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Fra sala e online

La 68a Edizione del Trento Film Festival, in programma dal 27 agosto al 2 settembre, è stata presentata il 19 giugno a Cavalese. Trattandosi di un anno speciale, molto hanno dibattuto gli organizzatori sull’opportunità di portare a termine il progetto anche in condizioni molto mutate. Ne è uscito un festival definito ibrido, in parte online e con momenti di incontro ed eventi live a Trento ma anche sul territorio. Abbiamo posto alcune domande alla direttrice Luana Bisesti e al responsabile del programma cinematografico Sergio Fant.

Si è parlato di un festival ibrido, con proiezioni in parte in sala in parte online. Tutti i film verranno messi online. Si sa già che percentuale si potrà vedere anche in sala?

In sala il 100% – ci dice Sergio Fant -, mentre il 95% online, con l’esclusione dei film che avranno una distribuzione cinematografica in sala, appena riaprono, perché non vogliamo rovinare il mercato ai distributori. E sono comunque solo degli eventi speciali: il film di chiusura ‘Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin’ di Werner Herzog e il film di fiction ‘Paradise’ di Davide Del Degan, distribuito da Fandango. Tutto il resto sarà sia in sala che online. Per i film online sono previsti abbonamenti e biglietti. Poi ci sarà anche un pass, come tradizione del festival, per vedere quello che uno vuole, senza limite. Gli unici limiti saranno il territorio italiano, per questione di diritti di distribuzione e i sette giorni in cui i film saranno online. Che non saranno solo i giorni del festival, perché i film saranno proposti scaglionati giorno per giorno e ognuno resterà online per sette giorni da quando viene proposto, quindi in totale la programmazione durerà due settimane.

Le proiezioni saranno nelle sale di Trento o anche sul territorio?

Stiamo ragionando anche su sale del territorio, dove possono esserci degli spazi allestiti per l’estate. Naturalmente non porteremo delle esclusive, ma delle repliche di film che facciamo a Trento.

Questo festival è stato anche definito “esploso”, visto il diverso periodo, ma anche la sua distribuzione territoriale. Si direbbe alla ricerca di un pubblico di turisti: è così?

No, è il contrario - interviene la direttrice Bisesti -. Noi abbiamo delle relazioni storiche con una serie di partner distribuiti sul territorio come le Apt, e nell’altopiano della Paganella il neonato Mountain Future Festival. Con loro lavoriamo da anni proponendo il nostro tour con programmi di film e documentari e quest’anno ci hanno chiesto se potevano ospitare parte della programmazione del festival. Questa esigenza l’abbiamo letta anche come risposta agli ospiti presenti in quel periodo, ma la differenza è solo che queste collaborazioni sono in contemporanea col festival. D’altronde era anche un modo per avere più pubblico presente, visto che dobbiamo attenerci a delle normative che lo limitano. Quindi sarà un’opportunità per far sì che il festival sia più vissuto e nello stesso tempo la possibilità di dare visibilità a contenuti di un programma già confezionato. Mentre su Trento, parlando di eventi, stiamo cercando di portare cose più aggiornate.

Questa è quindi una situazione che vale solo per quest’anno?

Sì, questa è un’edizione anomala, su cui stiamo investendo e mettendoci alla prova anche riguardo la realtà dell’online. Abbiamo deciso di utilizzarla per acquisire delle conoscenze, e poi per vedere come arrivare al pubblico, mantenere viva l’attenzione, proporre contenuti e un po’ anche come una sfida.

Trovo queste motivazioni più forti e condivisibili di quelle che avete dato durante la conferenza stampa, che parlavano di impegno verso autori che avevano realizzato e proposto film, libri e dato la disponibilità a partecipare. Rispetto il vostro sforzo, ma un anno di sospensione ci poteva anche stare. Ho l’impressione che questo correre ai ripari a tutti i costi sia anche determinato da altro (sponsor, motivazioni alla struttura complessiva del festival). Siete una realtà che muove centinaia di migliaia di euro. Cannes, vostro quasi contemporaneo, è saltato.

Quando in conferenza stampa ho detto che per mesi ci siamo interrogati, intendevo proprio su questo. Dopo di che, come dici, è ovvio che anche nel mondo della cultura se salti un giro non è poi facile riprendere. Infine avevamo un gran lavoro già fatto, gli autori avevano iscritto le opere e noi gli dovevamo delle risposte. E infine l’idea di metterci in gioco e provare a capire cosa vuol dire essere online, testare il pubblico, era interessante. Non so se questo sarà il futuro: spero di no, certo che in certe situazioni acquisire nuove conoscenze può essere interessante.

Chiediamo ad Antonio Artuso, proprietario/gestore del multisala Astra di Trento quali sono le prospettive di ripresa del settore.

Dovrebbero darci la possibilità di aprire dal 15 giugno, ma pochissimi riapriranno: le restrizioni sono troppo forti. Per sistemare una persona a distanza di un metro dall’altra nelle mie sale riesco a mettere 30/40 persone, e non mi conviene. Un altro motivo è la mancanza del prodotto: non escono i film. Dovrei proporre film vecchi, perché i distributori, con la metà dei posti nelle sale, non escono con film importanti. Poi ci sono i problemi di sanificazione e controlli: non puoi accedere al bar se non con dei percorsi precisi, non puoi mangiare in sala... Quindi a Trento apriremo tutti a fine agosto-settembre. Aprono le arene estive, pare che le facciano al Muse. Anche un drive-in, ma io non la vedo quella possibilità, però ci sono grandi richieste.

Voi parteciperete nella programmazione delle arene estive?

No, perché organizzerà il Comune, il Muse, credo anche il Coordinamento Teatrale, il Trento Film Festival. E quando ci sono tanti organizzatori… poi io sono abituato a chiudere due mesi d’estate.

Però poteva essere un’opportunità: il cinema è rimasto chiuso tre mesi, magari un certo pubblico potrebbe anche venire.

Sì, ma cosa proietti? Film già visti? Se li propongo, metà del mio pubblico non va a vederli. Se fai il commerciale, come hanno sempre fatto nelle arene estive, fai delle seconde visioni. E comunque anche lì c'è il distanziamento e non puoi accogliere tanta gente. Alle scuole Crispi ad esempio non ci stanno, perché da 400 passerebbero a meno di 200 e allora sei al limite con costi e ricavi.

Voi avete proposto dal vostro sito #io resto in sala la possibilità di scaricare dei nuovi film a pagamento da vedere sul computer o alla tv. Come sta andando questa offerta?

Oltre le aspettative. Trento ha reagito bene: finora abbiamo staccato 150 biglietti, che sono tanti per un film da guardare in tv. Ma ho aderito soprattutto per tenere il contatto col pubblico, dal quale ho avuto grandi manifestazioni di solidarietà. Durerà fino alla riapertura del cinema. Ma si potrebbe continuare anche dopo, perché se certi piccoli film, non usciranno in sala, potrebbero uscire lì, o in contemporanea, in sala e in piattaforma.

Questa potrebbe essere una prospettiva futura per il cinema.

Sì adesso ci sono queste finestre di 3/4 mesi, poi magari si accorceranno. Ci vorrà del tempo prima che la gente ritorni tranquilla al cinema, perché se ci fanno aprire con le mascherine e uno distante dall’altro chi ci va? La gente ha paura di entrare in luoghi chiusi tutti assieme.

Quando riaprirete la stagione vera e propria, i prezzi aumenteranno?

Sono sicuro di no. Per catturare la gente dovremo mantenere i prezzi attuali. Alcuni hanno anche pensato di abbassarli.

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