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Rosmini e le tasse alla Chiesa

Nicola Zoller

Paghino le tasse le strutture religiose che lavorano come un albergo: l’esortazione di papa Bergoglio fatta in questi giorni di settembre scuote ancora gli interessi della Chiesa e non può che essere pienamente accolta da tutti, sperando che abbia un deciso seguito.

L’attuale papa non è comunque il primo a insistere sull’argomento. Lo scorso mese, per il 160° anniversario della morte di Antonio Rosmini (1797-1855), la rivista “Mondoperaio” aveva ospitato una lunga recensione al libro di Michele Dossi, “Il santo proibito”, edito da Il Margine di Trento: e sul sito ne era stato riportato un richiamo sotto il titolo “Da Rosmini a Bergoglio”. Questo accostamento aveva un senso preciso, confermato ora pienamente dall’ammonimento del papa. Dedicato alla vita e al pensiero di Rosmini, il libro si sofferma sulla sua opera rosminiana più nota “Delle Cinque Piaghe della Santa Chiesa”. Di queste è la quinta quella di più intrigante attualità: è “la servitù de’ beni ecclesiastici”. Quest’ultimi - scriveva allora Rosmini - avrebbero due sole finalità legittime: il sostentamento del clero, che non doveva andare oltre “lo stretto bisogno”, mentre tutto il resto andava utilizzato per il “sollievo degl’indigenti”. Se la Chiesa abusa dei suoi beni e accetta privilegi e immunità dal potere politico, è in grave pericolo.

La Chiesa primitiva era povera, ma libera” - argomenta Rosmini, e trattava le ricchezze con prudenza secondo la massima “della facilità in dare e della difficoltà in ricevere”. Ora invece si accettano, oltre ai beni, anche protezioni esagerate dal potere politico, come l’esenzione dalle imposte. Se con tali esenzioni sui beni ecclesiastici si provvedesse allo stretto mantenimento del clero “o il di più si desse a’ poveri”, non sarebbe un favore iniquo alla Chiesa, precisava Rosmini. “Ma trattandosi di beni eccedenti tali bisogni... è ragione che paghino come tutti gli altri”.

La conclusione di Rosmini era che la Chiesa non ha bisogno di privilegi e di protezioni, ha bisogno solo della sua libertà: “È scoccata l’ora in cui impoverire la Chiesa è un salvarla”.

Da qui si capisce perché allora Rosmini venne considerato dagli ambienti curiali un riformatore ecclesiale “proibito”. Un secolo e mezzo dopo la sua morte, nel 2007, la Chiesa lo beatificò. Se ora papa Bergoglio passerà dalle parole ai fatti sarà un avvenimento buono per tutti.

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