Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca
QT n. 5, maggio 2024 Servizi

Roma: il movimento dei lavoratori è vivo

La manifestazione del 20 aprile ha lasciato il segno. “Chi non c’era ha sbagliato”.

"Adesso basta!". 50.000 lavoratori a Roma il 20 aprile, parole d’ordine che testimoniano le gravi difficoltà del mondo del lavoro oggi in Italia: salario al palo da vent’anni e a distanze siderali rispetto a Germania e Francia, Welfare in disgregazione. Sanità senza medici e infermieri, tempi impossibili per visite ed esami, insegnanti con stipendi tra i più bassi d’Europa. Morti sul lavoro ai massimi storici.

"È andata molto bene. Una manifestazione che lascia il segno anche in previsione delle elezioni europee". Tornano rinfrancati dalla manifestazione di Roma i lavoratori. Michele Massimini (CGIL), operaio alla Sandvik di Rovereto, 52 anni di cui 35 di lavoro, un solo reddito in famiglia è soddisfatto. Concetta Ingà (UIL), dal 2018 portalettere per Poste Italiane: "Oltre le aspettative, la piazza gremita: sicurezza sul lavoro, precarietà, contratti latitanti. Se la situazione seguiterà così, continueremo a lottare". I lavoratori italiani stanno vivendo “da immemore” un tempo di difficoltà e la loro possibilità di incidere sulle scelte politiche ormai è al lumicino.

Immagini della manifestazione del 20 aprile a Roma

Massimini lavora in una multinazionale svedese. Vita operaia. "Ho iniziato a lavorare nel 1989 dopo le Professionali, a 16 anni. Mio padre era venuto dall’Abruzzo nel ‘67, idraulico sotto padrone e poi in proprio. Ora sono operaio alle linee di produzione. Dal dicembre 2014 delegato sindacale CGIL e dal 2015 nel direttivo della Fiom provinciale. Il mio primo lavoro lo trovai in un’azienda che produceva metallo duro: 5 anni, poi fallirono. Era la Metallo Ceramica Trento, di Rovereto. Per un periodo all’Alpa Meccanica, una coop, macchinari per tagliare il marmo, già in difficoltà. Ma non potevo sopportare di stare in cassa integrazione, essere pagato e stare a casa. Poi una ditta artigianale, la VZ Stampi di Isera, che faceva cassonetti per le tapparelle. Un anno e mezzo e quindi per 10 anni all’Adler, componenti di motociclette, ora acquisita da indiani, i 200 operai ridotti a una trentina. C’era la mobilità e mi offrii come volontario: trovai posto a Mezzocorona, alla O.I. Industry che produceva bottiglie di vetro. Poi la Sandvik. Lavoro su macchine computerizzate, ciò che alle superiori ho studiato".

Perché sei andato a Roma?

"Se voglio che cambi qualcosa devo espormi. A Roma sono andato perché i lavoratori sono diventati un oggetto in azienda. Non persone ma beni aziendali, sacrificabili sull’altare del profitto. La prima cosa che l’imprenditore pensa di tagliare è il salario. E a livello governativo, indipendentemente dai colori politici, la classe lavoratrice è quella che va munta. Giusto pagare le tasse, ma dobbiamo pagarle tutti e tutti avere dei servizi che funzionano in cambio".

Sei incazzato?

"Sì perché non guardano al bene pubblico ma a fare regalini a imprenditori e autonomi (che sono quelli che stanno meglio). Noi classe operaia siamo gli ultimi, non contiamo nulla. Solo dipendenti e pensionati pagano tutte le tasse. Anche curarsi sta diventando un lusso. In un paese del Welfare, democratico e europeo. Quando iniziai conobbi un ingegnere americano che invidiava la nostra realtà, dove anche le operazioni chirurgiche più costose avvenivano a carico del sistema sociale".

Quanto guadagni al mese?

"Sono tra i fortunati, nella mia azienda anche grazie al sindacato abbiamo un buon stipendio. Ruotando su tre turni guadagno 1.900 euro. Mia moglie non lavora, ma ha ereditato la casa e l’abbiamo ristrutturata. Ospiti della suocera per 4 anni comunque".

Ricevi il 32% in meno del tuo pari grado tedesco, 30% del tuo pari grado francese.

"30 anni in cui i lavoratori hanno perso devastantemente (sic) sul potere di acquisto dei loro salari".

La sinistra? Il sindacato?

"La sinistra mi chiedo se esista ancora dopo l’esperienza Renzi. Ero cresciuto con una sinistra che pensava al bene sociale e disposta anche a mettersi d’accordo con la destra per il bene dei cittadini… Rimpiango la prima Repubblica. Il sindacato ha perso molte occasioni e da tanti anni non c’è unità. Noi metalmeccanici con gli accordi separati abbiamo perso diritti che non abbiamo ancora recuperato. Non riesco a comprendere come si faccia a parlare di sicurezza sul posto di lavoro e non aver partecipato allo sciopero dell’11 aprile scorso. Ero tesserato Cisl, nel 2104 sono passato alla Fiom perché erano quelli che ci mettevano la faccia e si battevano per cercare di migliorare le cose. Non è da oggi che per evitare di scontrarsi con i poteri forti la Cisl fa solo battaglie di facciata".

Immagini della manifestazione del 20 aprile a Roma

Hai possibilità di carriera in azienda?

"C’è stato qualche caso. Ma non devi essere nelle RSU e devi avere amici nelle direzioni. Del resto io vedrei come un conflitto di interessi avere ruoli apicali o alti in azienda e fare il sindacalista".

Nella scala sociale sei un operaio. Poco, tanto?

"Considerato poco. Però se sto a guardare, io sto meglio dei precari, guarda che sono tanti, che valgono praticamente zero nel senso sociale".

La sicurezza sul lavoro è un canto che i giornalisti intonano ma nessuno ascolta?

"Lavoro in un’azienda che cerca di mantenere una buona sicurezza. Ho lavorato in altre dove la sicurezza non era una priorità ed è cosa che ancora adesso mi spaventa. La semplicità con cui decidono di risparmiare correndo un rischio, secondo loro calcolato. Mi opprime".

“Pensare al futuro è complicato”

Concetta Ingà (UIL) ha 40 anni, è nubile e fa la portalettere per Poste Italiane dal 2018. "Ho lavorato per poste private, prima ancora nel settore assicurativo e 7 anni in una tabaccheria di famiglia. Anche alla Camel per un periodo, vivevo di provvigioni. Ero una partita Iva".

Quanto prendi alle Poste?

"1.300 euro al mese".

Perché sei andata a Roma?

"La sento come la mia causa. La sicurezza sul lavoro è fondamentale: uscire di casa e tornare a casa la sera dopo il lavoro. Poi ritengo importante essere di esempio a chi crede nel sindacato. Far vedere che c’è e tutela lavoratrici e lavoratori".

Anche il livello medio dei salari in Italia non è alto.

Immagini della manifestazione del 20 aprile a Roma

"La cosa mi fa incavolare. Lavoro per Poste Italiane, l’azienda logistica più grande del Paese. 120.000 dipendenti, non sono solo “postali”, anche consulenze, immobiliare e credito. Parliamo della Spa. Con utili spaventosi che dal Covid in poi hanno conosciuto un’impennata. Matteo Del Fante, ceo di Poste, li sta sbandierando con orgoglio. Giustamente, stiamo lavorando bene. Ma da 30 anni non vediamo aumenti salariali significativi. Prendo lo stesso stipendio di un collega che lavora in Poste da 20 anni e sono arrivata nel 2018. Un collega tedesco prende 3.091 euro al mese lordi. Il mio lordo è di 1.600. Una Spa che si rispetti dovrebbe pensare ai propri utili ma anche ai lavoratori che si dedicano all’azienda come fosse la loro. Io indosso la divisa e per i cittadini rappresento l’azienda. Il 31 dicembre 2023 è scaduto il contratto del lavoro e siamo in trattativa. L’azienda ha fatto intendere che non vuole accettare ciò che chiediamo: 260 euro al mese lordi da implementare ai minimi tabellari per adeguare anche il trattamento pensionistico".

La sicurezza?

"Sono sulla strada tutti i giorni e sarebbe corretto avere la possibilità di gestire i mezzi, a norma, controllati… se un portalettere ha un incidente, viene trattato come incidente stradale, non sul lavoro. Infortunio, quindi, ma ci sono colleghi che sono morti. Ti riconoscono molto meno. E ci sono anche morti causati da mezzi delle Poste, non proprio perfetti".

Cosa vuol dire a 40 anni guadagnare 1.300 euro al mese?

"Risparmi pochissimo. Fatichi ad arrivare a fine mese, metà dello stipendio va all’appartamento e al pagamento delle utenze. Pensare al futuro è complicato. Come la comperi la casa? Sono ragioniera. Prima facevo la gavetta e poteva andare bene. Ma guadagnavo di più con lo stesso diploma e ora ho 40 anni. Ho imparato e sono cresciuta. Ma non mi è riconosciuto. A 19 anni mi pensavo ai 40 con una casa in proprietà e uno stipendio ben più alto".

Come i postali tedeschi?

"Sì. L’Europa è cresciuta, siamo rimasti noi il fanalino di coda".

La cosa è dovuta anche al sindacato?

"È necessaria una riflessione obiettiva, indipendentemente dalle sigle. Vanno bene i confronti. Ma sui temi che interessano tutti, toccano i diritti comuni, giocare sui bisogni per fare proselitismo e campagna abbonamenti, lo trovo disdicevole e irrispettoso verso chi al sindacato ci crede e ha bisogno di un supporto. Tutele dei lavoratori in generale ce ne sono poche. Le aziende pensano al profitto a discapito della sicurezza: appalti, subappalti, lavoro in nero. E il Fisco che colpisce dipendenti e pensionati e non tocca i superprofitti. Sgravi fiscali che io non ho. E il Welfare non funziona: la Sanità sta andando allo sbando anche in Trentino. Papà è diabetico. Ha fissato una visita a marzo e gliel'hanno concessa a settembre. I sindacati devono fare il mea culpa. Posso avere idee politiche diverse, ma sui diritti e in questa epoca storica il sindacato deve essere il cavaliere che va alla difesa del lavoratore. L’unità è mancata e ciò ha permesso quello che sta accadendo".

Carriera?

"Nella mia azienda ci sarebbe, ma non è così semplice partendo da portalettere. I concorsi interni sono lacrime e sangue, oppure devi avere lauree megagalattiche. La manifestazione di Roma è stata l’inizio. Sensibilizziamo lavoratori, disoccupati, politici e gente comune. E giovani, prostrati in una situazione avvilente. Ci vuole dignità, lavoro e vita a livello decente".

Commenti (0)

Nessun commento.

Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire altre verifiche e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.