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Tutto come prima

La vita riparte e nel centro-destra si è riaccesa la baruffa sul candidato a sindaco di Trento. Per il povero avvocato Baracetti gli esami non finiscono mai.

l'avvocato Baracetti

Duecentomila positivi fa, ai tempi dei concertini sui balconi, molti ottimisti ipotizzavano che l’esperienza dell’epidemia ci avrebbe cambiato, portandoci a riscoprire valori, a badare all’essenziale, ad essere meno frivoli, più meditativi.

Al momento non si vedono sintomi di tutto ciò. Di certo, nel centro-destra qualcuno ha profittato delle settimane di silenzioso isolamento per meditare sulle prossime elezioni comunali di Trento, e ripensando alla candidatura a sindaco dell’avvocato Alessandro Baracetti (nella foto) deve essersi chiesto, sgomento: “Ma che cazzo abbiamo fatto?!”.

E dire che non era stata una decisione affrettata. Il 4 gennaio il segretario della Lega Bisesti, che voleva anticipare la scelta del centro-sinistra, aveva annunciato: “Tra una settimana dovremo arrivare a tirare le somme”. Una settimana più tardi o poco più furono invece gli avversari a ufficializzare la loro scelta (Ianeselli), mentre la destra continuava a dibattere bruciando un nome dopo l’altro. Tanto – diceva qualcuno – c’è tempo fino a marzo. Poi finalmente la designazione del carneade Baracetti.

Con l’epidemia, la politica entrò in stand-by e il Covid 19 si impadronì di tutte le pagine dei giornali. Solo il professor Sgarbi continuava a galleggiare sui media, nella sua duplice veste di presidente del Mart e di virologo autodidatta.

Ma appena la reclusione si è attenuata, i giochi sono ricominciati quasi da zero; il primo accenno (siamo all’11 maggio) poteva quasi sembrare una inconsistente chiacchiera giornalistica: “In queste settimane non è mancato chi ha iniziato ad avanzare dubbi su quelle che fino a fine febbraio sembravano certezze”. E difatti Bisesti si mostra tranquillo: “Non so chi abbia messo intorno certe voci”. Ma subito l’affare s’ingrossa, stuzzicando la vena lirica del cronista del Trentino: “Covano sotto la cenere del centrodestra le braci dello scontento. In superficie la coalizione sembra un mare tranquillo, ma sotto l’acqua si increspa e infuria fino a formare vortici e mulinelli che potrebbero anche inghiottire Baracetti”.

Che sia vero? Il Trentino ribadisce i vortici e i mulinelli: “Attorno alla candidatura si stanno addensando nubi nere cariche di pioggia. Molti degli alleati non nascondono un certo malumore”. Eppure lo stesso Claudio Cia, uno dei possibili scontenti, tranquillizza: “Che io sappia non ci sono fronde. Io ho una parola sola. Baracetti è il candidato di tutta la coalizione e non avrebbe molto senso cambiare idea adesso”.

Sta di fatto che spunta un’autocandidatura, quella dell’ex UDC Marcello Carli, che si propone con democristiano understatement: “Per ora ho aperto una pagina Facebook, su sollecitazione di tanti amici, per offrire uno spazio di dibattito... Candidarmi a sindaco? Io non prevedo il futuro. So che ho accettato la sollecitazione di molti amici”. E subito trova una sponda nel movimento di Cia, che ribaltando quanto detto poco prima dal suo leader, fa sapere che “è in corso una riflessione”; insomma, niente ancora è deciso.

Messo in dubbio anche da Fratelli d’Italia, Baracetti resiste: “Il candidato sindaco del centrodestra resto io. Nessuno mi ha mai chiesto di fare un passo indietro. Sento anzi crescere intorno a me la fiducia”. Oltre alla Lega lo appoggia Forza Italia, dove però Micaela Biancofiore, subito accorsa annusando aria di baruffa, dopo aver confessato di non conoscere “il candidato Barbacetto” (Gianni, giornalista del Fatto Quotidiano, che commenta divertito: “Meraviglioso, perfino io sono più noto del loro candidato?”) obietta che, in mancanza di un accordo, dev’essere Roma a decidere.

Un nuovo sfiancante ping pong? No, stavolta la cosa si risolve presto e con dichiarazioni inequivocabili. Il fin lì posato Baracetti definisce i suoi contestatori “serpi in seno” e “avvelenatori di pozzi”; e dalla Lega rincarano: “Gente come lui (Cia, n.d.r.), con la Dc nel dna e tanti fallimenti politici alle spalle, deve stare lontana da noi. Il nostro livello di sopportazione è giunto al limite”. Col che ‘Agire’ è ufficialmente buttato fuori dal centro-destra e il suo leader Cia minacciato addirittura di licenziamento dal suo ruolo di assessore agli Enti locali.

Ancora qualche brontolio, ma ormai i due principali schieramenti del centro-destra sono pronti: con Baracetti i tre partiti nazionali, con Carli ‘Agire’, la DC di Gubert e magari qualche forzista dissidente seguace della Biancofiore. Per non parlare del residuo magma centrista, da “Si può fare” di Silvia Zanetti a “Progetto Trentino” di Grisenti, ancora in fermento.

Resta un interrogativo: che farà Giacomo Bezzi, coordinatore regionale di ‘Cambiamo’, il partito di Giovanni Toti? Lui vorrebbe stare con la destra destra, ma lo vorranno? Comunque, al momento ha altri pensieri: il risarcimento di 500.000 euro che ha richiesto alla Provincia, accusata di aver pasticciato nella conta dei voti alle provinciali del 2018, assegnando a Savoi un seggio che spettava a lui: “Ci ho pensato su per diversi mesi e mi sono convinto che quella del ristoro economico, sia la via più giusta. Se uno fa bene i conti, 500 mila euro, nel corso dei 5 anni di legislatura in Provincia, non rappresentano nemmeno tutta la cifra che spetta ad un consigliere”.

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