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QT n. 5, maggio 2023 L’editoriale

25 aprile, a mente fredda

Da tempo a Trento – ma anche nel resto d’Italia - ci risulta – non si vedeva una manifestazione politica così partecipata. Il 25 aprile era ormai un rito: per i professionisti della politica, delle istituzioni, della storia. Una cosa doverosa, forse, ma stanca, fuori dal tempo, dopo 80 anni...

E invece questa volta un corteo come non se ne vedeva da anni. Tanta, tanta gente. Ma soprattutto persone sorridenti, che si incontravano, salutavano; ci si abbracciava, con calore, magari passando sopra, con sollievo, a vecchi dissidi, derubricati a sciocchezze. E i giovani si guardavano attorno, lieti di partecipare, come i padri, a una cosa antica che eppure sentivano attuale. Così il corteo per la città, e la cerimonia alla Sala Falconetto gremita e tantissimi dovevano stare fuori, e poi la bella grande festa al Parco delle Albere (sfregiata nella sera da alcune molestie a delle ragazze, ma è tutto un altro discorso, che dovrà peraltro essere affrontato).

Dobbiamo ringraziare il compagno Ignazio” commentavo, e tutti ridevano di gusto. Sì, certo. Le sgangherate provocazioni dei nostalgici immarcescibili hanno aiutato. Hanno cioè resa plasticamente evidente una deriva che altrimenti avanzava lentamente, sottotraccia. Una rimozione, poi una non-demonizzazione del fascismo. Con tutti i conseguenti corollari: si sdogana l’autoritarismo, l’antisemitismo, il razzismo, il nazionalismo dei patrioti per ora chiamato sovranismo, poi si vedrà.

La festa dell’ARCI per il 25 aprile al Parco delle Albere

Una deriva che doveva, necessariamente, essere fermata, per il bene di tutti. Ma bisognava essere in tanti. E in tanti, spontaneamente, hanno risposto. Per questo in piazza, ci si abbracciava felici. “Anche tu...”. “Eh, ma certo” erano le parole sottintese.

Tutto qui? Non sarebbe poco, anzi sarebbe molto. È molto. La difesa della democrazia oggi – purtroppo – non è più solo doverosa, è attuale: Trump, Orban...

Ma forse c’è di più. Si vuole di più. Si cerca di più. Si cerca una politica che non sia solo far carriera, come cantava Guccini. Si vuole che si perseguano i fondamentali della sinistra, della socialdemocrazia, del cattolicesimo democratico: che il lavoro sia dignitoso, lo stato sociale protegga il cittadino, le disuguaglianze vengano combattute. Negli ultimi trent'anni si è andati esattamente nel senso opposto; e a quei temi storici, su cui si è arretrati, se ne sono aggiunti altri: la xenofobia, l’ambiente che si ribella. E allora era logico che il 25 aprile rimanesse come un’escrescenza del passato, una ricorrenza buona forse per gli ottantenni, ma irrimediabilmente svuotata di senso attuale.

La risposta corale, sentita, “di massa” si diceva una volta, a sorella Giorgia e compagno Ignazio indica invece che c’è un popolo che chiede democrazia ed uguaglianza. Lo pretende. Sosterrà chi li persegue, abbandonerà chi li lascerà – continuerà a lasciarli – deperire.