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QT n. 4, 24 febbraio 2007 Servizi

La chiesa della discordia

A Cognola c’è bisogno di una nuova chiesa - dice il parroco. Ma non tutti sono d’accordo...

All’apparenza, si tratta di un semplice prospetto per una nuova chiesa a Cognola. Eppure ha suscitato molte polemiche, culminate in un confronto fatto di articoli sui giornali, assemblee e lettere a distanza tra il parroco di Cognola don Romano Caset e numerosi fedeli (più di 700).

Il motivo della discordia è una chiesa, o meglio, una valutazione a volo d’uccello per una nuova chiesa da realizzarsi al posto della vigna di proprietà della diocesi.

”La nuova chiesa serve assolutamente - ha spiegato più di una volta il parroco - perché nei giorni festivi io e l’altro parroco dobbiamo tenere in tutto sette messe. La chiesa attuale può contenere circa 200 persone, che possono a fatica diventare 250: andare oltre, come spesso succede, provoca sovraffollamento e disagio, e forse anche pericolo. La partecipazione alla messa ha bisogno di spazi dignitosi. Per questo serve una nuova chiesa, capace di 300-350 posti.”

E fin qui tutti d’accordo. Il problema nasce quando il parroco indica come luogo per la costruzione uno degli ultimi spazi verdi rimasti a Cognola dopo le massicce costruzioni degli ultimi anni: il vigneto antistante l’oratorio.

A questo punto facciamo un salto indietro, nel 2003. Dopo aver scelto il luogo dove edificare e aver ricevuto un sofferto sì da parte del consiglio circoscrizionale, il parroco invia un’aspra lettera ai membri del consiglio pastorale ed ai consiglieri comunali, sollecitandoli ad approvare rapidamente il progetto, “perché per una volta si assumano le loro responsabilità giacchè il popolo li ha votati per fare il bene comune.”

Insomma, toni duri da polemica, che non possono non avere uno strascico: alcuni fedeli iniziano ad interessarsi alla questione e concludono che la nuova chiesa non s’ha da fare.

“Per una lunghissima serie di ragioni. - spiega Umberto Raffaelli, che non solo si fa portavoce dei disagi, ma raccoglie anche le firme contro la nuova chiesa - Le ragioni che ci spingono a protestare non sono religiose, e non c’è nulla di personale. Il problema non è tanto la nuova chiesa, quanto il luogo scelto per edificarla. Quello scelto dal parroco è uno degli ultimi luoghi verdi a Cognola, nonché l’unico spazio dove i bambini possono giocare in tranquillità. E poi, considerando le distanze dovute dalla strada (6 metri) e l’area di rispetto cimiteriale, lo spazio per l’edificazione è pochissimo: lì non ci starebbero 300 persone! Per non parlare della difficile situazione idrogeologica: già ora, quando piove, con le pompe in funzione 24 ore su 24, l’area si riempie d’acqua. Basti pensare all’inaugurazione del centro civico di pochi anni fa, quando c’era l’acqua che arrivava alle ginocchia”.

Alcuni fedeli, dopo aver presentato le proteste al comune, cercano un dialogo con il vescovo, ma questi rifiuta mettendoli alla porta.

Ma le questioni su cui si è discusso non si fermano qui: infatti, per la nuova chiesa, una parte consistente dei fondi (dal 70% all’85%) dovrebbe venire dall’ente pubblico e non dalla diocesi. Non tutti sono contenti di finanziare un edificio destinato ad una particolare (anche se certamente nutrita) fetta della popolazione. Senza contare che lo stesso meccanismo aveva già portato ad un altro 85% dei fondi necessari alla ristrutturazione della vecchia chiesa di Cognola, quella insufficiente a contenere i fedeli.

A quel punto, vista l’impossibilità (sia economica che logistica) di costruire una vera e propria nuova chiesa, il parroco aveva ripiegato sulla costruzione di un “centro di culto”. In pratica un’enorme sala in cemento, che avrebbe dovuto assumere l’aspetto di una chiesa solamente negli interni.

“Esiste già la sala Kofler, che conta almeno 300 posti; - interviene nuovamente Raffaelli - perché non utilizzarla? E poi, perché danneggiare ulteriormente il panorama di Cognola con uno scempio urbanistico del genere? La vecchia chiesa è un gioiello artistico del ‘200 (quindi coeva al duomo di Trento): cerchiamo di valorizzarla e di non deturpare lo spazio circostante.”

Il dibattito prosegue per qualche tempo, finché le parti in causa non si stufano ed il tutto resta in sospeso: la circoscrizione tramite il presidente Saloni fa sapere che non ha mai preso una posizione netta al riguardo (e si guarda bene dal farlo ora, conscia di toccare una tematica chedivide gli abitanti), il comune tace e non si fa sentire dopo aver promesso di rendere edificabile l’area ancora negli anni ’90, il vescovo e la diocesi capiscono che è meglio accantonare la questione e dedicarsi ad altro. E il parroco? Abbandonato dalla Curia e contestato da parte dei suoi stessi parrocchiani tuona: “Gli abitanti di Cognola si accorgeranno presto che la nuova chiesa non era un capriccio, ma evidentemente ci dovranno fare i conti quando la situazione diventerà insostenibile”.

E così, la nuova chiesa/centro polifunzionale/sala di culto rimane, per ora, un progetto a metà: per di più brutto e dalla collocazione discutibile. Nel frattempo la popolazione della collina continua a crescere, gli spazi diminuiscono e le istituzioni faticano a dialogare.

Non resta che sperare nello Spirito Santo.

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