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Elezioni epocali

Storica svolta in Sudtirolo. Vittoria di Kompatscher, sconfitta di Athesia. Ora tocca al presidente: avrà il coraggio di cambiare come chiedono elettori ed elettrici?

Dal 23 ottobre, la Svp non è più l’unica rappresentante della minoranza nazionale di lingua tedesca, primato che deteneva dal 1948. E Athesia non è più la padrona del partito (come si sussurra nella redazione del Dolomiten), e la sua aperta partecipazione alle elezioni, con attacchi ai non amici e il silenzio su chi non obbediva, ha portato ad una catastrofe dei magnati e monopolisti dei mass media provinciali. Per la prima volta il partito di maggioranza dovrà fare una coalizione con un altro partito di lingua tedesca o mistilingue. E non solo scegliere con quali eletti italiani fare la coalizione.

La Volkspartei ha perso moltissimi voti e due eletti. Kompatscher, il presidente uscente, ha vinto, sia perché rispetto alla sconfitta della Svp, ha perso percentualmente molte meno preferenze, ma anche portando eletti ed elette nuovi e di grande qualità. Il secondo, con addirittura più di 30.000 preferenze, è Hubert Messner, neonatologo in pensione, fratello del famoso alpinista, non iscritto al partito, che è stato eletto a furor di popolo e che tutti aspettano risollevi la condizione disastrosa della sanità. Vicini a Kompatscher sono anche altri eletti con alti consensi, come il sindaco di Bressanone e la sindaca di San Martino in Passiria, Rosmarie Pamer, una dei pochi che al tempo dello scandalo del 2022 (descritto nel libro “Freunde im Edelweiss”) ha chiesto le dimissioni degli esponenti del partito coinvolti e allora fu attaccata duramente dai bonzi del partito. Senza questi nuovi candidati, la Svp avrebbe perso molto di più del 7,4 per cento e 2 eletti, scivolando sotto il 30% invece del 34. Il sistema lobbistico che domina il partito è stato travolto da elettori ed elettrici, che l’hanno punito accusandolo di interessarsi ai fatti propri ed essere indifferente ai veri interessi della popolazione. Le associazioni di albergatori e artigiani, che come al solito avevano indicato i loro candidati, non hanno ottenuto neppure un eletto di loro emissione, nonostante per la prima volta ne avessero scelti anche di altri partiti.

Arno Kompatscher

Il Bauernbund, che aveva quattro candidati “suoi”, ne ha persa una molto in vista, l’assessora all’urbanistica, la pusterese Maria Kuenzer. È sempre sovra rappresentato, ma ora è al pari con gli Arbeitnehmer, i lavoratori dipendenti.

Le destre estreme tedesche hanno intercettato il voto giovanile e hanno approfittato del fatto che la campagna elettorale nelle ultime due settimane si è concentrata su temi come la sicurezza e i migranti (da mandare via). Kompatscher in un dibattito ha chiesto loro che cosa propongono, visto che lui ha chiesto il Cpr a Bolzano e loro hanno detto di no. Sven Knoll, il capolista, ha spiegato che i Cpr devono essere fatti soprattutto in Italia meridionale, per fermare i migranti fin da subito. Il risultato è una radicalizzazione, che ha portato 4 eletti a Südtiroler Freiheit, apertamente secessionista e anti migranti, che nella campagna ha usato slogan presi da AfD, il partito neonazista di Germania. STF ha assorbito anche una parte non irrilevante del voto dei Freiheitlichen, che hanno fatto una campagna moderata e ora vogliono entrare in giunta. Nella stessa area c’è stato il sorprendente successo del folkloristico Jürgen Wirth Anderlan, ex capo degli Schützen, che era stato espulso per le sue posizioni estremiste, e che con le esternazioni no-vax e populiste ha fatto due eletti. E no-vax è anche la lista Vita, dell’avvocata Holzeisen. Il consenso viene soprattutto nelle zone periferiche, non nelle città, nonostante gli immigrati siano concentrati tutti nelle città.

Hubert Messner

Anche i Verdi, o meglio, ormai, i Grüne, hanno intercettato il voto giovanile e questo è costato la non elezione della candidata italiana, ma ha portato all’elezione del più giovane consigliere della legislatura. Anche il TeamK, il secondo partito per consensi, che si presenta come partito transetnico e che è uno dei pochi che si occupa, fra il resto, dei problemi della città di Bolzano, dove vive la maggioranza degli italiani, non è riuscito a far eleggere qualcuno di lingua italiana. Ha comunque confermato i suoi eletti; la consigliera Maria Elisabeth Rieder ha avuto un boom di 9.000 preferenze in più rispetto a cinque anni fa. Forse se fosse stata capolista, il partito sarebbe andato meglio, visto che il capolista e fondatore ha perso metà delle sue preferenze. Come è noto, nella giunta provinciale ci deve essere almeno un esponente di lingua italiana e uno di lingua ladina. Ma la rappresentanza italiana è stata decimata dalla non partecipazione al voto proprio delle città. E in parte dal voto interetnico, per cui gli italiani votano anche candidati di lingua tedesca, come dovrebbe essere normale se si sceglie in base alla stima per le persone. Gli eletti di lingua italiana sono 5, tutti maschi. La Lega ha eletto uno solo, il sindaco di Laives Bianchi, che non è iscritto al partito. Assessori e presidente del Consiglio della Lega sono stati bocciati. La radicalizzazione ha spostato anche il voto di destra italiano verso Fratelli d’Italia, che tuttavia ha fatto solo due eletti. Gli altri italiani sono del Pd e della Civica, una lista che non si dichiara né di destra né di sinistra, pronta a partecipare a qualsiasi giunta.

La giunta che verrà

Ora le possibili coalizioni sono diverse. Tutti sono disponibili a entrare nella nuova giunta. Ognuno tira dalla sua parte nel tentativo di stravolgere il risultato delle urne. Il Dolomiten e l’Alto Adige cercano di scaricare su Kompatscher la responsabilità della sconfitta del partito, e su Achammer, segretario del partito, antico beniamino del giornale di Athesia, poi osteggiato quando ha scelto di stare dalla parte del presidente. I due giornali spingono Thomas Widmann, ex assessore alla Sanità, che non è stato accettato come candidato nelle Svp e che ha fondato il partito-vendetta a suo nome, che la stampa monopolistica dava al 16 percento. Ma il risultato è stato un catastrofico 3,4 percento. È però felice di aver danneggiato il partito di provenienza, e in ogni dibattito si propone con la sua arroganza come assessore. Difficile. La decisione sta nelle mani di Arno Kompatscher, che si è guadagnato, come si è detto sopra, il diritto di interpretare la chiara volontà di cambiamento della popolazione. Avrà il coraggio? Gli esponenti di FdI si sentono in buona posizione, perché la Svp ha sempre fatto coalizioni con partiti al governo a Roma, per facilitare i rapporti. E già da un po’ si sentono ammorbidimenti di esponenti noti per essere stati sempre contro l’Autonomia.

Sven Knoll

Kompatscher si renderà conto dello schiaffo in faccia che darebbe alle persone di lingua italiana che da sempre sono favorevoli all’Autonomia, che ne hanno favorito la realizzazione, con il loro consenso e la loro convinzione di essere parte integrante di questa terra, se si coalizzerà con la destra nazionalista? Il segnale che verrà da questa decisione sarà decisivo per il futuro. Un gran numero di italiani non va più a votare. Demerito dei partiti affaristi anche nel loro campo e consapevolezza di non contare. Per questo il voto si radicalizza, cinque anni fa verso la Lega e oggi verso FdI. Kompatscher potrebbe davvero dare una svolta in questa legislatura che forse per lui è l’ultima e non andare avanti con il solito manuale Cencelli. Potrebbe avere una maggioranza ampia, politica, con TeamK, Pd, Grüne e Civica. E mettere più donne nuove nella giunta. Questi partiti dovrebbero partecipare alla stesura dettagliata del programma, ma non scannarsi per le poltrone, anch’essi proponendo più donne e meno maschi. Lo farebbero? Lascerebbero da parte l’ambizione per il bene comune? Non so. Il presidente dovrebbe coinvolgerli in un programma che elenchi le cose da fare e le priorità, abitazioni a prezzo abbordabile per le lavoratrici e i lavoratori, emergenza climatica, aiuto per l’inflazione, sanità pubblica efficiente e riabilitazione come prevenzione agli aggravamenti in molte malattie (siamo ultimi in Italia per i Lea), sostegno a disabili e loro famiglie, fine delle elargizioni agli speculatori, ecc. Non solo parole, ma quote di bilancio che garantiscano un vero impegno per la riduzione dell’ingiustizia sociale e rendano possibile una crescita che non può essere più solo di sfruttamento del territorio e delle persone, ma culturale, di qualità di vita per tutti. Passerebbe alla storia come un politico che ha saputo cogliere l’occasione per una svolta a favore delle nuove generazioni e per proteggere quelle vecchie. Ma ci vuole coraggio, perché i nemici sono tanti.

Nei primi giorni di novembre ci saranno le prime consultazioni. Vedremo.