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QT n. 10, ottobre 2026 Servizi

Nel Vanoi viene impedito il dissenso

Vietato esibire cartelli contro la discarica dei veleni del by-pass: ledono l’immagine della valle e distraggono gli automobilisti.

Quanto sta accadendo nel Vanoi attorno alla discarica di inerti di Ponte dei Ronchi (vedi QT di aprile 2026), località dove sull’argine di un torrente alluvionale si portano 260 mila metri cubi di materiale di scavo del bypass ferroviario di Trento, deve preoccupare. Non solo per il rischio idrogeologico tanto evidente, o per la possibilità del percolamento dei terreni inquinati in falda (tetraetile di piombo, cromo esavalente e via dicendo), ma anche sul piano della democrazia, della trasparenza amministrativa. APPA e Comune hanno delegato l’impresa che gestisce il trasporto e la discarica a effettuare le analisi dei terreni: per rispetto minimo dei cittadini sarebbe ststo ovvio che tali rilievi fossero di competenza unicamente pubblica; altrimenti il conflitto di interesse nel caso si volessero mascherare dati reali è più che evidente.

Quanto si registra in questi mesi riguarda anche il tema della libertà di espressione, la repressione di un’opposizione diffusa nella valle, nel Primiero, nel bellunese. L’apporto di materiale inquinato (si afferma che le sostanze portate rientrino nei limiti di legge, fatto che conferma si tratti di terreni inquinati e che non ci sia stata premura nell’affrontare il principio di precauzione) da Trento in una valle tanto lontana da occhi indiscreti, è un'operazione sospetta, inquietante, come è allarmante il tentativo di isolare ogni forma di dissenso.

Si è iniziato con il Giro d’Italia: in occasione del passaggio dei ciclisti il servizio viabilità aveva rimosso decine e decine di striscioni di protesta. Poi si è vagheggiato un possibile “procurato allarme”, un'altra sottile intimidazione. Durante l’estate, infine alcuni amministratori, risentiti dal diffondersi di questi striscioni, piccoli e grandi, hanno denunciato come la protesta recava danno all’immagine turistica del Vanoi. La ricordate la “Valle verde del Trentino”?

Ora l’attacco è rivolto a quanti hanno esposto sui balconi o su una loro proprietà (la casa) i manifesti del dissenso. In particolare è stata presa di mira un’abitazione che confina con la strada, il cui proprietario aveva affisso un bello striscione recante la scritta “Salvate il Vanoi dai veleni”.

Dapprima una nota diffusa dal vicesindaco faceva notare l’inopportunità di tale striscione, pericoloso poiché causerebbe distrazione agli automobilisti in transito. Argomentazione: il pericolo non deve essere necessariamente reale, ma anche solo potenziale. Infatti sul tema il Codice della strada è esplicito. Articolo 23: “È vietato... distrarre l’attenzione con conseguente pericolo per la circolazione”.

In questi giorni lo striscione è stato rimosso dal proprietario: l’esposizione era priva dell’autorizzazione del servizio viabilità (distanza della casa dalla sede stradale). Il proprietario non commenta più di tanto, appare intimorito - ci viene raccontato –, sembra che vi siano state segnalazioni o addirittura minacce provenienti da istituzioni.

Queste ultime, Comune e Provincia, sul tema della discarica di inerti rimangono evasive, adottano la tecnica di Ponzio Pilato: sostengono che le analisi (effettuate da privati interessati, lo si deve ribadire) garantiscano sicurezza

Certo è che la diffusa protesta disturba le autorità. Il Comitato locale si chiede se il danno d’immagine alla vallata sia causato dalle lenzuola diffuse o non piuttosto dalla discarica tanto imponente. E si chiede anche perché tanta attenzione venga offerta a questa protesta e alla sua affermata illiceità quando lungo le strade del Trentino si moltiplicano cartelloni pubblicitari di locali, o nelle zone a elevata presenza turistica vengono abbandonati lungo le strade mezzi con le offerte di svendite o si impongono manufatti che nulla hanno a che vedere con il rispetto del Codice della strada, vedasi i cerchi olimpici, o l'annuncio di avvenimenti sportivi, tutta segnaletica che non viene rimossa.

Sicuramente i servizi di controllo su questo tema sembrano essere solitamente tolleranti; e invece dove il disturbo assume valenza politica e sociale, laddove si disturba chi governa, allora si diventa severi.

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