Russi a Merano
La comunità ortodossa di San Nicola di Merano e i 150 anni della “Casa Russa”.
La comunità ortodossa di San Nicola di Merano, il Centro russo “Borodina” e l’associazione culturale “Rus’” hanno organizzato insieme un evento per il 150enario della costruzione della Casa Russa con annessa chiesa ortodossa (al primo piano), punto di riferimento dei fedeli di quella religione. Una mostra molto significativa, con documenti, libri, e molte foto dei protagonisti della storia della Casa, realizzata nel 1897 dall’architetto meranese Tobias Brenner. La mostra è stata inaugurata il 13 dicembre e andrà avanti fino al 31 gennaio.
Sono passati 150 anni dalla fondazione del Comitato russo e dall’introduzione del culto ortodosso a Merano, con la prima cerimonia nella Villa Stefani. Verso la cittadina termale, che in quegli anni stava avviando il suo sviluppo turistico, si dirigevano molti nobili e intellettuali dall’Impero russo, in cerca di cure e attratti dal clima mite. Fu una giovane donna, Nadežda Ivanovna Borodina, a permettere un passo avanti decisivo. Malata di tubercolosi, a Merano non trovò la cura salvifica, e si recò quindi a Marsiglia, dove morì a 32 anni.
Il legame con Merano tuttavia era stato forte, perché Borodina lasciò in eredità una somma molto considerevole, destinata a creare una “Casa Russa” dove potessero trovare ricovero suoi concittadini malati e bisognosi di cure che non avevano risorse finanziarie adeguate.

Il Comitato russo era nato nel 1875, quando i cittadini russi residenti a Merano decisero di unirsi per pregare insieme, fare beneficenza e aiutarsi a vicenda. Il Sudtirolo faceva parte dell’Impero austro-ungarico e la città termale di Merano attirava viaggiatori non solo dall’impero austro-ungarico e dalla Germania, ma anche dall’Impero Russo che era di fatto la terza nazione per afflusso di viaggiatori. Si trattava di rappresentanti di diversi strati sociali.
“I cittadini dell’impero Russo erano attratti dal clima mite, dalle bellezze naturali e dalla possibilità di curarsi e rimettersi in salute”. A partire dal 1915 anche altri furono i russi che vissero (e morirono) in questi luoghi. Durante la prima guerra mondiale molte migliaia di prigionieri russi furono impiegati nella costruzione di strade e fortificazioni o lavorarono nelle aziende agricole. Da una ricerca e mostra precedente, si è calcolato che 10.000prigionieri di guerra russi morirono di fame, stenti, maltrattamenti o “semplicemente” uccisi.
Ai russi di Merano si unirono dopo il 1917 anche persone che non accettavano il nuovo potere bolscevico o ne erano minacciate.
La mostra nella Casa russa di Merano in via Schaffer è dedicata alle vicende dei russi che “a causa diverse circostanze visitarono Merano, vissero a Merano e divennero parte della sua storia e della sua cultura. La storia della presenza russa a Merano è la storia della preghiera ortodossa, della beneficenza, della letteratura e della musica russa, nonché quella delle drammatiche vicende dei prigionieri di guerra”.

Alla fine del XIX secolo, Merano divenne una rinomata località termale per l’aristocrazia russa che cercava un rifugio dal rigido clima della sua patria. A Nadežda Ivanovna Borodina è dedicato un memoriale. Oggi la chiesa è splendida, le icone che erano nascoste nel caveau di una banca sono appese all’iconostasi e l’interno splende di luci. Ed è dalla chiesa che parte un fenomeno nuovo, di intensa partecipazione alle cerimonie religiose, ogni settimana ma specialmente nelle festività grandi, come Pasqua e Natale. Il merito è anche del nuovo archimandrita (parroco), padre Sergij Akimov, proveniente da Minsk, “una zona di frontiera plurilingue come il Sudtirolo - ha detto nel suo discorso - dove diversi gruppi linguistici convivono e chiedono rispetto e dei quali bisogna comprendere preoccupazioni e paure”. Akimov è uno studioso. Di famiglia non religiosa, ha studiato alla Facoltà di Teologia a Minsk (Bielorussia) e poi a San Pietroburgo e a Mosca. È stato poi docente, rettore e prorettore sia all’Accademia spirituale che all’Università statale di Minsk per 20 anni. Le sue funzioni vengono seguite da persone di molte diverse nazionalità: russi, bielorussi, ucraini, ma anche serbi che a Merano sono molti, e numerosi altri, fra cui greci. Attratti dalle sue parole: amore, armonia, carità, e riconciliazione.
Dal giorno in cui le allora giovani di Rus’, guidate da Bianca Marabini Zoeggeler, sono entrate nella chiesa al tempo misconosciuta, c’è stata davvero una rivoluzione. L’intenzione allora era di salvaguardare e ridare vita ad un centro culturale. Catalogarono e riordinarono i libri e i documenti, recuperarono le icone, convinsero gli amministratori locali e i politici provinciali a occuparsi della chiesa.

Oggi, oltre agli importanti aspetti culturali, anche quelli sociali e umanitari, che caratterizzarono la Casa russa soprattutto dopo la donazione di Borodina, sono ancora vivi. Il luogo di nobili e mecenati è diventato un punto di riferimento per molte persone russe e un significativo polo culturale per Merano e per tutto il Sudtirolo.
Nel febbraio 2001, per i 10 anni dalla fondazione dell’Associazione “Rus’”, QT pubblicò un articolo che conteneva anche la seguente descrizione del lavoro di Rus’ sulla chiesa di S. Nicolò Taumaturgo di Merano: “Rus’ esiste dal 1991, e la sua anima è la sua presidente, Bianca Marabini Zoeggeler, che può dirsi oggi a ragione orgogliosa dei frutti del suo instancabile impegno e della apertura mentale che ha saputo imprimere a questa iniziativa.
Perché tante lodi? Sono dovute al ruolo che Rus’ svolge oggi, un esempio di come la valorizzazione della cultura originaria possa diventare da un lato uno strumento di integrazione sociale e dall’altro di arricchimento culturale per tutti (…).
Rus’ era nata dall’incontro degli ultimi vecchi russi di Merano, in maggioranza nobili o artisti scampati alla rivoluzione comunista, e alcune persone di origine russa o a conoscenza della lingua, cui si aggiunsero alcuni che, anche sull’onda della politica della ‘glasnost’ del presidente Gorbacev, avevano cominciato a studiare russo. L’associazione raccolse l’eredità spirituale della Fondazione Borodine, istituita negli ultimi decenni del 1800 usando l’importante lascito testamentario di Nadezda Borodina Ivanovna, per permettere a coloro che non avevano sufficiente denaro, di curarsi a Merano, destinazione di malati di petto in cerca di un clima mite.

Negli anni dopo la rivoluzione e dopo la prima guerra mondiale, la Fondazione dovette occuparsi dei molti profughi, e sia pure fra equivoci e difficoltà rimase viva per tutto il secolo. Il disinteresse e la burocrazia ottusa delle istituzioni fecero sì che le proprietà della Fondazione venissero degradate e depredate, dall’ospizio alla chiesa tutto andò in rovina. Negli ultimi anni, l’instancabile impegno di Bianca Marabini Zoeggeler nel far conoscere e nel chiedere alle istituzioni di fare il loro dovere nella tutela di questo pezzo significativo di patrimonio culturale locale, ha portato i suoi frutti. Il primo successo fu la riapertura, cui seguì il restauro, della chiesa ortodossa, chiusa da più di vent’anni. Chi scrive ci era entrata con una telecamera per realizzare un documentario nel 1987, proprio con la collaborazione di Bianca, e ancora è fresco il ricordo dell’emozione provata da tutta la troupe in un lavoro che si temeva essere solo la raccolta di una testimonianza di qualcosa destinato a sparire. E una grande emozione c’era anche nella chiesa, dieci anni fa, quando la prima messa fu celebrata dal patriarca di Nizza, invitato apposta a Bolzano, per le complicate gerarchie della chiesa ortodossa, anche se la stragrande maggioranza dei convenuti non erano religiosi e/o comunque non di quel rito. La chiesa era stata ripulita dai soci, o meglio dalle socie dell’associazione e riempita di fiori per nascondere il disastro. Dal tetto pioveva e le preziose decorazioni erano state in parte irrimediabilmente rovinate. Ma i canti del rito ortodosso furono un segnale di riscossa.
Le esperte di Rus’ Marina Mascher e Roberta Smolei, insieme alla Presidente, rimisero in ordine i libri trovati abbandonati nella chiesa, e oggi è possibile consultare una piccola preziosa biblioteca, sulla quale continua il lavoro, affidato ora ufficialmente a Rus’, insieme alle visite guidate alla chiesa, da un comune di Merano divenuto più sensibile alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della città del Passirio”.