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Un colpevole silenzio

Paolo Mayr, presidente della sezione trentina di Italia Nostra

Il 14 gennaio si è svolto presso il Grand Hotel Trento il convegno “Restauro, Recupero, Riqualificazione, il progetto contemporaneo nel contesto storico”, promosso dalla Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara e dall’Azienda Fassa Bortolo di Spresiano (Treviso). In tutte le relazioni si è insistito sull’importanza della ricerca storica e cartografica, sull’attenta lettura architettonica, sulla complessità della conoscenza, sull’esigenza di accurate analisi preventive. Il tema conduttore è stata la necessità di mantenere l’aspetto originario, la suggestione, la tecnica, intervenendo con rispetto e sensibilità. I relatori hanno descritto interventi in castelli medievali, chiese barocche, edifici pubblici ottocenteschi. Dopo tanto rigore, con tristezza ho dovuto constatare, anche in questa occasione, il colpevole silenzio rispetto all’intenzione dei decisori provinciali di demolire le carceri ottocentesche di Trento, parte essenziale ed integrante, assieme al Tribunale, del Palazzo di Giustizia asburgico. Un edificio il cui valore storico, architettonico, culturale ed urbanistico è evidente ed è stato ribadito da importanti personalità di alto livello scientifico e culturale, di tutta Europa.

La decisione di abbattere le carceri è basata su un grave errore di sottovalutazione del valore storico ed architettonico dell’edifico, errore che è stato poi dolosamente ribadito anche quando la reale situazione era stata evidenziata da approfondite analisi (lo Studio dell’arch. Luca Beltrami del 2003, precedente rispetto al concorso del Nuovo Polo Giudiziario, commissionato dalla Provincia e da questa disatteso; vari documenti di Italia Nostra e FAI e relazioni al convegno “Il Tribunale di Trento e il suo carcere: beni culturali da salvare” del 22 febbraio 2008). È incomprensibile il comportamento incoerente e distruttivo degli amministratori provinciali e in particolare degli Enti preposti alla salvaguardia dei beni culturali collettivi.

L’importo eventualmente richiesto da una variante che preveda il restauro, il risanamento e il riuso del carcere non crediamo sia insormontabile per una Provincia che elargisce fondi ben più ingenti per tante altre opere, spesso di dubbia importanza. Questo volevo denunciare nel preannunciato dibattito al termine della relazioni, ma, come altre volte, il tempo per il dibattito era sparito; evidentemente i promotori non gradivano critiche e domande e così ci si è precipitati sul generoso buffet, uno dei momenti più riusciti del pomeriggio.

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