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QT n. 2, febbraio 2021 Monitor: Cinema

“SanPa: luci e tenebre di San Patrignano”

Una complessa ricostruzione di Cosima Spender

Diviso in cinque episodi di un’ora ciascuno, il film ricostruisce la storia della comunità di San Patrignano e l’operato del suo fondatore Vincenzo Muccioli. Lo fa assemblando immagini di repertorio e molte interviste concesse dai protagonisti: il figlio Andrea (che ha grande spazio), i più stretti collaboratori, diversi ospiti, giornalisti, magistrati. Non c’è voce fuori campo, non ci sono commenti.

Inizialmente gli interventi sottolineano l’opera coraggiosa e meritoria, poi arrivano i lati oscuri. Mancano purtroppo voci importanti come quella di Letizia Moratti, ed è probabile sia stata lei a rifiutare, qualsiasi documentarista l’avrebbe inclusa, visto il suo grande coinvolgimento, anche economico, nella comunità. Si può anche eccepire su squilibri nell’approfondimento dei diversi aspetti positivi e negativi. Anche se di fatto parlare bene è facile, mentre documentare le critiche è molto più complesso. Nell’insieme l’argomento è stato comunque trattato evitando toni inquisitori ed accusatori, dando spazio a sostenitori e detrattori e provando a lasciare che sia lo spettatore a farsi una sua opinione.

Dalla complessità della ricostruzione emergono tre posizioni: chi è con Muccioli (moltissimi in buona fede) e lo difende a spada tratta, vedendo solo le qualità e i lati positivi dell’uomo e del suo operato. Chi fa qualche lieve concessione a possibili limiti, ma considera nel complesso il bilancio talmente positivo che non ha senso esprimere neanche un’eccezione. Infine chi, documenti alla mano, fa il suo mestiere dimostrando, senza acrimonia, eccessi e crimini di alcuni operatori.

Di conseguenza emergono almeno tre problemi. Il primo è la rigidità/fragilità, delle posizioni fideistiche che negano la discussione, per aggrapparsi a certezze indiscutibili che non facciano crollare il castello di convinzioni sulle quali, magari in prima persona, è stata ricostruita la propria vita. Crolla il castello, crollano loro.

Il secondo problema è che la giustizia ha provato con certezza che a San Patrignano almeno un omicidio c’è stato. E questo, pur con tutte le attenuanti e giustificazioni del mondo, è un delitto che Muccioli ha prima negato e poi minimizzato.

Il terzo problema, a mio avviso punto focale del documentario, è aver mostrato che chi per primo ha messo grandissima passione in una missione di salvataggio di ragazzi altrimenti destinati a una vita tragica se non alla morte, è la stessa persona che con altrettanta intensità ha negato critiche, limiti, guasti ed evidenze criminali. Finendo così per auto-danneggiarsi con la propria oltranzista autodifesa negazionista.

Il film ricostruisce queste contraddizioni attraverso le parole dei protagonisti, senza la volontà di criminalizzare l’insieme dell’esperienza San Patrignano, anzi sottolineandone più volte i meriti, ma non celando le ombre. Da qui il dramma di molte persone che credevano in Muccioli, sono state salvate da lui, si sono impegnate

a seguirlo e sostenerlo e poi sono state deluse, e comunque hanno ancora un legame profondo e riconoscente. È chiaro che la dialettica - fare anche male per fare complessivamente bene - è qualcosa che porta a riflettere tutti su coscienza, modalità, limiti, legalità. Per questo il documentario è interessante, perché include, stimola e divide gli spettatori.

Dalle interviste emergono poi molti elementi che lo spettatore può assumere e valutare secondo la propria sensibilità. Anzitutto il ritratto di Muccioli con la sua forza di volontà, i limiti, le contraddizioni, il carisma manipolatore, i suoi legami con la politica e il culto della personalità, il durissimo atteggiamento antiproibizionista, i percorsi rieducativi paternalistici e coercitivi da riconsiderare alla luce delle più recenti esperienze, ed altro.

Come al solito, trattandosi di una vicenda italiana, ci sono molti altri risvolti della figura di Muccioli: la passione per l’occultismo, la latente omosessualità, l’istigazione all’omicidio, che vengono raccontati con contraddittorio e con un peso giustamente minore.

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