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QT n. 4, aprile 2019 L’editoriale

Sulla riva del fiume

PD e Patt aspettano il cadavere (politico) di Salvini e Fugatti, convinti che poi toccherà a loro governare.

Nel recente congresso del Patt (ne parliamo in questo articolo), anche se non sbandierato era prevalente questo sentimento: sediamoci sulla riva del fiume e aspettiamo. Passerà il cadavere (politico, intendiamoci) di Salvini. Poi, subito dopo, non avendo una statura autonoma - alla Zaia per intenderci - passerà il cadavere di Fugatti. E allora sarà ancora il nostro turno.

A nostro avviso si sbagliano, e di grosso. Non tanto nella previsione della fine, pur non imminente, di Salvini, cui ci associamo di cuore. La sicumera dell’uomo, che per ora fa velo a livello d’immagine rispetto alle continue sbandate politiche (quale politica internazionale, quale fiscale, quale giustizia...?), ci sembra un puro effetto mediatico, che pur innestandosi su pulsioni reali, è troppo di facciata per poter durare a lungo.

Siamo un po’ meno sicuri rispetto a Fugatti, che comunque in effetti, oltre a importare le politiche salviniane (contro gli immigrati e le differenze di genere) ma, per fortuna, non i modi, ha mostrato ben poco. Un minimo di capacità di interfacciarsi con la Chiesa sul tema dei profughi; continui segnali di attenzione alle periferie esplicitatisi in mille trasferte; d’altra parte una subalternità preoccupante alle richieste venete, vedi innanzitutto PiRuBi; una grottesca accentuazione nostrana degli allarmismi securitari, con la strampalata invenzione del pericolo lupo (vedi a pag. 26); una chiusura alle tematiche ambientaliste, che pur stanno riscuotendo sempre maggior interesse tra i giovani; il tentativo di dar seguito a superficiali promesse elettorali, attraverso l’esasperato decentramento dei presìdi sanitari. Se a questo aggiungiamo i nervi poco saldi nel gestire situazioni di normale conflittualità con le parti sociali (gli insegnanti dei corsi sulle differenze di genere), ci sembra di poter dire che Fugatti, almeno per ora, sta solo vivendo nel riflesso del consenso salviniano, e che quindi la previsione degli amici del Patt non è del tutto fuori luogo.

Fuori luogo invece è la conclusione: poi toccherà a noi. Neanche per sogno.

E lo stesso errore lo fa il Pd locale. Che al termine di un non esaltante congresso ha eletto un segretario – Lucia Maestri – certamente molto meno innovativo del pur non rivoluzionario Nicola Zingaretti. E fin qui pazienza, la rivoluzione può attendere. La pazienza però termina quando si sentono circolare tra i possibili candidati alle europee nomi come quello del sindaco ed ex presidente Alberto Pacher. Degnissima persona, (che difatti ha avuto il buon senso di declinare la proposta) ma soprattutto vice – in tutta la sua vita politica – di Lorenzo Dellai. Ora, pensare che alla fine del leghismo si possano riaprire spazi per la serie B dei protagonisti della scorsa stagione politica, significa non aver capito niente.

Non aver capito che ogni voto alla Lega e ai grillini chiedeva un cambiamento, un cambiamento vero. E se Salvini, Fugatti, Di Maio, questo cambiamento non lo sanno interpretare, non è che la domanda rifluisce. E che si va a votare Pacher, D’Alema, Boschi. No. Si voterà qualcun altro, e non è detto che non sia qualcuno peggiore di Salvini.

Ma allora, quale è stato il cambiamento richiesto dagli elettori? Su queste pagine noi tanto abbiamo scritto. Non pretendiamo che i partiti concordino. E non è questo che ci sconcerta. Ci lascia invece basiti il fatto che di questo non si discuta: quali errori si sono fatti in questi anni, a quali nuove politiche si deve dare corso.

Si sta invece seduti sulla sponda del fiume. Si guarda il film con il sacchetto dei pop corn sulle ginocchia. Si fanno i soliti giochetti sui soliti giri dei soliti nomi.

Alla serata che ha contestato le politiche fugattiane sui lupi (due sale del MUSE stracolme di gente, tanta convinzione, tanti giovani) quanti esponenti c’erano del più grande partito d’opposizione? Per sentire cosa pensa la gente, come si rapporta con le trovate della nuova giunta, che sensibilità ha verso temi sempre più centrali come l’ambiente? Non c’era nessuno.

Loro erano sulla riva del fiume. E intanto parlano delle prossime poltrone.

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