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Quando l'atmosfera non basta

“The Shards” Disney+, 9 episodi

L’idea alla base di The Shards era convincente: Los Angeles, 1981, una scuola privata frequentata da adolescenti privilegiati, feste, amori, gelosie e un serial killer che sembra aggirarsi ai margini di quel mondo apparentemente perfetto. Al centro c’è Bret, aspirante scrittore e alter ego di Bret Easton Ellis, autore del romanzo semi-autobiografico da cui è tratta la storia, che comincia a sospettare che il nuovo arrivato, Robert Mallory, possa essere collegato al cosiddetto Pescatore a strascico, il killer di ragazzini che tiene in allerta la città. Il suo punto di vista diventa però presto parte integrante del mistero: la percezione degli eventi si sovrappone continuamente alla realtà, rendendo difficile distinguere i fatti dalle sue interpretazioni e dai suoi sospetti. La serie parte dunque da una premessa capace di unire thriller psicologico, coming of age e ritratto di una generazione. E, almeno inizialmente, sembra sapere come sfruttarla.

I primi episodi funzionano soprattutto grazie all’atmosfera. The Shards costruisce con attenzione il disagio che si nasconde sotto la superficie patinata della Los Angeles degli anni ‘80: tutto appare luminoso, elegante e desiderabile, ma proprio questa perfezione finisce per diventare inquietante. La tensione viene costruita lentamente, attraverso sospetti e dettagli che fanno continuamente dubitare di ciò che si sta osservando. Bret guarda Robert e si convince sempre di più che ci sia qualcosa che non torna, mentre il confine tra paranoia e realtà comincia a sgretolarsi. È una sensazione efficace, almeno finché la serie riesce a far credere che dietro quella costruzione estetica ci sia una storia destinata a svilupparsi. Ed è proprio qui che The Shards comincia a perdere il proprio equilibrio.

Il problema non è la lentezza in sé: andando avanti, però, gli eventi sembrano contribuire sempre meno alla risoluzione del mistero iniziale. La vicenda del Pescatore a strascico, che dovrebbe rappresentare il motore narrativo della serie, finisce progressivamente in secondo piano, mentre le numerose deviazioni della trama non producono quella sensazione di avvicinamento alla verità che un thriller dovrebbe alimentare. Quello che all’inizio sembrava un gioco deliberato tra realtà e percezione diventa così sempre più frustrante. Il dubbio non genera più necessariamente tensione: rischia di trasformarsi in una sospensione narrativa dalla quale la serie fatica a uscire.

A questo si aggiunge una scelta estetica molto marcata, evidente anche nel casting: spiccano infatti tra i protagonisti Kaia Gerber e Homer Gere, figli rispettivamente di Cindy Crawford e Richard Gere, due icone del glamour hollywoodiano degli anni ‘80. La ricostruzione della Los Angeles del periodo è curata nei dettagli e la serie ha indubbiamente un’identità visiva precisa. Ma, nel corso degli episodi, l’attenzione riservata all’estetica finisce per superare quella dedicata alla scrittura. Quella patina, inizialmente funzionale al racconto di un ambiente privilegiato e inquietante, diventa quasi un fine in sé.

Il problema emerge soprattutto nel finale. Dopo aver costruito per tutta la stagione il mistero attorno al killer e ai sospetti di Bret, la conclusione non offre una vera chiusura. Al contrario, lascia aperto un ulteriore interrogativo sulla responsabilità di un tentato omicidio. Una scelta che potrebbe funzionare se fosse accompagnata dalla sensazione di aver comunque portato a compimento un percorso narrativo. Qui, invece, contribuisce soprattutto a rafforzare il senso di incompiutezza.

The Shards aveva quindi tutti gli elementi per essere un thriller capace di distinguersi, ma l’atmosfera, per quanto riuscita, non riesce da sola a sostenere una storia che perde progressivamente il proprio centro.

Quello che resta è la sensazione di un’occasione mancata, soprattutto considerando che l’autore del romanzo ha collaborato anche alla sceneggiatura. Alla fine, più che il brivido del mistero risolto, rimane il vuoto di una storia che sembra non aver mai davvero deciso dove volesse arrivare.

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