A22: non c'è da stare allegri
Io speriamo che me la cavo. Questa in estrema sintesi è la posizione dei nostri governanti (sia a Trento che a Bolzano) sulla gara per la nuova concessione di A22.
Il mese scorso vi abbiamo fatto un lungo resoconto dello stato dell’arte, con le pessime novità della prelazione che non c’è più nel bando di gara e la sicurezza che dovremo affrontare una gara senza rete contro alcuni dei colossi mondiali del settore autostradale.
Negli ultimi trenta giorni si è cincischiato molto nelle stanze politiche, ripetendo mantra del tipo: chiunque vinca dovrà fare le opere che ci interessano e quindi va bene lo stesso.
Anche no. Sulle cosiddette opere accessorie, ossia tutti i lavori previsti nel bando che non riguardano direttamente il nastro d’asfalto principale, potrebbero esserci dei ripensamenti al ministero o pronunciamenti di altri organi, come il CIPESS, che devono dare il loro ok. Tutto ancora da capire.
Ma anche il mantra che le tariffe della nuova concessione saranno così basse che a nessun privato converrà questa specifica gara è stato messo in discussione. È vero che la remunerazione del capitale nella nuova concessione - in base alle tariffe deliberate dall’Autorità Regolatrice dei Trasporti nel 2024 - sarebbe del 6/7 per cento contro un “normale” 20/25 per cento. Ma, guarda te, Salvini nelle settimane scorse ha già chiesto all’ART se quella delibera è valida anche per il bando A22. A norma di legge dovrebbero esserlo, ma la richiesta all’ART manda un messaggio di incertezza.
Insomma, in qualche modo sui punti che politici e manager considerano a nostro favore nella futura gara si allungano ombre. E questo è solo il versante interno.

Perché anche da Bruxelles arrivano nuovi segnali poco tranquillizzanti.
Improvvisamente la Commissione europea si interessa direttamente di A22, mentre finora le varie messe in mora e contestazioni erano rimaste sul piano generale dell’applicabilità della prelazione e del rispetto della concorrenza.
Ancora a fine febbraio, ma resa nota giorni dopo, è arrivata a Roma una richiesta dalla Direzione Generale del Mercato Interno in cui si chiedono chiarimenti anche sull’indennizzo da riconoscere ad Autobrennero per il lavoro di progettazione.
Questo indennizzo, previsto nel project financing, dice che chi promuove il progetto, se non vince, ha diritto ad essere rimborsato dei costi di progettazione. E parliamo ovviamente di decine e decine di milioni. Il codice degli appalti afferma che questo indennizzo può arrivare, al massimo, al 2,5 per cento dell’intero investimento. Per i circa 10 miliardi di investimenti proposti da Autobrennero, farebbero 250 milioni. Ma in realtà è una cifra che i concorrenti diversi da Autobrennero non conoscono, almeno fino al momento in cui vengono scoperte le carte. Quindi, dice la Direzione, c’è uno svantaggio competitivo nella composizione dei costi sui quali basare l’offerta perché ce n’è uno, quello per il progetto, che è noto solo ad uno dei concorrenti.
Tecnicamente vero, anche se ci verrebbe da dire: ma su 10 miliardi di investimenti, ti fanno proprio tanta differenza 10 milioni in più o in meno? A occhio no.
Quel che salta invece davvero agli occhi è l’improvviso interesse puntiglioso della Commissione (di cui la DG è un’articolazione) proprio sul nostro bando. Interesse che noi, maliziosi come non mai, pensiamo non sia del tutto spontaneo in quel di Bruxelles. I soggetti che sappiamo, anche se in via ufficiosa, interessati alla nostra gara sono abbastanza “pesanti” da poter interloquire direttamente con Bruxelles. E in grado di spingere perché al nostro bando vengano fatte le pulci. Niente di illegale, certamente. Ma quando si fanno le pulci…
Quindi, mettiamo in fila quel che vi abbiamo raccontato: primo, possibile messa in discussione delle opere accessorie per i territori; secondo, possibile revisione delle tariffe “basse”; terzo, messa in discussione dell’indennizzo di progetto.
A noi pare abbastanza per dire che la gara è già cominciata e che tutti si sono tolti i guanti. A parte Autobrennero e i nostri governanti. Buon ultimo Fugatti, che ha affermato: “Non possiamo intervenire sul ministero perché siamo parte della gara (vero: le Province e la Regione sono proprietari di uno dei concorrenti, Autobrennero, ma anche non vero visto che siamo anche istituzioni territoriali, ndr) e potremmo rischiare il reato di turbativa d’asta”.
Ecco: andiamo a combattere con i giganti con le mani legate dietro la schiena. Un capolavoro.