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QT n. 9, settembre 2020 Monitor: Teatro

La ripresa del teatro trentino

Connessioni diffuse

Il festival al parco Tre Castagni

Che ripresa è stata? Raccontavamo nel numero di luglio di un teatro trentino pronto, fra tante difficoltà ma anche con fiducia e ottimismo, a mettere in campo molte e diversificate idee per riaccendere un settore rimasto fermo per almeno quattro mesi. Qui intendiamo riflettere sulle scelte artistiche e organizzative che più hanno caratterizzato questa strana estate post emergenza sanitaria. Spaziando dai festival storici alle rassegne stagionali (consolidate o nuove), fino alle iniziative più piccole, c’è materiale abbastanza per tracciare le costanti più ricorrenti.

I protagonisti della scena trentina si sono dati un gran da fare per una ripartenza lenta ma diffusa, con una programmazione estiva ancor più del consueto diluita nei tempi e sul territorio. Una ripresa con numeri necessariamente più contenuti, ma tesa a (ri)creare connessioni a vari livelli: per recuperare il tempo perduto, riprendere contatto con gli spettatori, esplorare nuovi spazi, soprattutto fisici ma talvolta anche virtuali. C’era insomma una gran voglia di teatro, di arte, di incontri, di spettacolo dal vivo.

Una delle tendenze maggiori è stato sicuramente il binomio fra teatro e natura. È stato addirittura il cardine tematico per il Pergine Festival, che nella summer edition (ad ottobre la seconda parte) ha puntato con convinzione su camminate ed esperienze immersive nel verde sovrastante la cittadina, con la chicca di un piccolo festival musicale al Parco Tre Castagni; facendo scoprire una dimensione nuova del motto “Il nostro teatro è la città stessa”, non fermandosi ai consolidati luoghi del festival, ma sperimentandone di nuovi allargandosi alle zone periferiche.

Ha fatto più volte tappa in luoghi naturali il van di TeatroE, che ha portato in diversi spazi urbani e rurali en plein air un ricco programma di spettacoli agili e facilmente trasportabili. Un modo per rilanciare la cultura e lo spettacolo dopo mesi di difficoltà e per tornare a vivere gli spazi con i cittadini.

Anche a Centrale Fies, luogo simbolo della rigenerazione urbana, gli organizzatori hanno sfruttato, come location per le performance, le potenzialità dei peculiari spazi esterni alla struttura.

Parlando di spazi recuperati e ridefiniti, non si può non accennare al Palaz di Vigolo Vattaro. Un edificio cinquecentesco circondato da uno splendido parco alberato che si punta ad adibire a luogo di ospitalità, residenza e alta formazione per le arti. Nel frattempo, in agosto si sono qui tenuti quattro spettacoli di realtà locali e un paio di laboratori. Non si sono però utilizzati solo spazi naturali. C’è stato un deciso ricorso, ancor più che in una comune estate, a luoghi non teatrali. Si potrebbe citare, a questo proposito, la Badia di San Lorenzo, di fronte a piazza Dante a Trento, cornice della rassegna “Il suono del mattino”.

L’estate ai tempi del Covid è stata contraddistinta anche da una delicata ma tenace riconquista dello spazio pubblico. Si pensi a “C’è vita su Trento”, prima uscita post lockdown nella quale tanti artisti locali – segno della rete di mutuo aiuto costruita dal dialogo nato durante la quarantena, altro lascito non indifferente di quest’ultima – hanno animato le vie di Trento; o all’iniziativa “Voci dalla quarantena” in piazza Duomo, una serie di letture interpretate che ha fatto da complemento teatrale al Museo della Quarantena.

Ecco, necessariamente sono stati offerti spettacoli piccoli, per pochi attori e pochi spettatori (recuperando talvolta la relazione uno a uno), ma in quantità copiosa. Al fine di riprendere, nel pieno rispetto delle misure anti-contagio, un contatto diretto con gli spettatori.

Una particolare attenzione è stata data a compagnie e artisti locali e alle loro produzioni. È stato questo il motivo guida sia per la rassegna “Tra le mura” a Castel Pergine, sia per tante proposte del cartellone di “Teatro Capovolto” in piazza Battisti a Trento. Calendario fitto dall’una e dall’altra parte: segno della volontà di recuperare il tempo perduto con un occhio ai fermenti di casa propria.

In questa panoramica, non va dimenticata la tematica dell’online, della transmedialità, di nuovi possibili linguaggi. Certo, per chi scrive il teatro non può prescindere da una condivisione in uno stesso spazio fisico qui e ora, condizione non sostituibile in alcuna maniera; però le arti dal vivo possono e devono esplorare le possibilità offerte dalla tecnologia e confrontarsi con esse. Le indicazioni più disposte in tal senso vengono da Centrale Fies, che ha proposto alcuni capitoli del proprio racconto in modalità online (quindi virtuale) e onlife (una particolare combinazione in cui il virtuale riesce a creare connessioni con il reale).

In conclusione, il teatro trentino ha superato bene la prova estiva, oltrepassando le limitazioni imposte dai protocolli con impegno e fantasia, creando connessioni diffuse. Ora, con l’approssimarsi dell’autunno, si avvicina il momento di tornare in sala. Si annuncia una sfida ancora più laboriosa e stimolante.

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