilità cioè di realizzare una regione transfrontaliera, unendo Tirolo, Sudtirolo e Trentino. Le ragioni sono molteplici, ma sostanzialmente due. La prima, pesare di più in Europa, dove portare le esigenze di un territorio particolare come quello alpino (per converso si vedono le difficoltà della provincia di Belluno, propaggine montana bellissima – basti ricordare Cortina – eppure annegata in una molto più vasta e popolosa regione di pianura, cui i problemi dei montanari non interessano).
La seconda ragione è coordinare le politiche in una serie di settori in cui le frontiere hanno poco senso: ambiente, turismo e soprattutto trasporti.
Ecco, trasporti, ossia l’asse del Brennero. E qui c’è stato il fallimento. E fortunatamente c’è stata l’Europa a imporre il traforo ferroviario del Brennero e l’Alta Velocità (rinominata in regione Alta Capacità) che potrà fornire un’ottima alternativa al trasporto su gomma. Ma invece sull’autostrada siamo rimasti all’ognuno per sé e Dio per nessuno.
I risultati sono stati tragici. Le popolazioni della Wipptal, dal confine a Innsbruck, pesantemente investite, causa l'orografia, dall’inquinamento dell’autostrada, giustamente continuano ad imporre vincoli e restrizioni al passaggio dei Tir; gli autotrasportatori italiani (o meglio, del Trentino, dove è conveniente logisticamente e fiscalmente stabilire la sede) si ribellano, o comunque premono sul governo italiano per contrastare i vincoli austriaci. In buona sostanza, si è creato un conflitto di interessi che, non composto da una politica concordata e comune, non ha risolto i problemi, ma ha creato incomprensioni e livori.
Ma c’è di peggio. Come abbiamo spiegato nel numero scorso, il Trentino Alto Adige, per dabbenaggine, per miseri calcoletti partitici quando non personalistici di questo e quel politico, rischia molto seriamente di perdere l’Autobrennero. L’Autostrada che ci eravamo costruiti noi, con i nostri soldi, e che ora con ogni probabilità andrà nelle mani di un fondo d’investimento sovranazionale o di un italico pescecane. Con i risultati economici conseguenti: non godremo più degli introiti. Ma soprattutto con esiti ambientali facilmente prevedibili: l’A22 era l’autostrada meno impattante d’Italia, con il manto stradale antisdrucciolo, le barriere antirumore, le opere connesse per migliorare gli accessi, addirittura il fondo ferrovia, per finanziare il passaggio delle merci da gomma a ferro. Figuriamoci se Black Rock o Del Vecchio farebbero qualcosa di tutto questo.

Orbene, quale altro peso avrebbe potuto avere il Trentino, se si fosse presentato a livello europeo (da dove sono venute le più cogenti direttive) assieme a Bolzano e Tirolo, come Euroregione? È evidente che sarebbe stata tutta un’altra partita. Dove l’aspetto ambientale, che peraltro è il vero vulnus negli attuali rapporti con Innsbruck, sarebbe stato accolto con ben altra attenzione che non quella prestata dall’attuale Ministro italiano dei trasporti.
Però, per fare questo, occorreva un’Euroregione vera, dove si prendono decisioni, si incide sulle politiche, non come nell’attuale Ufficio a Bruxelles, dove si fa soprattutto pubblicità turistica; o come le riunioni periodiche del Dreier Landag, i tre Consigli Provinciali, dove, al di là delle buone volontà dei singoli, si possono prendere iniziative solo di facciata.
Venti anni or sono, eravamo andati a Innsbruck per capire le possibilità reali del progetto euroregionale. Eravamo stati accolti con tutti gli onori dalle massime autorità: Innsbruck nel progetto ci credeva, Bolzano no, attaccata alla difesa minimale della “piccola patria”. Innsbruck sperava, grazie all’alleanza con Trento, di aggirare l’ostilità sudtirolese. Ma Trento diceva di sì, poi non faceva niente, accontentandosi di pascolare gli ancora ricchi dividendi dell’Autonomia.
Di questa mancanza di visione di prospettiva, oggi iniziamo a pagare i conti..