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Tante idee per una lenta ripresa

Il 15 giugno è ripreso lo spettacolo dal vivo. Almeno sulla carta, perché tra limitazioni e protocolli che cambiano non è facile muoversi. Dall’annuncio della riapertura dei teatri, viene da porsi due domande: che tipo di ripresa dobbiamo aspettarci? Quali idee e progetti ci sono per l’immediato e prossimo futuro? Abbiamo posto questi quesiti a diversi esponenti del teatro trentino, dagli enti pubblici alle realtà produttive ai festival, con l’intento di ricostruire una panoramica quanto più possibile ampia e rappresentativa di come il mondo della scena nostrana abbia attraversato il lockdown e come stia ora cercando di uscirne.

Francesco Nardelli, direttore del Centro S. Chiara

Partiamo dagli enti pubblici. Per Francesco Nardelli, direttore del Centro Santa Chiara, “sarà una ripresa con condizionamenti sia per le modalità di fruizione che dei contenuti degli spettacoli”. Applicando i protocolli vigenti, potranno essere realizzati spettacoli di parola senza dinamiche di contatto, concerti con un metro di distanza tra i musicisti, eventi crossover di musica e parola che garantiscano le misure di sicurezza. Forse, con deroga, anche proposte di danza. Nel concreto, nell’immediato questo si traduce in Teatro Capovolto. Cornice del cartellone, il Teatro Sociale di Trento aperto dal retro, dal lato di piazza Battisti.

Quanto alla programmazione invernale, si pianifica come non ci fosse un problema, considerando come piano B l’idea di videoriprese in diretta. Si conta comunque su una riconsiderazione delle disposizioni attuali, ragionando ad una ripresa lenta ma con ottimismo.

Per Claudia Gelmi, direttrice del Coordinamento Teatrale Trentino, l’estate servirà per sperimentare sul campo, insieme ad amministrazioni e operatori culturali del territorio, una ripresa comune. Nell’immediato si punterà su proposte all’aperto realizzabili nell’ambito delle linee guida. La risposta del pubblico a questo ritorno alla dimensione aggregativa fornirà informazioni importanti per la successiva programmazione negli spazi chiusi. Si lavora inoltre per mantenere vivo il rapporto tra scuola e teatro.

Passiamo alle realtà produttive, ovvero il cuore pulsante del teatro trentino. Denis Fontanari, direttore artistico di ariaTeatro, non si aspettava una riapertura immediata anche al chiuso. In estate la sala riaprirà solo per il cinema, mentre ci sarà una cospicua attività teatrale all’aperto. È stata rimodulata la rassegna “Tra le mura” a Castel Pergine, realizzata in collaborazione con raumTraum. Invece dei 7 spettacoli di compagnie nazionali previsti, nei mercoledì da luglio a inizio settembre ce ne saranno 11 di compagnie trentine, al fine di dare spazio alle produzioni locali. Di sabato si svolgeranno invece appuntamenti più popolari, legati alla comicità trentina o alla musica, in piazza Fruet. E ci saranno spettacoli per ragazzi nelle frazioni.

Quanto alla stagione invernale, si rimane in attesa: allo stato attuale, potrebbero esserci solo monologhi oppure spettacoli adattati o creati ad hoc. Il Festival Bellandi, saltato ad aprile, dovrebbe diventare il punto di partenza per la nuova stagione.

Mirko Corradini, direttore artistico di EstroTeatro e del Teatro di Villazzano, è “tra quelli che non volevano riaprissero i teatri”, perché nelle condizioni attuali con il solo sbigliettamento è difficile garantire un cachet alle compagnie; meglio sarebbe stato dare ad artisti e compagnie un contributo vero per la ripartenza. In estate si svolgerà attività all’aperto con monologhi, mentre il teatro riaprirà agli spettacoli non prima di settembre/ottobre.

Per la prossima stagione si stanno cercando di organizzare monologhi, spettacoli piccoli, magari di attori conviventi, anche aumentando le repliche. Tra ottobre e dicembre la volontà è quella di venire incontro alle compagnie trentine, magari realizzando un’unica stagione condivisa con i partner di Pergine, Meano e Portland. In modo da immaginare una ripartenza insieme, nel segno della collaborazione.

Le difficoltà aumentano per un piccolo teatro privato come il Portland. Allo stato attuale, spiega il direttore artistico Andrea Brunello, il distanziamento non permette una vera riapertura. Scettico su una ripartenza nel breve periodo, Brunello è ottimista nel lungo, vedendo nella crisi anche uno stimolo per migliorarsi. Quanto alla stagione, i parametri imporrebbero al Portland una forte limitazione in fatto di pubblico (quindi incassi molto minori) e di scelte artistiche. È una fase di riflessione, di osservazione, vissuta con una certa preoccupazione ma anche con un cauto ottimismo.

Alessio Dalla Costa, direttore artistico di Emit Flesti, si attende un ritorno di forme artistiche più intime, con pochi attori, pochi spettatori e più repliche, e vorrebbe proporre un’esperienza di questo tipo. Per lui la riapertura in estate è un bene, un modo per riavvicinare al teatro un pubblico che, nel rispetto delle regole, ha voglia di tornare ad una vita normale.

Emit Flesti, specie a livello formativo, ha puntato molto sull’online, anche se non si può prescindere in toto dalla presenza fisica. Ma per il futuro si può immaginare una compresenza della modalità dal vivo e di quella online.

Per Giulio Federico Janni, anima di raumTraum, sarà invece una ripresa difficile a livello sociale. Con cittadini disabituati e per certi versi ancora spaventati, sarà fondamentale la qualità dei contenuti. Di quale tipo, dipende dalla poetica di ciascun artista o ciascuna compagnia.

Con Emit Flesti si sta con calma ragionando al rilancio della Bottega delle Arti. Tra le idee in campo, anche quella di lavorare sulla transmedialità. Secondo Janni, usare mezzi tecnologici non è tradire il teatro – che ha bisogno di uno spazio fisico e di socialità, anche uno a uno – ma integrarlo. Questa modalità sarà utilizzata anche per un progetto, in parte live e in parte online, con la Compagnia del Calzino.

Daniele Filosi, presidente di Trento Spettacoli.

Daniele Filosi, organizzatore e presidente di Trento Spettacoli, evidenzia il dialogo in corso con le istituzioni politiche per ottenere sostegni per imprese e lavoratori. Dal punto di vista dell’attività artistica, prosegue, è necessario rimettere benzina nel serbatoio. In questo senso, l’estate sarà più facile dell’autunno, anche se i numeri saranno problematici e costi ed energie in termini di tempo e personale non indifferenti. Dagli enti pubblici, Filosi si attende un occhio di riguardo.

Parlando di produzioni in cantiere, c’è Per essere felici bisogna essere in due. Viaggio a Spoon River per un attore e uno spettatore, progetto che intende recuperare appunto questo rapporto ancestrale, oltre che ridare vita e lavoro ad autori, registi e attori. Infine, per Filosi occorre, accanto alla dimensione live, ragionare a contenuti online intriganti, imparando da altri mondi culturali modalità di ingaggio del pubblico e di promozione del processo creativo.

Emanuele Cerra di Evoè!Teatro si aspetta “una ripartenza oscura, rischiosa, temeraria, coraggiosa, che vede però le realtà compatte sull’obiettivo di andare avanti con maggior collaborazione. Una ripartenza più piccola, intima, legata al territorio”. L’attesa è quindi quella di un teatro all’aperto, per poche persone; ci sarà da costruire un rapporto di fiducia nuovo con lo spettatore. Per questo in estate la compagnia proporrà quattro piccoli monologhi con sviluppo leggero, divertente, coinvolgente. Lavori più contenuti, più rispondenti al tempo e con una cura maggiore nel dare le chiavi d’accesso allo spettatore.

Maria Vittoria Barrella, attrice e direttrice artistica de La Burrasca, auspica una presa di coscienza sulla qualità del prodotto artistico e sul ruolo dell’artista. Perché le risorse saranno di meno, ma la richiesta di bellezza sarà maggiore. Crede che le compagnie avranno non poche difficoltà, ma avranno voglia e necessità di reinventarsi. Durante la quarantena l’attrice è stata molto attiva: ha cercato di creare connessioni tra gli artisti trentini, tramite dei gruppi di discussione Whatsapp e soprattutto attraverso il progetto Vicina DiStanza. Modi per creare ponti e veicolare la voglia di costruire insieme, ricercando linguaggi nuovi e sempre più inclusivi.

Terminiamo questa ricognizione con gli storici festival estivi del Trentino, che hanno trovato la maniera di ridefinirsi in una nuova veste in linea con i rispettivi focus artistici. In un certo senso accelerando processi già in atto.

Pergine Festival, diretto da Carla Esperanza Tommasini, si concentrerà sull’appartenenza alla natura. Per capirne il ruolo, come ci poniamo di fronte ad essa, come ricostruire la nostra presenza al suo interno, riscoprendo i nostri luoghi guardandoli con occhi nuovi e consapevoli. Un festival in due stagioni, una estiva (19 luglio-2 agosto) e una autunnale. La parte più prettamente teatrale è rimandata all’autunno, mentre in estate si darà ancor più spazio del normale ad esperienze immersive e multidisciplinari per numeri ridotti: camminate nella natura, performance itineranti o partecipative, installazioni, cinema e musica all’aperto. Va inoltre sottolineato l’ingresso del festival in reti europee come Insitu e “Stronger peripheries: a Southern Coalition”, cosa che ne rimarca la vocazione internazionale.

A Centrale Fies, infine, si aspettano una ripresa lenta e sicura. Passo dopo passo. Anche in questo caso si cambia formato: non più one shot, ma una progettazione sempre più diffusa e per capitoli. Un’esplosione di pratiche, tematiche, visioni sia online che onlife, ma sempre con al centro l’artista e l’opera. La parte digitale è già iniziata, mentre la programmazione che normalmente si svolgeva in quattro giorni sarà spalmata su quattro fine settimana (17 luglio-8 agosto). Protagonisti saranno soprattutto artisti, performer, collettivi molto noti a Centrale Fies. Le performance si svolgeranno negli spazi esterni, mentre in quelli interni si terranno mostre e installazione concepite per ampliare la visione su teatro e performance.

Si può dunque affermare che le realtà del teatro trentino abbiano gli strumenti per fronteggiare questa crisi. Tante e diverse le idee in campo, ma tutte valide per affrontare con pazienza, fiducia e ottimismo una ripresa che sarà giocoforza lenta.

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