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Accordo o trappola?

Mandato di cattura europeo: il piano geniale di Silvio Berlusconi.

L’accordo che Berlusconi ha concluso con il primo ministro belga Verhofstadt sul mandato di cattura europeo crea più problemi di quanti ne risolva. Dopo aver fatto finta che gli ostacoli fossero il numero e la qualità dei reati (6 sì, 26 no), la retroattività o meno e il termine di applicazione, Silvio Berlusconi con un colpo da maestro che ha spiazzato l’opposizione ha improvvisamente dichiarato di accettare la proposta-quadro definita il 6 dicembre 2001, alla condizione "che il Parlamento italiano modifichi la Costituzione" nei punti relativi ai diritti fondamentali delle persone, che ne impedirebbero l’applicazione.

Così facendo Berlusconi ha preso molti piccioni con una sola fava: sì (a parole) al mandato di cattura europeo; dilazione senza termini alla sua applicazione; necessità di modificare prima la Costituzione.

Berlusconi chiama in causa il Parlamento, ma in realtà getta la palla all’opposizione: per cambiare la Costituzione occorre il suo consenso per via del voto qualificato previsto dall’art. 138. Ma il Cavaliere, con un sorriso che gli scopre i denti da squalo, non drammatizza: entro il 2004, termine di inizio di esecuzione del mandato " i Paesi che si saranno adeguati con la legislazione interna avranno uno spazio giudiziario comune, gli altri resteranno fuori".

Berlusconi può permettersi toni così sornioni e minimalisti perché sa che se la Costituzione non verrà cambiata, e quindi in Italia non sarà valido il mandato di cattura europeo, la colpa sarà esclusivamente del centro-sinistra, che con la sua opposizione gli farà un piacere personale per i suoi guai giudiziari, e contribuirà inoltre a indebolire i legami dell’Italia con l’Europa. Viceversa, se la Costituzione verrà cambiata (senza necessità), avremo il mandato di cattura europeo, ma il nostro stato di diritto ne riuscirà stravolto, con la complicità dell’opposizione.

Un piano davvero diabolico, che mette in forte imbarazzo le varie componenti dell’Ulivo: qualunque politica faccia (contribuire a cambiare la Costituzione, od opporsi) si ritorcerebbe a vantaggio di Berlusconi e del suo Governo.

La posizione di Berlusconi si basa come al solito su una menzogna: che il mandato di cattura europeo sia incompatibile con alcune norme della nostra Costituzione. Lo ha già rilevato il procuratore generale Saverio Borrelli: "Una modifica della Costituzione per aderire all’accordo? Francamente non riesco a capire perché. Non mi pare che ci sia questa esigenza".

Non sembra in effetti che l’Accordo violi i diritti fondamentali dei cittadini. Dal testo che è stato pubblicato risulta chiaramente che il mandato può essere rifiutato qualora si ritenga che sia stato emesso per ragioni di discriminazione, o di persecuzione politica, religiosa, sessuale, razziale, etnica, ecc. L’Accordo richiama espressamente l’art. 6 del Trattato UE e la necessità che siano rispettati i diritti e le libertà fondamentali. Gli articoli 3 e 4 prevedono dieci casi specifici nei quali lo Stato richiesto può rifiutarsi di eseguire il mandato.

Il testo dell’Accordo richiama inoltre la Carta dell’Unione Europea e in particolare i diritti relativi al giusto processo, alla presunzione di innocenza, al giudice terzo ed imparziale, alle garanzie di difesa.

Per quello che può contare la mia opinione, anch’io non vedo quale norma della Costituzione debba essere cambiata per armonizzarla col mandato di cattura europeo.

Per chiarezza va ricordato che anche oggi, prima dell’entrata in vigore del mandato europeo, è possibile che uno Stato estero chieda e ottenga l’arresto in Italia di una persona condannata o semplicemente imputata, di qualunque nazionalità: senza che alcuna modifica sia stata portata alla Costituzione. Vi provvede l’istituto della estradizione, sotto il controllo della Corte d’Appello competente per territorio. L’estradizione deve rispettare, e in realtà rispetta, le garanzie previste dalla Costituzione, L’art. 698 cpp prescrive che non può essere concessa l’estradizione per un reato politico, né quando si teme che l’imputato o il condannato verrà sottoposto ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, religione, sesso, nazionalità, ecc. L’art. 705 cpp vieta l’estradizione in ogni caso in cui il procedimento all’estero non assicura il rispetto dei diritti fondamentali, ovvero se la sentenza per cui è stata chiesta l’estradizione contiene disposizioni contrarie all’ordinamento giuridico dello Stato italiano. Infine la medesima norma vieta l’estradizione quando vi è motivo di ritenere che la persona verrà sottoposta a pene o a trattamenti crudeli, disumani o degradanti.

Se questi principi regolano l’attuale estradizione nel pieno rispetto della Costituzione, perché non dovrebbero regolare anche il mandato di cattura europeo, il quale non è altro che un estradizione rapida e semplificata? L’enormità della menzogna di Berlusconi si dimostra in modo inconfutabile con una semplice domanda: perché per 6 reati non vi sarebbe conflitto con la Costituzione, e per 24 sì? Perché nel caso del terrorismo il mandato non viola i diritti costituzionali, e nel caso della corruzione o del riciclaggio sì? Non c’è e non può esservi risposta, e il silenzio svela la menzogna.

Quali modifiche allora Berlusconi vuole apportare alla Costituzione con la scusa di adeguare l’ordinamento giuridico italiano a quello degli altri Stati, e rendere quindi applicabile anche all’Italia il mandato di cattura europeo?

Due sembrano gli obbiettivi: l’obbligatorietà della legge penale (art. 112 Cost.) e l’indipendenza del potere giudiziario (art. 104). L’abile stratagemma di Berlusconi ha gettato su una opposizione alquanto confusa un dilemma che è in realtà un ricatto: "Volete il mandato di cattura europeo? Allora aiutatemi a cambiare la Costituzione". Il cambiamento non c’entra per nulla col mandato, ma fa parte del programma di Forza Italia: ridurre all’obbedienza i Pubblici Ministeri ed eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale.

Questa è la vera posta in gioco, già azzannata per metà dai denti da squalo di Berlusconi. L’Ulivo deve rendersene conto presto, prima che sia tardi, e andare al contrattacco senza più indecisioni.