Trento deve essere più verde
La poca attenzione - ma sarebbe meglio dire l’incuria - per le alberature urbane prosegue da tempo: sono stati sacrificati migliaia di alberi all’interno del perimetro urbano e ancora oggi sono frequenti gli abbattimenti del patrimonio arboreo, sia pubblico che privato, che hanno depauperato la città di un bene preziosissimo, un polmone fondamentale per assicurare un buon livello di qualità della vita dei cittadini.
È stata abbattuta la stragrande maggioranza dei secolari cedri che caratterizzavano ogni quartiere: il solo timore di caduta dei rami per carico neve è stato il motore di accensione di tante motoseghe, per non parlare del fastidio che comporta il dover raccogliere le foglie dai vialetti, o degli alberi lungo i marciapiedi le cui radici - a causa di erronee scelte al momento della piantumazione- a volte sollevano parte della pavimentazione. Tutti argomenti che hanno dato il via libera a tanti abbattimenti.
La poca attenzione è dimostrata anche dall’abbandono del verde privato, un patrimonio che, pur essendo giuridicamente di proprietà privata, partecipa ad assicurare la ricchezza biologica e la qualità dell’ambiente urbano. Anch’esso, infatti, è un bene comune di cui i cittadini possono godere: gli alberi che hanno radici su terreni di proprietà privata spesso aggettano la loro chioma al di là delle recinzioni, sulle vie pubbliche e la estendono nel cielo, che per fortuna non è perimetrato.
La tutela del patrimonio arboreo privato, secondo quanto disposto dalla legge provinciale di ordinamento urbanistico n. 22 del 5 settembre 1991, trovava puntuale disciplina nei regolamenti edilizi comunali che imponevano il rilascio di un’autorizzazione comunale in caso di proposta di abbattimento delle alberature adulte (con circonferenza superiore a 40 cm misurata a un metro di altezza dal suolo).
Purtroppo, le successive leggi provinciali non si sono più preoccupate della tutela del patrimonio arboreo privato e uno dopo l’altro i comuni si sono adeguati a questa orientamento. Ma qualche comune trentino, attento al mantenimento delle alberature urbane, ha mantenuto in vigore la precedente disciplina. Questo non è successo per Trento, per cui l’abbattimento degli alberi su suolo privato ora è completamente libero: in qualsiasi momento un privato può decidere di eliminare un albero del proprio giardino, anche se di pregio, anche se secolare.
Ma gli alberi storici qualificano un’intera strada o addirittura un intero quartiere, accolgono una notevole varietà di vita, creano ombra e riducono le temperature estive, producono ossigenazione dell’aria, aiutano l’assorbimento dell’acqua piovana e il suo lento rilascio. In definitiva, sono i migliori alleati nella tutela dell’ambiente e della salute dell’uomo.
Gli alberi contribuiscono inoltre alla bellezza dei luoghi, alla conformazione dei paesaggi o dell’ambiente urbano e al racconto della loro storia. Sono quindi un tesoro complesso, un patrimonio vitale che va analizzato, conosciuto, salvaguardato in una prospettiva di conservazione generale.
Trento non eccelle dal punto di vista della salvaguardia di questo patrimonio: nonostante la redazione di un “Piano del verde urbano”, spesso dal Comune arrivano progetti di abbattimento di alberature, anche storiche, senza nemmeno la valutazione di possibili alternative.
Tra i casi più recenti possiamo citare i tigli di San Bartolomeo e gli alberi sul lato est di Lungadige Monte Grappa, abbattuti rispettivamente per la realizzazione di un nuovo complesso edilizio e per la costruzione della nuova stazione delle corriere nel grande parcheggio “ex Sit”. In entrambi i casi si poteva fare di meglio, per lo meno rispettando gli alberi che, con una progettazione un po’ più attenta, potevano essere conservati e continuare a qualificare quegli spazi pubblici.
Ma non è finita qui: preoccupa anche l’ipotizzato abbattimento di alcuni maestosi platani sul lato ovest di Lungadige Monte Grappa, insito nel progetto della nuova Funivia del Monte Bondone in modo molto vago, senza la definizione né del numero, né di quali di questi alberi storici dovrebbero essere sacrificati. Basterebbe solo questo argomento per dirottare la scelta del tracciato funiviario esattamente su quello esistente. Alla luce dei frequentissimi episodi di abbattimento sia pubblico che privato, dobbiamo affermare che Trento deve essere una città più verde.
Non si dica che per ogni albero storico abbattuto ne sono stati piantumati altri o si è provveduto a realizzare qualche “tetto verde”: non è la somma dei numeri che deve essere pareggiata, ma l’estensione e la massa delle chiome e la loro capacità di fitodepurazione e di ombreggiamento.
Nuova stazione delle corriere: il patrimonio arboreo prima e dopo
Per realizzare la nuova stazione delle corriere di Trento è stato abbattuto il filare di ippocastani lungo il lato est di Lungadige Montegrappa: un intervento immotivano che avrebbe potuto essere evitato con un intervento più rispettoso nei confronti del verde.




Se da una parte Italia Nostra Trento intende stigmatizzare ogni ipotesi di una nuova espansione edilizia sulle falde del Bondone, da proporre alle élite che potranno permettersi il trasferimento in quota per trovare refrigerio durante le estati sempre più torride, dall'altra ritiene sia il caso di adottare programmi di mitigazione degli effetti del nuovo clima mediante sistemi naturali di ombreggiatura e di refrigerio, proseguendo l’esperimento denominato “Più fresco per tutti!” - anche conosciuto come “Cortili climatici” - che prevede la depavimentazione e il rinverdimento di quattro cortili scolastici.
In attesa dell’inserimento delle norme del “RIE” (Riduzione dell’Impatto Edilizio), che individuano nuovi strumenti da adottare in edilizia per il contrasto alle isole di calore urbano, per il miglioramento della gestione delle acque piovane e per la riduzione dell’impermeabilizzazione del suolo) nel progetto “R.E.C. - dentro la sfida del clima” e ansiosi di vedere gli effetti del “Piano del verde urbano”, approvato nel marzo 2025, esortiamo il Comune a farsi promotore dell’assoluta salvaguardia delle alberature storiche.
Non è più il momento di concentrarsi sulle aiuole decorative, attività promossa con entusiasmo fin dal 1960, ma di poca incisività sui benefici urbani che vadano oltre alla percezione visiva, ma serve un cambio di rotta sulla conservazione ed implementazione del verde storico urbano. È ora di passare dalle parole ai fatti.