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Un cambiamento che fa paura

Anche in Sudtirolo trionfo di Salvini. E cresce l’attrazione fatale fra la Lega e la SVP.

Herbert Dorfmann

Cittadine e cittadini della provincia di Bolzano sono andati a votare in massa (62,74 %), con un aumento del 10% della partecipazione, al contrario che nel resto d’Italia dove c’è stata una diminuzione del 3%,, analoga a quanto avvenuto in Portogallo e in Grecia, paesi uniti dalla difficoltà di uscire dalla lunga crisi economica aggravata dalle politiche europee. L’Unione Europea è stata troppo importante per il Sudtirolo perché si rischiasse che andasse perduto quello che si è avuto, fra cui soprattutto la scomparsa di un confine per molti odioso. E la stragrande maggioranza ha dimostrato di essere d’accordo su questo.

La SVP, col 46,54% dei voti, manda il suo candidato Dorfmann per la terza volta nel Parlamento europeo, con molte più preferenze personali della scorsa tornata. Il partito etnico di maggioranza perde poco (-1,46%) percentualmente, ma perde in quasi tutti i comuni, con perdite minori nelle città, ma anche con numeri a due cifre rispetto alle europee del 2014: Glorenza -14,4%, Corvara, oltre il -12 e così via ovunque. La SVP guadagna invece rispetto alle elezioni provinciali del 2018, dove era al 41,9%. Nelle europee tuttavia ha il risultato peggiore di tutta la sua storia, ma l’aumento del numero dei votanti ha mascherato la perdita. Un interessante studio della piattaforma salto.bz ha constatato che il partito ha perso anche in tutte le regioni del Nord-Est, a cominciare dal Trentino. Un segno della diminuita popolarità della Provincia autonoma, che non attrae più le simpatie di una volta? Il risultato non è comunque male, se confrontato con quelli dei partiti popolari o cristiano-democratici d’Europa, puniti severamente dagli elettorati.

Oltre al consueto amore per la stabilità di una società benestante, hanno aiutato la SVP almeno tre elementi: la legge elettorale fatta su misura; la messa in libertà dei voti dei Freiheitlichen; e lo scandalo austriaco, lo Strache-gate, gestito con maestria dal cancelliere Övp, il quale si appresta a rifarsi nelle elezioni di settembre.

Grande successo, anzi boom, per il partito di coalizione di governo provinciale, la Lega, che raggiunge il 17,47%, diventando il secondo partito nella provincia di Bolzano, con punte del 39,9% a Laives, dove governa con la SVP) e di oltre il 30% nella città di Bolzano, e prende voti in tutta la provincia: a Corvara 28,6%, a Bronzolo 36,7, a Merano 26,5, a Egna 25,4, e a Vadena, Ortisei, e perfino Sarentino, Tesimo, Villandro, ecc., dove gli italiani si contano sulle dita di una mano, e dove quindi il voto viene dato, in mancanza di problemi locali, all’ideologia salviniana, così come diffusa dal suo predicatore.

Il vicepresidente dalla giunta provinciale, Giuliano Vettorato, spiega il successo, oltre che con le performances di Salvini, con la buona amministrazione nei comuni dove è al governo, e così si prepara fiducioso alle elezioni comunali del 2020, dove conta di conquistare il capoluogo e di confermare la giunta della sua cittadina di appartenenza, Laives. Parla della coalizione con la SVP come di un “matrimonio riuscito”, perché fa crescere la Lega e contemporaneamente aiuta la SVP a mantenere il suo bacino di voti. Ma qualche voto gliel’ha portato via, come a Laives, città esempio della prima importante collaborazione istituzionale fra destra e SVP, dove quest’ultima ha perso 3 punti (dal 17,9% al 14,9) e dove sono cresciuti il PD, che qui è all’opposizione (dall’8.6 al 12,35) e il M5S (dal 7,9 al 9,23), in controtendenza con l’andamento generale.

Senz’altro Lega e SVP si piacciono da sempre, e cominciano già le prime avances da entrambe le direzioni. La Lega propone alla SVP di esplorare la possibilità di governare insieme Bolzano, anche se pare impossibile che il partito etnico faccia a livello locale un’apertura prima delle elezioni, abbandonando il principio delle “mani libere”; dall’altra è l’europarlamentare Dorfmann che ha chiesto alla Lega di entrare nel gruppo conservatore del Parlamento europeo e non in quello dei “sovranisti”, che vorrebbero allentare le norme dell’Unione per restituirle agli Stati, per poter svolgere la sua azione politica in modo concreto e in maggioranza.

Renate Holzeisen

Proseguendo con il panorama post-voto, il Team-Köllensperger, (o TeamK, ma pare cambierà nome) si conferma il più forte partito di opposizione, con l’11,19% ottenuto dalla sua candidata nella lista +Europa. Aveva il 15,2% in ottobre, quando ha debuttato, partendo da una costola dissidente del M5S. Ma la candidata Renate Holzeisen, la prima per preferenze nel Nord-Est, non entra nel Parlamento europeo, perché la lista +Europa in cui era inserita non ha raggiunto il quorum.

La legge italiana per le elezioni europee è l’esatto contrario di quella tedesca: in Germania la soglia per le elezioni nazionali è del 5 %, mentre per le europee non c’è, si vota col proporzionale e si elegge anche un sostituto per ogni eletto, che prenderà il suo posto nel caso non possa portare alla fine il suo mandato. La legge italiana invece ha una soglia molto alta (4%) proprio per le elezioni europee, il che esclude dalla rappresentanza diverse istanze e gruppi sociali che potrebbero portare un contributo interessante allo sviluppo dell’Unione. Molto combattiva, l’avvocata, che si era candidata in passato con i Verdi e ha fatto anche importanti battaglie contro potentati locali, nella campagna elettorale ha accusato l’avversario Dorfmann di lobbismo a favore dei contadini e la SVP di mancanza di scrupoli per l’accordo con Forza Italia, e ha sostenuto la necessità di allontanare gli ostacoli alla diffusione del bilinguismo. Ha anche denunciato lo squilibrio dei giornali dell’Athesia, che avrebbero tenuta nascosta la sua candidature fino agli ultimi giorni di campagna.

I Verdi hanno mantenuto, con una piccola perdita rispetto al 2014, il loro potenziale elettorale, (allora erano con la lista L’altra Europa con Tsipras e la candidata era Oktavia Brugger), ottenendo l’8,68% e guadagnando due punti rispetto alle provinciali dell’anno scorso. Il non raggiungimento della soglia a livello nazionale li mette comunque fuori gioco. Il boom dei Verdi in Germania, in Irlanda e in altri Paesi europei non ha avuto un effetto trainante per quelli italiani, che rimangono una forza politica marginale nonostante l’urgenza delle tematiche ambientali e la necessità di dare spazio all’economia sostenibile.

Il PD, al 6,46 %, ha confermato il suo crollo a livello locale, perdendo più di 9,23 punti rispetto al 2014, ma è in lieve rialzo rispetto allo scorso ottobre, quindi si sono detti contenti del risultato. In caduta libera, col 3,77%, il Movimento 5 stelle, più che dimezzato. Nelle sedi in cui è rappresentato, ha fatto cose buone, ma l’uscita di Paul Köllensperger, il loro maggiore esponente, molto stimato, ha indebolito ulteriormente questa forza politica. Forza Italia, compagna di strada della SVP in questa elezione, è passata dal 4,7% delle elezioni provinciali del 2018 all’1,73, confermando la sua irrilevanza.

Un futuro preoccupante

Infine: non nascondo che mi sento un po’ giù di morale. Condivido con molte persone l’inquietudine insita in un periodo di cambiamento. Mi piacciono i cambiamenti, ma qui si tratta di un cambiamento al buio, e quel poco che si sa non sembra attraente. E fra le tante promesse alcune fanno paura: l’attacco di alcuni esponenti della Lega trionfante ai diritti civili rischia di riportare indietro di cinquant’anni le donne e il valore della differenza come qualità di una società moderna in cui si possa convivere liberamente; la flat tax, purtroppo, ha dimostrato nelle sue rare applicazioni di non portare giustizia sociale e sviluppo economico. E non vorrei che la riduzione avvenisse, come al solito, per quelli che le tasse non le hanno mai pagate. E non vorrei che, anziché trovare le risorse per investire mella sanità e nella scuola, le minori entrate spingessero a tagliare ulteriormente in questi due settori fondamentali.

Il successo dei vincitori di oggi ha fatto leva sul disagio provocato dalle scelte politiche degli ultimi anni, di destra e soprattutto di una cosiddetta sinistra, trasformista nei contenuti, che hanno prodotto povertà, incertezza, e ingiustizia sociale, e arrivano a disprezzare chi è diventato povero, tanto da parlarne sui giornali di centrosinistra come di “classi subalterne”, come nell’Ottocento.

Negli ultimi dieci anni sono stati tagliati gli investimenti negli ospedali, nella scuola, non si è fatta la lotta all’evasione fiscale, non si sono fatte politiche per la promozione delle donne che negli altri paesi civili portano aumenti del PIL oltre che miglioramento della qualità di vita. Tutto questo pesa sulla popolazione seria e lavoratrice (o che vorrebbe lavorare), responsabile e onesta.

Nel ricco Sudtirolo, che sa usare splendidamente le armi del marketing, c’è un ritardo pauroso nella cura dei malati, abbandonati a se stessi e alle loro famiglie (se ne hanno). Il Piano nazionale per la cronicità del 2016 è ignorato, perché “noi siamo sempre i migliori e non abbiamo nulla da imparare”. Mi chiedo e chiedo: i nuovi partiti al potere o qualche politico si occuperanno di questo? Che cosa faranno per salvarci dal male fatto dai loro predecessori e dalla loro ignavia? E non riesco ad essere ottimista.

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