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QT n. 4, aprile 2025 Servizi

Stelle cadenti

Tòs

Il “né di destra né di sinistra” l'hanno inventato loro, molto prima dei Cinque Stelle, e a lungo la cosa ha funzionato. Poi – hai voglia a dire che le ideologie sono morte! - è successo che il divario fra destra e sinistra è diventato un abisso: vedi tasse, immigrazione, omofobia, rigurgiti di fascismo, guerra, disuguaglianze sociali... tutte tematiche sulle quali è necessario decidere se stare da una parte o dall'altra. E così i Cinque Stelle si sono spaccati, mentre il partito autonomista, più semplicemente, sta tristemente evaporando.

Carlo Andreotti, ex segretario e presidente del partito, nonché primo presidente non democristiano della giunta provinciale nel 1994, si chiedeva qualche tempo fa: “Ma il Patt esiste ancora? Il Patt ha cominciato a scomparire dalla scena politica da quando ha abbracciato il credo che in politica per contare bisogna sempre stare con chi vince. Da quello sciagurato ragionamento (se si vuol contare bisogna stare col vincitore) è derivata una diaspora che ha portato a una inevitabile perdita di identità. Un pulviscolo di Stelle Alpine”.

Un altro ex, Walter Pruner, spiega: “Questa tornata elettorale sta vedendo di tutto: alleanze con Fratelli d'Italia, alleanze contro Fratelli d'Italia, nel centro sinistra, contro la Lega, a fianco della Lega... Un caro amico di lunghissima militanza autonomista mi ha detto: 'Spiegami, non capisco, ho perso il filo'.In casa autonomista però niente, né una Fiuggi né una Bolognina, con un cambio epocale, l'abbandono di ogni discriminante nazionalista e sovranista”.

Risultato, una marea di abbandoni di consiglieri provinciali, comunali e altre figure di spicco del partito: Michele Rossini, Paola Demagri, Ugo Rossi, Luigi Panizza, Alberto Pattini, Dario Pallaoro, Tiziano Uez, Manuela Bottamedi, Roberto Stanchina, Alberto Pedrotti.. E la deputata Emanuela Rossini.

Ma a dispetto di tutto, l'ineffabile segretario Simone Marchiori, a chi gli chiede se il Patt va a destra, replica: “Questo modo di vedere le cose è sbagliato. Non si tratta di destra o sinistra, ma di lavorare per l'Autonomia”.

Di questo clima di disarmo risentono anche i rapporti interni fra chi è rimasto. Ultimo caso, quello di Pinzolo, dove ancora l'ultimo giorno valido per il deposito delle liste, nessuno – tranne il segretario Marchiori – sa ancora chi sia il candidato sindaco del Patt. Ci sono due (o forse tre) papabili, uno dei quali, il più convinto del fatto suo, scopre in quel momento non solo di non essere il prescelto , ma di essere addirittura finito in fondo alla lista. Al che, strappando la candidatura, sbotta: “Un partito di pagliacci! Non sapevo di essere capitato con questa ghenga! Il messaggio che passa ai giovani cos'è? Che Giuda era un figo!”.

E non è finita, perché un altro candidato, solidale con lui, minaccia di ritirarsi a sua volta, il che farebbe mancare il numero minimo di candidati, escludendo il partito dalla competizione elettorale. Poi si rassegna e la lista è salva.

Per Trento, poi, è stato candidato il giovane Andrea Demarchi, il cui curriculum politico si limita a una candidatura senza successo alle elezioni circoscrizionali di qualche anno fa. Col centro sinistra.

Immaginarlo sindaco di Trento suscita inevitabilmente qualche ironia anche all'interno della stessa destra (per Urzì , la sua “Prima Trento”, è “una lista irrilevante”), come pure in alcune cronache dei giornali.

Ma il nostro reagisce: ricordare la sua precedente, unica avventura politica significa “scavare nel mio passato”, un passato che comunque adesso ripudia: “Penso in questi ultimissimi anni di aver raggiunto una serie progressiva di certezze e convincimenti frutto delle mie esperienze, anche se in questa fase della vita naturalmente le ingenuità non mancano, così come non mancheranno gli errori per i quali anzi in anticipo mi scuso”.

Poi uno sberleffo ai critici “Sono solo un ragazzo, ho appena cominciato la campagna elettorale: perché avete già così paura?” e una metafora ispirata alla sua passione per l’atletica: “Affronterò questa campagna elettorale con lo stesso spirito con il quale affronto i 400 metri su pista, la distanza più difficile e impegnativa, che richiede resistenza, coraggio, prudenza e cervello”.

Che vinca il migliore.

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