Fino all’ultimo fiocco di neve
Beh, gli arabi sono indubbiamente più bravi. Vedi a Dubai, un posto dove nel corso dell'anno la temperatura oscilla fra i 19 e i 41 gradi; lì, su una montagnola artificiale alta 85 metri, hanno creato una pista da sci al coperto di 22.500 metri quadrati, mantenuta per tutto l'anno ad una temperatura di 1-2 gradi. Con tanto di seggiovia e skilift.
Con minore impegno tecnologico la società funiviaria del Bondone, vista la carenza di neve, e non potendo provvedere alla bisogna in loco con i cannoni, a causa delle temperature troppo alte e del forte vento, ha pensato di rimediare trasportando della neve con una quarantina di voli di elicottero sulla pista in sofferenza, e così salvando la situazione – per intanto – durante il ponte dell'Immacolata. Un'operazione – dicono i protagonisti – a suo modo ecologica: “Se avessimo dovuto fare lo stesso lavoro con i gatti, probabilmente ci avremmo messo una settimana usandoli dieci ore al giorno. Con un consumo di carburante e quindi di emissioni almeno dieci volte superiore rispetto alle tre ore di utilizzo dell'elicottero” e all'emissione di appena una tonnellata e mezzo di CO2.
Del resto, sulle pagine social di Trento Funivie, è esplicito il loro impegno"per far vivere la montagna nel modo più autentico e responsabile possibile".

La soluzione adottata non è però piaciuta alle associazioni ambientaliste, che obiettano: "Mentre il clima cambia sotto i nostri occhi (oggi lo zero termico ha toccato i 3500 metri), la risposta non può essere quella di bruciare carburante per trasportare neve artificiale su una montagna che, semplicemente, in quelle condizioni non può garantire ciò che garantiva un tempo”. E il climatologo Luca Mercalli spiega: “Contribuire al surriscaldamento del clima per tamponare il disastro che lo accelera è un'assurdità catastrofica. La quota neve continua ad alzarsi perché non riduciamo le emissioni di anidride carbonica: per salvare le prenotazioni di un week end oggi, ci giochiamo l'intera stagione degli hotel domani. Un boomerang economico”.
La replica di impiantisti e operatori economici a queste accuse, a parte qualche spunto stonato (“L'elicottero è uno strumento di lavoro. Si usa per portare cibo nei rifugi, ma anche per la manutenzione degli impianti, o per portare a valle i tronchi degli alberi”), insiste prevedibilmente sul tasto dei soldi: “Quel fine settimana, senza la neve e quindi con il Palon chiuso, avremmo perso circa 200 mila euro di skipass e un indotto almeno triplo”.
La scelta dell’argomento economico è significativa; ma, come scrive un lettore sull'Adige, evidentemente qui non c’è in gioco solo il business: “Al contrario, la questione ha una forte valenza simbolica e politica: continuiamo a investire risorse pubbliche o private in un modello turistico che la natura stessa sta rendendo obsoleto”.
Ma finché ci si ostina a proseguire mettendo qualche pezza a un modello sempre più ostacolato da un clima che cambia, restano poche speranze di indurre gli addetti ai lavori ad accettare un dibattito sul futuro del turismo in montagna; e le richieste in tal senso vengono respinte con stizza: “Ma è mai possibile che qualunque cosa debba essere occasione per saltare addosso alla nostra montagna ed a chi ci lavora?” dice Paolo Torboli, presidente dell' Associazione Operatori del Monte Bondone; mentre Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari, cita come esempio positivo un altro modo per supplire alla carenza di neve: lo snowfarming, che consiste nell'ammassare la neve rimasta a fine inverno, coprendola con materiali isolanti (segatura, cippato di legno o teli speciali) per evitarne lo scioglimento, e riutilizzandola poi a inizio della stagione successiva.
Chi è che “salta addosso alla nostra montagna”?