Sette spettacoli al giorno!
"Trento Fringe"
Sanbapolis, 27 settembre: allo spettacolo Fool of Grace di Andrea Barello, one man show che interpreta un prete maldestro, succede di trovarsi quasi soli (poi replicato a Pio X con più pubblico). Il fatto è che a Trento, a fine estate, c'è un'alta concentrazione di eventi (da Poplab al Trentodoc, dal Festival dello Sport a, appunto, il Fringe Festival) e così la domenica in contemporanea all'edizione zero dell'evento con il marchio di uno dei festival teatrali più noti al mondo (quello che si svolge dal 1947 ad Edimburgo) c'era anche la maratona, quindi mezza città era off limits.

Detto questo, Fool of Grace è uno spettacolo godibile e divertente, che gioca sui rituali della messa in modo ironico, per mettere in comunicazione il pubblico con il teatrante, come in una messa i parrocchiani con l'officiante. Un prete improbabile benedice il suo gregge, gli spettatori sono coinvolti anche nell'Alleluia da cantare in coro, con qualche divagazione sul tema, per poi partecipare ad un rito per scacciare il demone della danza che si è impossessato del prete e che contagia tutto il pubblico. Le gag si succedono grazie a tutto un armamentario che Barello si porta appresso, dalle candele che si accendono in bocca alla benedizione impartita con un colino del te, fino ad una tazza a forma di Darth Vader (il cattivo di Guerre stellari). Non manca il rito della confessione: si invita qualche volontario tra il pubblico, per terminare con una danza liberatoria che contagia tutti. Barello, dopo aver lavorato in un'azienda negli Stati Uniti, si è dato alla clownerie ed ha portato Fool of Grace nei festival Fringe di mezzo mondo, dall'Australia al Nord Europa.
Il senso dell'edizione zero del Fringe di Trento è riassunto nella storia del festival scozzese: la prima edizione risale al 1947, quando ad Edimburgo furono escluse otto compagnie dall'evento ufficiale e per questo si organizzarono per dare spazio a chi lavora ai margini (il significato di fringe). L'edizione zero a Trento, organizzata da Il Funambolo e Atu (Associazione teatrale universitaria), grazie al supporto del Comune, ha coinvolto progetti internazionali e locali, che si sono tenuti in cinque quartieri (San Martino, Gardolo, Sardagna, Pio X e Oltrefersina) in spazi non convenzionali come una carrozzeria, due scuole, la buca degli orsi e un campo da tennis. A proposito di campo da tennis, si è svolta in quello di Pio X gestito dal Circolo Grillo, la performance Mindscape di Impronta Collective, titolo che nasce dal neologismo tra mind e landscape e che indaga il rapporto tra mente e ambiente circostante. Cinque danzatrici si muovono attorno al danzatore, legati tra loro da strisce di stoffa colorate ed ogni movimento dell'uomo si riflette su quelli delle donne, a dimostrare come siamo tutti interconnessi. Nelle relazioni umane, però, è difficile mettersi a nudo e questa difficoltà viene esemplificata dalle danzatrici che si spogliano dei loro abiti, esibendo una sottoveste uguale, mentre poi si avvolgono in vestiti a strati diversi come se ognuna volesse mantenere una propria individualità. Gesti che comunicano il desiderio di andare oltre le convenzioni sociali e trovare una connessione con l'altro al di là delle apparenze. Una danza ora armoniosa, ora nervosa, eseguita con grande bravura dalle danzatrici che si muovono su un'efficace colonna sonora elettronica.
Molti i monologhi proposti, come ne Il circo capovolto del Teatro delle Temperie, nel quale Andrea Lupo racconta la storia di Branko, un rom ungherese che ha perso tutti i suoi parenti durante l'occupazione nazista e che cerca di tenere viva l'arte circense grazie all'incontro con alcuni bambini in un campo nomadi. Branko e i bambini fanno parte di un'umanità ai margini; il primo ha perso l'interesse per la vita ma grazie all'entusiasmo dei bambini può trasmettere loro la voglia di riscatto attraverso la ricostruzione del circo.
Più intimista l'omaggio a Luigi Tenco di Carmelo Crisafulli, attore siciliano che lega la propria esperienza di sradicato dalle proprie origini per studiare recitazione a Milano, a quella del cantautore che non si riconosceva nelle logiche dell'industria discografica e si tolse la vita durante il Sanremo del 1967. Un testo che coniuga musica e parole ma che non convince del tutto per voler legare una vicenda come quella di Tenco alla precarietà della situazione attuale.
Tanti altri spettacoli (7 al giorno) hanno riscosso il favore del pubblico, come Bologna violenta presentato nella carrozzeria Monza, di Nicola Manzan e Alessandro Vagnoni, polistrumentisti che ricercano sonorità innovative, o come Wunder Tandem, duo femminile che mescola generi musicali diversi con voci, strumenti analogici e fisarmonica. Non sono mancati contributi del panorama locale: originale la proposta di Stefano Giordano che in My Sonic Vision ha raccontato la sua formazione musicale cresciuta al ritmo dei film Woodstock, Easy rider, Apocalypse Now…: visioni che restano scolpite nell'immaginario della generazione dei ‘70 e continuano ad affascinare.