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QT n. 11, novembre 2013 Servizi

“La Valdastico la vuole l’Europa”

L’ultima carta del Governo per aggirare lo Statuto d’autonomia

Il Comitato contro la Valdastico Nord lo ha detto chiaramente ai candidati presidenti in sala (pochi, a dire il vero) al convegno del 12 ottobre scorso: la prossima legislatura provinciale avrà un problema: fermare il Governo che ha fatto inserire la Valdastico Nord nei progetti della rete europea TEN -T, facendo credere ai trentini che sia l’Europa a volerla.

Fallito il tentativo della “legge obbiettivo” per il ricorso della Provincia alla Corte Costituzionale contro la costruzione dell’autostrada Vicenza- Trento, il Governo infatti gioca la carta della “rete europea”, l’ultimo escamotage per far capitolare il Trentino e la norma statutaria che impone di procedere solo dopo un’intesa con la PAT.

La realtà è ben diversa, e dopo 40 anni di tira e molla, emerge in tutta la sua desolante chiarezza. La costosissima Valdastico Nord (2 miliardi di euro la costruzione, 8 milioni all’anno solo di energia elettrica) è l’assicurazione per il mantenimento, da parte di Serenissima, della concessione per il tratto autostradale più ricco del centro-nord, la Brescia-Padova, i cui incassi dal 2022 al 2046 ammonteranno a 14 miliardi, 132 milioni e 672 mila euro. Briciole, dunque, i 2 miliardi della bretella trentina, briciole che la A4 Holding (Banca Intesa e Gruppo Astalti) ammortizzerà con l’aumento dei prezzi sul tratto Brescia-Padova. Il solito giochetto all’italiana, dove i maggiori costi li paga Pantalone, cioè i viaggiatori delle Serenissima; le opere inutili ingrassano sempre qualcuno, o addirittura ostacolano progetti eco-compatibili di trasporto su rotaia, come l’intermodalità di Verona.

Ma i 40 km. di tracciato, dei quali solo 6 all’aperto, mentre una trentina sono in galleria e 4 su viadotti, secondo lo studio del geologo Luigi Frassinella presentano anche una serie di pregiudiziali di carattere idrogeologico, che al convegno hanno fatto rizzare i capelli agli amministratori e ai candidati presenti. Il comune più interessato dallo scavo della galleria di valico è Folgaria, il cui sistema di acquedotti è stato recentemente oggetto di interventi di razionalizzazione e potenziamento, a causa di carenze provocate da estati siccitose e dall’afflusso turistico. Ad oggi l’acquedotto folgaretano è alimentato da 18 captazioni, con prevalenza di apporti carsici. Con gli scavi, la depressione della falda carsica sarebbe rischiosa, perché causerebbe lo svuotamento dei serbatoi naturali che alimentano le maggiori sorgenti, lasciando prive di rifornimento idrico utenze pubbliche e private. Una faccenda solo temporanea? “Un periodo di lunghezza inaccettabile - sentenzia Frassinella - per la le caratteristiche antropiche del luogo”.

Ma gli ostinati sostenitori di questa follia saranno al corrente di queste difficoltà, degli intrallazzi a monte, del costo spropositato dell’opera, del rischio idrogeologico, dell’aumento dell’inquinamento, che non possiamo trattare in questa sede per ragioni di spazio?

Difficile dirlo: al convegno organizzato dal Comitato, nessuno di costoro si è presentato, nemmeno uno, neppure per sbaglio!

I rifiuti tossici della Valdastico

Poco più di un anno fa, il 22 settembre 2012, è stato inaugurato il primo tronco della Valdastico-sud, quel tratto autostradale che alla fine, nel 2014, dovrebbe collegare Rovigo con Vicenza. In quella occasione Ciaccia, viceministro alle infrastrutture del governo Monti, affermava: “Ritengo che non sia più tempo per visioni localistiche, di ragionamenti che limitano le politiche di sviluppo in un’ottica strenuamente territoriale”. Ce l’aveva con la Provincia di Trento, che non dava il permesso di passare sul proprio territorio col tratto nord, per collegarsi all’Autobrennero. Neanche il tempo di completarla quella meraviglia della Valdastico-sud, e si è già dovuta muovere la Direzione distrettuale anti-mafia di Venezia, iscrivendo nel registro degli indagati 27 persone, fra cui l’ex presidente della autostrada Schneck, che quel giorno dell’inaugurazione si faceva fotografare mentre stringeva calorosamente la mano all’amico viceministro (amico e datore di lavoro, visto che prima di venir chiamato da Monti - neanche un anno prima - a fare il viceministro, era amministratore delegato di Banca Intesa-Infrastrutture, principale azionista dell’autostrada).

La pm Rita Ugolini sta indagando sull’ipotesi che il fondo dell’autostrada sia stato fatto sversando oltre 150.000 metri cubi di scorie di acciaieria non bonificati e quindi tossici. Sono infatti già morti animali per aver bevuto acqua che scorreva a fianco dell’infrastruttura, da cui un esposto alla magistratura di Medicina Democratica, e la partenza delle indagini. Gli abitanti dei dintorni dell’autostrada hanno raccontato al giornalista Paolo Tessadri che “di notte arrivavano anche trenta camion e scaricavano il materiale. Poi di giorno le ruspe spianavano” (Il Fatto, 13.7.13). Adesso la pm si sta muovendo per verificare quanti dei 54 km dell’autostrada presentino problemi del genere, e che l’inquinamento penetrato nei terreni che l’arteria attraversa, coltivati soprattutto a mais, non sia arrivato a contaminare le stesse falde acquifere. E se così fosse, che potrebbe succedere? La magistratura potrebbe far tirare via il fondo e far rifare l’autostrada? O dovremmo tenerci il mais e l’acqua contaminati?

Roberto Antolini