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QT n. 5, maggio 2026 Trentagiorni

Perfido: si è voltato pagina? Non pare proprio

Ad Albiano, promosso dal Coordinamento Lavoro Porfido, si è svolto a metà aprile un dibattito pubblico sulle risultanze del processo ‘Perfido’. Pur registrando una discreta partecipazione di pubblico (per la prima volta anche gente del posto) ha confermato il grave disinteresse da parte degli amministratori locali.

La presenza silente del solo sindaco di Albiano Maurizio Gilli, assessore all’ambiente nella precedente amministrazione guidata da Martino Lona, ha confermato la continuità con le decisioni prese in modo illegittimo dal suo predecessore in merito alla richiesta di costituzione di parte civile nel secondo troncone del processo ‘Perfido’.

Martino Lona

Il 24 febbraio dello scorso anno, infatti, 34 cittadini si erano rivolti al sindaco con una petizione, a norma dell’art. 7, co. 2, lett c) dello Statuto comunale, chiedendo all’amministrazione di valutare l’opportunità di costituirsi parte civile in merito ai fatti svoltisi presso la Stazione Carabinieri di Albiano (e relativi reati contestati all’allora comandante e a due sottoposti).

Il 6 marzo, però, il sindaco Lona rispondeva negativamente, richiamandosi ad una decisione informalmente presa da una decina di consiglieri. Informalmente e in sede imprecisata, visto che anche il Difensore civico attestava l’inesistenza di alcun verbale di seduta consiliare relativo alla trattazione di tale proposta. Così facendo il sindaco ha eluso di fatto “le procedure di convocazione, discussione e verbalizzazione tipiche di un organo collegiale pubblico”, come ha scritto l’on. Stefania Ascari (M5s) in una interrogazione al ministro dell’Interno lo scorso 21 aprile, chiedendo quali iniziative di competenza si intendano adottare “affinché gli statuti comunali, in particolare nelle parti dedicate agli istituti di partecipazione popolare, trovino reale e rigorosa applicazione”. Così “evitando che il confronto democratico venga sostituito da prassi informali prive di valore giuridico e trasparenza” che sottraggono la proposta popolare al dibattito pubblico in aula e alla relativa verbalizzazione, privando i cittadini della “necessaria trasparenza sull’operato degli eletti” e impedendo la verifica di legittimità dei processi decisionali da cui deriva una grave lesione dei diritti di partecipazione dei cittadini.

Commentando tale iniziativa l’ex sindaco di Albiano Martino Lona, ha dichiarato all’Adige del 23 aprile: “Abbiamo scelto di discutere a porte chiuse, alla presenza del segretario, al termine del consiglio, anche perché in sala era presente personale interessato all’argomento e non volevamo venissero condizionati i consiglieri”. A questo punto si dovrebbe chiedere all’ex sindaco quante volte egli e i suoi predecessori si sono posti il problema del condizionamento dei consiglieri laddove erano in discussione provvedimenti riguardanti le cave, con la presenza in sala di concessionari di cava direttamente interessati.

In passato ho assistito personalmente a scene poco degne di tale sede istituzionale nelle quali concessionari direttamente interessati alle decisioni che dovevano essere assunte, non solo erano presenti massicciamente, ma usavano anche interloquire con i consiglieri e con toni assai sguaiati, senza che i sindaci si dessero pena per condizionamenti che già erano ben presenti anche all’interno dello stesso Consiglio comunale. Si da il caso che l’unico presente a quel Consiglio comunale, l’ultimo utile per discutere l’argomento, fosse il sottoscritto e a questo punto mi chiedo da che cosa l’allora sindaco deducesse la mia capacità di condizionare i consiglieri della sua maggioranza, facendo presente che “la scelta di discutere a parte” non è stata affatto presa durante quella seduta, chiusa dal sindaco senza alcuna allusione all’argomento posto dalla petizione.

Dunque anche tale “scelta” di operare in modo illegittimo rispetto a quanto previsto dallo Statuto comunale, è avvenuta al di fuori della sede deputata, vale a dire il Consiglio comunale!

Una perseveranza che non poteva certo essere contraddetta dall’Amministrazione comunale di Lona-Lases che, eccezion fatta per due consiglieri comunali (Lucia Ioriatti e Carlo Micheli), ha disertato il dibattito indetto dal CLP, nonostante l’espresso invito rivolto a tutti gli amministratori comunali della zona del porfido. Una mancata partecipazione che rappresenta in modo chiaro il persistere di un atteggiamento negazionista rispetto a quanto invece accertato in sede giudiziaria, vale a dire l’operatività di una ‘locale’ della ‘ndrangheta insediata proprio al centro della zona del porfido. In particolare l’assenza del sindaco di Lona-Lases avv. Antonio Giacomelli e della sua giunta, pare assai grave alla luce del fatto che questo comune si è pure costituito parte civile nel processo, senza peraltro mai portare la questione ad una discussione (almeno informativa) in Consiglio comunale e men che meno tra la cittadinanza. Un tale disinteresse (per non dire omertà) verso la questione contraddice nettamente le affermazioni fin qui fatte dal sindaco sul fatto che a Lona-Lases si sia voltato pagina.

Antonio Giacomelli

A proposito del voltar pagina, è senz’altro illuminante quanto avvenuto nelle settimane scorse riguardo al previsto deposito di materiali di risulta del bypass ferroviario di Trento in due cave di Lases: da 350 a 700 mila mc nella cava di proprietà della ditta Veneri & Casagranda Snc e 140 mila mc nella contigua cava della ditta Nicolò Valenti Srl (già socio della Trento Porfidi, ditta il cui nome è legato a quella che fu la frana dello Slavinac). Una questione diventata di dominio pubblico dopo il dibattito svoltosi a Civezzano il 20 marzo sulla questione dell’utilizzo a tale scopo anche della discarica di Val Camino (L’Adige del 22 marzo 2026).

Ebbene, lo scorso 9 aprile il sindaco Giacomelli con una mezza dozzina di consiglieri comunali (tra i quali due assessori) e uno sparuto gruppo di cittadini selezionati (non più delle dita di una mano) si incontrava con la consigliera provinciale Vanessa Masè presso la sede dell’Asuc di Lona, e a fare gli onori di casa c’era il presidente dell’ente Ezio Casagranda. Scopo dell’incontro pare essere stato quello di sollecitare l’Amministrazione comunale a rilasciare velocemente le autorizzazioni necessarie affinché ad agosto possa iniziare il conferimento del materiale proveniente dagli scavi del bypass ferroviario. Poco importa il fatto che ciò comporterà un aumento notevole del traffico pesante a 100 metri dall’abitato e forse qualche rischio di inquinamento dell’acquedotto comunale, le cui prese vengono a trovarsi a valle di detto deposito. Il tutto, ovviamente, a vantaggio delle due ditte, una delle quali vede partecipazioni storiche della famiglia dell’ex sindaco Marco Casagranda (del quale Ezio Casagranda, pur senza legami di parentela, è stato per un decennio vice sindaco) che, guarda caso, troviamo dal 2018 nella stessa compagine politica della consigliera Vanessa Masè.

Ma questo non è ancora tutto: nelle elezioni provinciali di quell’anno il capolista Rodolfo Borga (poi prematuramente scomparso) prese a Lona-Lases una sola preferenza, mentre a fare il pieno furono Marco Casagranda (48) e un allora sconosciuto Mattia Gottardi (42). Tra i candidati della lista “Civica Trentina – Autonomia e Libertà” vi era proprio Vanessa Masè che prese 11 preferenze, ma anche una certa Francesca Morabito (5), nome che fornì lo spunto all’on. Stefania Ascari per una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno.

In tale atto, datato 22 settembre 2023, l’on Ascari evidenziava come la società D & M Snc di Denise Pietro e C., iscritta al registro delle imprese di Trento a marzo 2000, con attività nel campo dell’estrazione, lavorazione, posa in opera e commercializzazione del porfido, vedesse tra i soci: Denise Pietro, Macheda Pietro, Macheda Giuseppe, Nania Annunziata e Morabito Francesca. Fin qui nulla di strano, se non che il Pietro Denise risultava condannato in primo grado dal Tribunale di Trento a 8 anni per i reati previsti agli art. 110 e 416 bis c.p. (associazione mafiosa), condanna che nel frattempo è diventata definitiva. Mettendo in relazione la candidatura della Francesca Morabito nella stessa lista dell’ex sindaco Marco Casagranda e ricordando le parole di quest’ultimo contenute in una lettera all’Adige del 22 marzo 2017, quando affermava: “Ho avuto il piacere di avere i fratelli Battaglia in consiglio e ho potuto notare la voglia di spendersi per la comunità”, l’on. Ascari chiedeva al ministro quali provvedimenti avesse intenzione di intraprendere ai sensi degli art. 142 e 143 del TUEL, vale a dire se non ritenesse di inviare a Lona-Lases una Commissione d’accesso.

Oggi anche i fratelli Battaglia sono tra i condannati in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso e sappiamo che uno dei due ha ricoperto l’incarico di assessore esterno alle cave su nomina del sindaco Marco Casagranda (con Ezio Casagranda vice sindaco).

Allora le autorità preposte non ritennero di intervenire per verificare la correttezza degli atti amministrativi assunti da amministrazioni caratterizzate dalla presenza di questi soggetti e da una certa opacità e pure le reiterate richieste in tal senso del Coordinamento Lavoro Porfido ai vari Commissari del Governo succedutisi dal 2020 ad oggi sono state sistematicamente respinte. Oggi, mentre questi amministratori proclamano di aver voltato pagina, assistiamo al riprodursi di pratiche altrettanto opache, all’assunzione di decisioni potenzialmente nocive per la comunità quanto fonte di facile guadagno per qualcuno, assunte in sedi ristrette, senza che la cittadinanza fosse messa al corrente dei pro e contro. Decisioni sollecitate dall’intervento di politici appartenenti allo stesso partito di coloro che beneficeranno di tali scelte, ma soprattutto candidati in formazioni politiche nelle quali comparivano nomi strettamente legati a soggetti oggi condannati in via definitiva per associazione mafiosa. Forse a questo punto sarebbe bene che le istituzioni preposte non continuassero a girarsi dall’altra parte, come hanno fatto negli anni scorsi i Commissari del Governo per la Provincia Autonoma di Trento.

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