Tasse, disuguaglianze e Scuola di Formazione Politica
I giovani del Pd varano una scuola di politica: con quale attenzione per le disparità sociali? E per le tasse?
L’inesorabile incremento delle disuguaglianze, economiche e sociali, iniziato con Thatcher e Reagan è ben noto (in ogni caso riportiamo alcuni dati nella tabella a fondo pagina). Ne è conseguito un graduale smottamento della posizione sociale e qualità della vita della maggioranza dei cittadini, e a seguire un incattivimento di parte della società, e una disponibilità ad abbracciare posizioni di nazionalismo anche estremo, visto come rivolta contro il sistema. Sistema di cui è percepita come parte integrante la sinistra, che negli anni in cui, in tutto l’Occidente, è stata in molteplici forme al governo, non ha certo contrastato il feroce incedere delle disuguaglianze.

E ora che si profila una crisi internazionale del sovranismo, che fa la sinistra? Pensa di approfittarne, e dopo l’auspicata fine dei Trump, Orbàn, Meloni, tornare sui collaudati consociativismi sociali, business as usual? Naturalmente senza mai neanche accennare, ohibò, alla redistribuzione della ricchezza, tema (ritenuto) impopolare, e da cui tenersi molto alla larga.
Iniziamo a vedere questo tema, discutendo della nuova Scuola di Formazione politica lanciata dai giovani del Partito Democratico, che presentiamo nella scheda a pag. 24.
Il punto centrale è: i giovani democratici, si pongono il problema delle disuguaglianze? Quello della tassazione (mai nominata nel programma della Scuola)?
Di questo abbiamo discusso con due dei promotori dell’iniziativa, entrambi studenti universitari, Edoardo Giudici segretario dei Giovani Democratici e Antonio Zanetel della segreteria del PD.
Lincremento delle diseguaglianze
La disparità nella distribuzione delle risorse in Italia è tra le più alte dell'Unione Europea:
- Concentrazione della ricchezza: Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene circa il 59,9% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera della popolazione ne possiede solo il 7,4%.
- Incrementi recenti: Negli ultimi 15 anni il 5% più ricco dei nuclei familiari ha incamerato il 91% di tutto l'incremento di ricchezza nazionale.
- L’impoverimento dei lavoratori: i salari reali (depurati dall’inflazione) sono più bassi del 2,9% rispetto a quelli di 30 anni fa.
Per approfondire i dati ufficiali, puoi consultare il report del Benessere Equo e Sostenibile (BES) dell'Istat o i dossier periodici di Oxfam Italia.
La sinistra si accoda al main stream per cui le tasse sono una parolaccia, né voi ne accennate nel vostro programma. La Schlein parla spesso di riduzione delle disuguaglianze, ma come vaga finalità, non arriva mai al discorso che se si vuole sanità, casa, scuola insomma stato sociale, occorre tassare i ricchi. Dirò di più, vediamo a sinistra esempi viziosi, come il sindaco Sala a Milano che pratica l'esenzione dagli oneri urbanistici e dalle tasse locali ai miliardari di tutto il mondo perché vengano nella Milano dei grattacieli per ricchissimi. Si crea il paradiso fiscale pagato dalla gente comune, che peraltro lì – colf, artigiani, commercianti - non possono vivere. Questo è l'esatto contrario di quanto si promette.
Non è così semplice: i ricchi hanno una mobilità fiscale molto più forte delle persone meno abbienti, se si alzano troppo le tasse ai ricchi, questi vanno in un altro paese…
Chiaramente devi operare a livello europeo, e io non ho visto nessuno fare proposte in questa direzione.
Invece i nostri parlamentari europei, sia Decaro del PD ma tutto il gruppo socialista, il tema della mobilità fiscale lo ha posto, ma è un argomento molto tecnico, che non passa nella comunicazione di massa. Invece nelle conferenze, negli eventi dove puoi andare un po' più in profondità, queste iniziative sono state illustrate.

Non mi sembra che in questi anni la sinistra abbia concluso granché sul tema fiscale…
Vediamo due fattori. Il primo è l'instabilità dei governi che ha portato finora a grandi difficoltà nel fare riforme strutturali. Poi, oltre alla tassazione dei ricchi su cui di sicuro il Pd ha fatto delle proposte, per migliorare la vita dei cittadini si può operare sul lavoro povero e sull'accesso a casa, sanità, istruzione pubbliche…
Con quali risorse?
Possono essere recuperate in particolare combattendo la criminalità organizzata e l'evasione fiscale. I due fenomeni sommano circa 170-180 miliardi all'anno sottratti ai cittadini. Possiamo cominciare da lì, con una volontà politica decisa. Teniamo presente, poi, che la criminalità non solo drena risorse, ma altera il mercato a danno del tessuto imprenditoriale vero.
Allora voi mi dite che il discorso tassazione è troppo complesso...
No, forse abbiamo un po’ esagerato, in realtà non è troppo complesso. È un tema da affrontare numeri alla mano, e non si può nascondere sotto il tappeto. È evidente che ci sono disparità e diseguaglianze e una delle soluzioni è anche quella della tassazione. Però anche senza un'impostazione ideologica perché poi spesso si sconfina nel mondo del fantasioso quando si parla di tasse.
Cosa intendete con “senza impostazioni ideologiche”? Io sento Salvini ed altri, rifiutare il Green Deal che sarebbe frutto di impostazioni ideologiche, cioè quando si tratta di un progetto di medio-lungo respiro diventa impostazione ideologica, mentre andare dietro ai poteri forti è sano pragmatismo.
Non vediamo il pragmatismo come sudditanza ai poteri forti: ideologia e pragmatismo devono essere conciliati in una società come la nostra, in cui ci sono determinati vincoli, sui quali noi dobbiamo agire se vogliamo migliorare la condizione di vita dei cittadini, ma che al contempo non possiamo ignorare. Insomma, dobbiamo lavorare, agire sul contesto reale, per avvicinarci agli obiettivi.
Tornando alle tasse, la direzione ce la dà la Costituzione: le tasse devono essere progressive. Nel 2022, per esempio, nel programma del PD c'era l'aumento della tassa sulla successione, che è al 4%, una delle più basse dell'Unione Europea. L'idea era proprio aumentare le tasse sulle ricche eredità e darle alle persone in difficoltà, particolarmente ai giovani, per iscriversi all’università, per iniziare un progetto imprenditoriale.
Porto un altro esempio, i compensi dei manager, che è venuto fuori con la Ceo di Terna cui sarebbe spettata una buona uscita di 7 milioni e mezzo, ed è solo uno degli esempi. Si dice sempre che per avere i migliori devi pagarli, ma per favore, questi prendono i milioni anche quando fanno disastri, fanno fallire la società. E’ una cosa pessima, perché svela un'appartenenza sociale, il politico che approva i super stipendi perchè vuole appartenere al giro dei potenti…
Sono d'accordo sul fatto che ci sono dei compensi stratosferici, dopodiché però, in particolare per quanto riguarda la pubblica amministrazione, abbiamo la necessità di avere gente competente e se sono un manager e ho due offerte diverse, una che mi viene dalla politica e una che mi viene dal privato devo scegliere, e allora inevitabilmente uno dei tasselli è il compenso.
Non sono d'accordo: ho conosciuto diversi amministratori pubblici, dirigenti provinciali di altissimo livello, che hanno il relativo stipendio che non sono quattro soldi, ma nemmeno milioni. Dall’altra parte vediamo Diego Cattoni che dirige l’A22 con stipendio favoloso, ma – grazie anche all’insipienza di Fugatti - non ha saputo fare un progetto per tenere l'autostrada in Trentino. E poi vedo la sudditanza dei nostri sindaci a Dolomiti Energia, sul trattamento dei dipendenti come sulla trasformazione in spa. Ma allora, se i politici nutrono reverenza verso i manager, chi è che li controlla? Sono loro che diventano i padroni ed hanno altre priorità che non il servizio pubblico.
Il tema è quello del primato della politica. Il Pd da sempre sostiene che in A22 l'interesse primario è tenere l'autostrada sul territorio, perché allora hai la certezza che vengono fatti investimenti, e che c'è il controllo su un'arteria vitale. Dopodiché se la politica cede all'amministrazione, poi al management, non va bene, ci mancherebbe.

Forse è una questione di ceto sociale, il gruppo di quelli che comandano. E sotto c’è una questione di tensione civica, di etica pubblica: un esponente politico o un amministratore di una società pubblica che sogna la Lamborghini, non va bene. La sua finalità deve essere altro, il bene della comunità, del territorio, i superstipendi invece sono indice di un approccio sbagliato alla radice, vuol dire che si accetta il degrado della coscienza civica.
Correlato a questo primato della ricchezza, c’è il tema dell’economia del lusso, del puntare sui prodotti per le elite milardarie: i grattacieli del sindaco Sala, le borse della Santanché, il rifugio con cinque Lamborghini che emergono dalla neve, lo champagne a 2.000 euro a bottiglia… E’ un’illusione, i miliardari non sono tantissimi e tutti li cercano, le aziende che hanno puntato su di loro sono tutte finite male, aveva ragione John Ford che diceva: io devo fare la macchina per il mio operaio, allora avrò un'industria grande in una società prospera.
Concordiamo. La bussola da seguire è innanzitutto l'articolo 1 della Costituzione, l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro; e l'articolo 3 che sancisce il principio di uguaglianza, la pari dignità sociale di tutti i cittadini, e impone la rimozione degli ostacoli economici e sociali che ne limitano la libertà. Ora è chiaro che per fare questo c'è la necessità di un grande lavoro politico che forse non darà grandi risultati nell'immediato, ma di sicuro lo si può fare, anzi lo si deve fare.
E così nella Scuola di Formazione abbiamo posto come tema unificante, che fa da filo rosso, lo sviluppo, ma inteso non solo o tanto come economico, come Pil, ma come crescita della persona e della società. Il che è l’esatto contrario della disuguaglianza.
La Scuola di Formazione Politica
Che senso ha oggi, una scuola sulla politica? Questo chiediamo ai giovani del Pd, Edoardo Giudici e Antonio Zanetel, che sono tra i principali promotori
“Nella nostra generazione c’è tanta voglia di politica, che viene seguita sui social o interpretata con la partecipazione a manifestazioni. Però non si riesce a fare un salto, avvicinarsi alla politica organizzata, ossia a un partito. Questo perché la politica dei partiti viene vissuta come qualcosa di poco serio, perseguita per meri interessi personali invece che della collettività. La scuola invece vuol far partire la politica dalla voglia di conoscere i problemi e lavorare per risolverli. Occorre un percorso: partire dal passato, per capire il presente, per lavorare per il futuro”.
L’obiettivo è formare i politici oppure avvicinare i giovani?
“Questa è la sfida: si parte da un livello iniziale propedeutico, con contenuti che servono sia al cittadino o al semplice militante che all’assessore, perché questa base può essere molto utile anche a lui.”
La Scuola è intitolata a Renato Ballardini, che è stato tante cose - vicepresidente del Consiglio Europeo, parlamentare di spicco, partigiano, avvocato molto autorevole - ma anche, ci piace ricordare, prezioso redattore, anzi, mentore, di Questotrentino.
“Noi non abbiamo avuto la fortuna di incrociare il nostro cammino con lui, ma abbiamo deciso di intitolargli la Scuola perché é comunque stato un punto di riferimento: basti pensare alla sua scelta di andare in montagna come partigiano a 14 anni, e poi la grande disponibilità nel mettere la sua multiforme esperienza al servizio della comunità”.
A seguire in estrema sintesi, i temi trattati nella scuola (vedi https://www.partitodemocraticotrentino.it/articolo9221.html). Ognuno di essi, sviluppato in workshop da tenersi il sabato mattina, è articolato in una trattazione globale e una incentrata sul Trentino
“Geografia della Crescita: distretti industriali e politiche di sviluppo”
“L’energia da Mattei a oggi: rinnovabili, investimenti futuri, efficienza energetica”
“Lavoro e industria: le trasformazioni del mondo del lavoro, dalla globalizzazione alla digitalizzazione”
“Le disuguaglianze sociali in Italia e il ruolo della previdenza”
“Manuale di autonomia dalle competenze della Giunta comunale al ruolo delle Comunità di valle”
“La Parola Politica: strumenti e linguaggio della comunicazione politica”