L’obiettivo di fondo
Sul significato profondamente positivo dell’ultimo voto referendario, scriviamo all’interno in un’intervista al prof. Mario Del Pero, confrontando il voto italiano, soprattutto giovanile, con il variegato, coraggioso movimento anti-Trump americano, anch’esso caratterizzato da una forte e inaspettata presenza dei giovani.
Cosa caratterizza questo movimento americano? “Indignazione e Costituzione” dice Delpero, indignazione per lo stravolgimento della legalità e dell’umanità perpetrato dal trumpismo, Costituzione perché tutto questo non è stato arginato dalle istituzioni. Analogo discorso, pur meno drammatico, si può fare per il caso italiano: la mobilitazione del No è stata una risposta a una latente tendenza autoritaria incarnata dalla vassalla di Trump. E la difesa della Costituzione, già scattata in tutti gli altri referendum costituzionali, qui si è espressa come argine al debordare del potere politico, alla ricerca di un’inaccettabile impunità.
Il riflesso elettorale di questo sentire è tutt’altro che scontato. In ogni modo troviamo allarmanti e grottesche le disquisizioni politologiche sull’immediato futuro del centro-sinistra o campo largo, sulle primarie sì o no o dopo, su programma e\o leader… Insomma, tutto il vetusto armamentario della politica politicante, che i giovani di cui sopra non a torto snobbano.

Invece il problema che la resistibile ascesa di Meloni, e ancor più quella di Trump hanno evidenziato, riguarda molto altro. La disillusione verso la democrazia e l’attrazione per l’uomo forte hanno radici molto profonde; pensare di contrastarle disquisendo sulla fotogenicità di Elly Schlein o sul carisma di Kamala Harris, è semplicemente ridicolo.
In poche, chiare parole: il vulnus nella nostra società è la perdita di sicurezze economiche e sociali di ormai amplissimi strati della popolazione. Il punto vero è lo straordinario trasferimento di ricchezza dai ceti popolari ai ricchi e ricchissimi verificatosi negli ultimi decenni. Che la gente, con sempre meno soldi e meno protezione sociale, si arrabbi, è inevitabile. Ed è logico che inizi a dubitare di un sistema istituzionale che nulla fa per contrastare questa deriva, ma anzi, la legittima.
Ma a questo punto, tutti i discorsi sul mitico “programma” non possono essere il solito elenco velleitario, la lista della spesa (sanità, scuola, incentivi…) che prescinde dai soldi che hai in tasca. Il punto sono proprio i soldi: riequilibrare la distribuzione della ricchezza. Insomma, tassare chi i soldi li ha. Tutto il resto sono stupidaggini.
Ma allora vediamo che la sinistra non è all’altezza: in questi anni l’unica proposta è stata il salario minimo, che va bene ma non basta certo. Soprattutto quando invece viene celebrato un modello sociale come quello del sindaco Sala a Milano: attrarre dall’estero i miliardari esentandoli dalle tasse, trasformando la ex capitale morale in un’isoletta caraibica paradiso fiscale, dove i ricchi sguazzano e gli altri tirano la cinghia o scappano. Ma ci si rende conto?
Il fatto è che “Hanno vinto i ricchi” (titolo del documentatissimo libro di Riccardo Staglianò). Hanno vinto soprattutto culturamente, parlare delle tasse, anche ai paperoni, è – oggi come oggi - impopolare. Ma se si vuole risolvere l’attuale crisi, questo bisogna fare.
Ed ecco allora che la presenza di questo nuovo movimento può ricoprire un ruolo decisivo. Non solo difendere la legalità, la pace, proteggere il povero immigrato, ma andare alla radice del problema: l’impoverimento della popolazione, il disequilibrio sociale. Dalla forza, dalle idealità dimostrate in questi giorni, può venire la spinta, possono scaturire le energie per ribaltare gli attuali nefasti conformismi ed attuare finalmente una politica fiscale equa.
Naturalmente a livello perlomeno europeo (ma tutto va fatto a quel livello).
Ci starà la sinistra? Che dirà Schlein, cosa ribatterà Conte, come si posizionerà Franceschini?
Beh... almeno li vedremo parlare di problemi veri.