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Per un Islam dei “Lumi”

Il silenzio dei tanti musulmani è dovuto non solo all’intimidazione da parte degli islamisti, ma anche alla scarsa diffusione di una lettura critica del Corano. Da “Una Città”, mensile di Forlì.

Hocine Drouiche (a cura di Barbara Bertoncin e Bettina Foa)
Hocine Drouiche

La questione dell’Islam radicale in Francia è complessa. Occorre tornare all’inizio degli anni ‘80, quando è cominciato l’insediamento dell’Islam politico in questo paese. All’epoca vennero costruite delle moschee, nacquero delle associazioni e anche delle scuole. Ora, siccome l’Islam politico intende esercitare una forma di dominazione, progressivamente ci si è trovati in conflitto con la società locale, che magari non è particolarmente praticante, ma conserva comunque la propria cultura cattolica.

Il problema è che l’Islam come religione ha una posizione dogmatica verso la laicità. Nei testi l’Islam condanna la separazione tra lo stato e la religione, che invece rappresenta il cuore della République.

A complicare le cose è stata poi l’assenza di un dibattito fondato sulla razionalità. Si è messo in un unico calderone da una parte la “verità” predicata dai testi per cui chiunque non sia musulmano è un nemico, dall’altra le crociate e il colonialismo francese. Ciò ha reso impraticabile il dialogo, e gli estremisti, col loro richiamo all’odio, al conflitto, hanno imperversato.

Le persone ragionevoli - e ce ne sono tante - non si sentono rappresentate né dagli estremisti musulmani, ma nemmeno da un certo integralismo laico, che ugualmente rifiuta il dialogo. In questo si è così assistito a una oggettiva convergenza tra islamisti e rappresentanti dell’estrema destra, ma anche dell’estrema sinistra.

È per questo che noi imam “repubblicani” abbiamo dovuto intervenire. Parlo di coraggio, perché non è facile prendere posizione in questo clima. Basta una frase e si è minacciati di morte. Ecco perché sono pochi gli imam, e in generale i musulmani, che osano parlare liberamente, anche se la maggioranza dei credenti non vuole certo imporre l’Islam all’Europa, ma solo vivere in pace. C’è poi il contesto internazionale: le dichiarazioni di Erdogan e le manifestazioni nel mondo arabo-musulmano, irrompendo sulla scena europea, hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco.

All’indomani dell’assassinio del professor Samuel Paty, il mio appello accorato ai musulmani, in particolare agli imam, si proponeva di coinvolgere i politici, ma anche i cittadini, affinché ci aiutino a uscire da questo clima.

Purtroppo alla fine saranno i musulmani a pagare; ne risentirà la stabilità della società locale, saranno i giovani musulmani a rimanere esclusi dal mercato del lavoro, saranno i nostri figli a vedersi rifiutare uno stage, a subire l’odio montante.

I politici, intanto, continuano a far riferimento alle storiche organizzazioni di rappresentanza dell’Islam, che, operando da decenni, hanno assunto un certo peso elettorale. Quando interpelliamo i politici, la loro risposta tipica è che siamo ancora minoritari, che ci sosterranno quando saremo più rappresentativi. Quello che conta non sono i nostri progetti di pace, ma il nostro peso elettorale.

Gli imam francesi dovrebbero emettere una fatwa molto severa ogni qualvolta viene commesso un delitto in nome dell’Islam. Questo sarebbe dovuto succedere dopo l’assassinio di Samuel Paty.

Purtroppo oggi tra gli imam non c’è unità di vedute: alcuni si esprimono chiaramente, altri rimangono nell’ambiguità e altri non prendono posizione. A mio avviso un’organizzazione che rappresenta i musulmani e che non condanna chiaramente gli attentati, mentre è finanziata dallo Stato, rappresenta un problema. Il governo dovrebbe essere chiaro: non si può continuare a lavorare con tali organizzazioni.

Come leggere il Corano

È indubbio che, in assenza di una conoscenza di base della religione musulmana, la lettura del Corano può incitare alla violenza, perché ci sono dei passaggi che dicono esplicitamente di combattere gli infedeli, di ammazzare i miscredenti. Presi alla lettera e senza alcuna conoscenza della cornice storica, sono testi di violenza e di odio.

Ma chi ha avuto una formazione di base sa che questi versetti sono stati scritti in un contesto particolare, quando il profeta era sotto attacco e aveva il diritto di difendersi e anche di detestare chi voleva ucciderlo. Il Corano va anzitutto contestualizzato e questo è il compito che spetta agli imam, alle moschee, alle organizzazioni musulmane. Se prendi un libro di storia dell’Islam continui a trovare dei passaggi pieni di odio, di disumanità. Non si possono lasciare questi libri in mano ai giovani e nemmeno permettere che simili messaggi vengano diffusi in rete. Spetta a noi musulmani occuparci di questo.

Perché non lo si fa? Perché oggi sono le scuole tradizionaliste salafite, estremiste, a dominare il mondo islamico. L’Islam dei Lumi, della ragione, è ancora minoritario.

Ogniqualvolta un imam si appella alla pace e al dialogo viene minacciato, perseguitato o addirittura assassinato dai suoi correligionari che lo considerano un traditore. Il Corano è come la Bibbia, ci sono dei passaggi violenti, ma bisogna contestualizzarli, interpretarli. Certo ci vuole tempo. I cattolici e i protestanti hanno fatto delle guerre con milioni di morti prima di arrivare al razionalismo e a dare un quadro alla loro religione.

I musulmani devono percorrere questa stessa strada e spero che non passerà molto tempo prima che ciò accada.

Tanti Islam

Non esiste un solo Islam, ci sono diverse interpretazioni, varie maniere di viverlo. Recentemente, in circa 140 imam, abbiamo costituito una sorta di Unione europea degli imam. In settembre dovevamo intervenire al Parlamento europeo, ma la pandemia ci ha costretto a rimandare.

Abbiamo intitolato la nostra moschea di Nimes alla fraternità umana per lanciare il messaggio che la fraternità umana viene prima di quella religiosa. Ho quindi apprezzato le parole del Papa, che all’indomani dell’attentato di Nizza ha detto: “Siamo fratelli nell’umanità e invito i cattolici e il popolo francese a rispondere col bene e l’amore umano”.

Ho portato la posizione del Papa nella mia moschea, dicendo ai 300 fedeli che la frequentano: “Vedete che il Papa, pur cattolico, esprime un messaggio di pace e d’amore e di protezione per i musulmani?”. Perché ovviamente dopo l’attentato c’era anche sete di vendetta.

In questa moschea, come in poche altre, noi ricordiamo ogni anno la Shoah, invitando i nostri amici ebrei alla commemorazione. È un modo per ribadire che per essere dei veri musulmani bisogna essere umani. Ma il percorso per cambiare la mentalità non è facile: per secoli ci hanno insegnato che se sei ebreo o non musulmano sei nemico dell’Islam.

Molti hanno approfittato dello stato di diritto in Francia e in generale in Europa per avere mano libera; così, attraverso le moschee, è stato possibile inculcare la dottrina della jihad alla nostra gioventù, senza che nessuno avesse l’autorità per prendere delle contromisure. Il risultato è che oggi dobbiamo fronteggiare un Islam jihadista, belligerante.

Ma se vogliamo continuare a vivere insieme e impedire che l’Islam sia vissuto come una minaccia mondiale - come già sta accadendo - ci vuole una riforma radicale al nostro interno, un’umanizzazione dei testi e una seria formazione degli imam. Non si può continuare con degli imam che si autoproclamano tali, una situazione che esiste solo in Europa. Nei paesi arabo-musulmani non si può diventare imam senza un percorso formativo.

L’Islam va lasciato all’interno della moschea; nello spazio pubblico a dettare le regole è lo stato di diritto, non la religione e tanto meno le interferenze dei paesi islamici. L’obiettivo è quello di diventare dei musulmani europei, delle persone indipendenti e libere, perché il nostro avvenire, l’avvenire dei nostri figli non è in Marocco, in Algeria o in Turchia, ma a Roma, a Parigi, a Londra.

Va poi fatto uno sforzo collettivo per rassicurare le comunità occidentali. Il fatto che in Pakistan, Afghanistan, Siria, Yemen, ci siano attentati terroristici è qualcosa che spaventa e bisogna fare i conti col fatto che l’Islam spaventa le società in cui viviamo. Non è sempre razzismo o islamofobia. Gli europei, legittimamente, chiedono: “Quale Islam state praticando e insegnando ai vostri figli? Quello dell’Afghanistan, dei talebani, o quello sufi del Senegal, il pacifico Islam africano?”. Gli europei hanno il diritto di fare domande, non è pensabile che se qualcuno ci critica, la nostra reazione sia di fargli causa; bisogna imparare ad ascoltare, a stare in dialogo. Tanto più che, come dicevo, non c’è un solo Islam. A me piacerebbe che i musulmani dell’Africa sub-sahariana avessero più voce in Europa, perché l’Islam africano è un Islam sufi, un Islam tradizionalmente di pace.

Io sono arrivato in Francia nel 2002, dopo aver fatto un master di religione comparata in teologia musulmana a Damasco in una scuola di sufismo e ho imparato molto dalla vicenda dell’emiro Abdelkader, importante figura della tradizione sufi; considerato tra i padri della nazione algerina, ha lottato per il suo popolo contro la barbarie occidentale, ma nel 1860 è intervenuto anche per proteggere la comunità cristiana di Damasco dall’aggressione dei Drusi.

Dopo gli studi a Damasco e il pellegrinaggio alla Mecca, ho terminato il mio dottorato in Francia e in seguito sono stato nominato imam dalla comunità di Nimes. Nel 2015 i rappresentanti di alcune istituzioni musulmane di Parigi, vedendo che sostenevo un Islam differente rispetto alle loro idee, hanno cercato di estromettermi. È stato allora che con altri sostenitori di un Islam des lumières abbiamo creato questa moschea. Il giorno della sua apertura, quelle stesse personalità che oggi trattano con Macron volevano chiuderla, adducendo che ero un amico degli ebrei. C’è voluto l’intervento dello Stato per proteggerci.

Oggi la moschea è molto frequentata, tanti credenti la apprezzano perché vi ascoltano parole umane. Ripeto: c’è una maggioranza silenziosa che non si lascia convincere dai discorsi di odio.

Una alleanza pericolosa

Anche se Donald Trump ha perso le elezioni, le destre oggi sono molto forti. In Francia da tempo è diffuso un atteggiamento di incomprensione (a volte è proprio avversione) nei confronti dei musulmani. Questa incomunicabilità, se non proprio paura dell’Islam, ha come effetto che i musulmani si chiudono in se stessi e la società anche. L’estrema destra gioca proprio su questo terreno.

Detto questo, è indubbio che alcuni comportamenti sono inaccettabili: il fatto che un musulmano rifiuti di essere curato da un medico donna o che sua moglie sia curata da un uomo, è una follia!

Se non interveniamo, questi sono argomenti a favore dei partiti più estremisti, non solo di destra. Qui in Francia il rischio è che si crei una saldatura tra l’estrema sinistra e gli islamisti. La sinistra tradizionalmente promuove i valori dell’umanesimo, dell’apertura, della tolleranza; ma davanti al fondamentalismo islamico una certa sinistra ha mostrato una sorta di lassismo, una indulgenza che non è nell’interesse neanche dei musulmani. Non si può transigere sui valori della République, sui pilastri dello stato di diritto, perché a beneficiare di questo permissivismo sarà l’estrema destra e a pagarne il prezzo saranno proprio i musulmani.

* * *

Hocine Drouiche, imam della moschea “Fraternità umana” di Nimes, è vice-presidente della Conferenza degli imam di Francia

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