Perché l'astensionismo
Il prof. Sabino Cassese ha scritto il 5 aprile 2026 sul Corriere della Sera che "l'Italia ha impiegato 85 anni dal 1861 al 1946 per conquistare il suffragio universale, ma solo 39 anni, dal 1983 al 2022, per perdere un terzo dell'elettorato". Volevo solo posticipare di un decennio (giusto il periodo del governo di centrosinistra pentapartitico inaugurato da Spadolini nel 1981, proseguito da Craxi dal 1983 al 1987 e conclusosi nei primi anni '90) l'inizio di quel tracollo, perché fino al 1992 - elezioni di quell'anno comprese, nonostante l'operazione “Mani pulite” in corso - votò oltre l'87 per cento delle persone attive. Solo dopo tale operazione arrivò il periodo che avrebbe dovuto attivare la "vera" politica partecipata..., ma fu una bufala, perché invece si aprì quel "fossato tra Stato e società" denunciato dallo stesso titolo dell'articolo di Cassese. Infatti ora, dopo tante azioni mediatico-giustizialiste, vota intorno al 50 per cento. È stato dunque un bene oppure aveva ragione il procuratore di Milano Borrelli nel sostenere che fare tanto per un risultato del genere "era meglio non farlo"?