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Abiti e moralità

Alessandro Giacomini

Le recenti perle sulla convenienza di sposare una donna con la gonna più lunga, meno appariscente ma più affidabile travalicano la singola esternazione, sono la sintesi perfetta di una visione del mondo in cui il valore, la serietà e la fedeltà femminile si misurano in centimetri di tessuto. L’ironia sfocia nel paradosso quando si osserva il cortocircuito ideologico della destra: da anni le medesime forze politiche conducono battaglie contro l'Islam, additando il burqa e il niqab come simboli di sottomissione e cancellazione della dignità femminile, salvo poi teorizzare in patria la stessa matrice di pensiero: la donna rispettabile è quella che si copre, non dà nell'occhio e non "provoca". Se l'affidabilità di una moglie è proporzionale alla quantità di pelle celata agli sguardi altrui, perché fermarsi al polpaccio?

All'interno di questa paranoica equazione morale, il burqa non dovrebbe rappresentare il massimo teorico dell'affidabilità coniugale?

Questa ossessione per il guardaroba è la diretta emanazione di una secolare misoginia della cultura cattolica più tradizionalista, saldata a doppio filo con le istanze della destra conservatrice.

Da un lato la santificazione del pudore e della modestia, dall'altro la colpevolizzazione della bellezza e della spensieratezza, intese come fonti di corruzione.

Se fin qui il discorso potrebbe sembrare una farsa d'altri tempi, le sue implicazioni nella realtà quotidiana assumono contorni tragici e alimentano la cultura della sopraffazione. È la stessa odiosa narrazione per cui chi indossa una gonna corta "se la va a cercare".

Quando il discorso pubblico sdogana l'idea che l'abbigliamento sia indice di moralità, sta fornendo un alibi culturale al compagno geloso e al marito possessivo.

Finché la destra e il tradizionalismo religioso continueranno a misurare la virtù femminile dalla lunghezza delle gonne, non staranno solo riproponendo un medioevo culturale a buon mercato: staranno concimando il terreno su cui germogliano la gelosia tossica, il possesso e la violenza.

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