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QT n. 4, aprile 2020 Servizi

Le api ci hanno detto…

I risultati di un monitoraggio sull'inquinamento da agro-farmaci in Val di Sole. Qualche buona notizia, qualche altra preoccupante.

Alla fine di gennaio, a Dimaro in Val di Sole, sono stati presentati i risultati del bio-monitoraggio della qualità ambientale per la presenza di agro-farmaci e metalli pesanti.

Le sorprese non sono mancate e con esse anche qualche polemica. I risultati delle analisi sui campioni di polline hanno infatti evidenziato la presenza di residui di agro-farmaci, alcuni dei quali vietati; sorprendente poi la scoperta di tracce di queste sostanze in zone di alta montagna comprese nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio. Infine è emersa un’anomala presenza di residui di piombo nel territorio comunale di Pellizzano, dove è subito partita la richiesta (negata però dal sindaco) di un Consiglio comunale straordinario dedicato all’argomento.

Il monitoraggio è stato promosso dall’associazione apicoltori Val di Sole e in particolare dal suo presidente Francesco Moratti ed è stato studiato e reso concreto da Luigi Angeli ed Erica Rizzi della Libera Università di Bolzano.

Ma chi ha svolto il lavoro duro sul campo, sono state le api. Sì, proprio gli animaletti che producono (se il meteo non tradisce) il miele e che devono convivere con l’attività agricola e umana in generale che non le tiene nella giusta considerazione. Da qui, appunto, l’interesse dell’associazione degli apicoltori. Sono state le api infatti a raccogliere il polline esaminato dai ricercatori, nel quale è stata riscontrata la presenza o meno dei residui di agro-farmaci e metalli pesanti nelle ventiquattro postazioni prescelte dai ricercatori.

È noto il contributo fondamentale delle api nell’impollinazione della frutta coltivata e in generale nel mantenimento della biodiversità. Meno conosciuto è il valore economico dell’allevamento delle api, al terzo posto dopo quello dei bovini e dei suini., come pure il contributo delle api nel biomonitoraggio.

La disposizione degli apiari in Val di Sole messi a disposizione per la ricerca.

L’ape, infatti, nella sua frenetica ricerca di polline, compie numerosi viaggi giornalieri a distanze di qualche chilometro dal proprio alveare; campiona quasi tutte le componenti ambientali (acqua, aria e materiale biologico), riporta all’alveare materiali esterni e li immagazzina secondo criteri controllabili; permette quindi di monitorare aree vaste con tempi di realizzazione brevi e a costi contenuti. È insomma un metodo di analisi delle componenti ambientali riconosciuto a livello scientifico.

Sulla base di queste considerazioni, gli apicoltori della Val di Sole hanno messo a disposizione della ricerca degli apiari distribuiti in ventiquattro località della Val di Sole, da Mostizzolo (inizio valle) su verso Caldes (zone caratterizzate da intensa coltivazione del melo) e quindi più avanti verso il centro della valle (Dimaro, Mezzana, Pellizzano e Ossana), per poi salire nelle valli laterali di Rabbi e di Pejo. I ricercatori hanno fatto esaminare il polline raccolto dalle api in alcuni giorni predeterminati dell’anno 2019.

A questo punto, per analizzare i risultati della ricerca,, ci siamo fatti aiutare da un apicoltore.

È bene ricordare che la coltura intensiva del melo in Val di Sole è presente solo nella parte più bassa della valle - da Mostizzolo fino alle porte di Malè -, con una forte concentrazione nella zona di Caldes laddove, appunto, sorge anche l’unico consorzio ortofrutticolo (marchio Melinda). Da Malè in avanti, i frutteti sono praticamente assenti ed i pochi campi salvati dall’urbanizzazione (molte sono le seconde case) sono coltivati prevalentemente a foraggio. Nelle valli laterali di Rabbi e di Pejo i frutteti sono assenti.

Come noto, la fioritura dei meli rappresenta per le api la prima grande occasione di “fare il pieno” e pertanto, allo scopo di evitare che il polline raccolto dalle api provenisse prevalentemente dai meleti, alterando la finalità del monitoraggio dedicato invece all’intera valle, il campionamento è stato fatto in periodi successivi alla fioritura (aprile) del melo.

I campioni sono stati perciò raccolti in tarda primavera (fine maggio) ed inizio estate (metà e fine luglio) ed infatti, la maggior parte (quasi l’85%) del polline raccolto dalle api ed esaminato dai ricercatori proveniva dal bosco, in particolare dalle piante di frassino.

I campioni di polline sono stati fatti analizzare da un laboratorio chimico di Firenze con un’analisi multiresiduale che ha ricercato 566 principi attivi tra fungicidi, insetticidi, diserbanti e metalli pesanti. I primi tre gruppi sono prevalentemente connessi all’attività umana (coltivazione ed allevamento), mentre i metalli pesanti sono già ben presenti in natura anche se la loro quantità cosiddetta di fondo può subire forti alterazioni a causa dell’attività umana (industria, traffico stradale, agricoltura). Gli insetticidi e i fungicidi sono prevalentemente utilizzati nei meleti, mentre gli erbicidi sono abitualmente in uso anche in altre situazioni (diserbante).

Per chi fosse interessato, lo studio è pubblicato in forma integrale sul sito internet dell’associazione apicoltori Val di Sole. Possiamo comunque riassumere alcune considerazioni sui risultati del monitoraggio.

Cosa ci hanno detto le api

Alcuni principi attivi (ad esempio Phosmet, Fluazinam, Ditiocarbammati, Captan, Folpet, Difenoconazole, ecc.) utilizzati per l’agricoltura intensiva nella parte bassa della valle mostrano fenomeni di deriva (dispersione nell’ambiente) di lunga distanza, trovandosi in Val di Rabbi fino a Piazzola e in Val di Sole fino a Mezzana/Ossana dove, è bene ripeterlo, non dovrebbe trovarsene traccia, vista la grande distanza dalle aree di coltivazione a frutteto.

La presenza di altri numerosi principi attivi (funghicidi come il Dithianon ed erbicidi) è stata invece riscontrata solo (o quasi) nei campioni raccolti nelle zone ad alta intensità di coltivazione, dimostrandosi quindi a basso rischio di dispersione negli altri ambienti e quindi in linea di principio più rispettosi dell’ambiente.

Buono anche il risultato che si riferisce alla scarsa presenza di Glifosato, erbicida molto contestato poiché particolarmente pericoloso per le falde acquifere e del quale sono stati riscontrati residui in pochissimi campioni. Anche le tracce di prodotti diradanti (destinati a ridurre la numerosità dei frutti a favore della loro qualità) sono risultate scarse e comunque concentrate nelle zone trattate.

Buona notizia anche il fatto che non sia stato riscontrato alcun residuo di Imidacloprid, insetticida neonicotinoide (particolarmente nocivo per le api) che dal 2018 non è più ammesso in Trentino.

Brutta notizia invece la presenza a Caldes di alcuni principi attivi come il Paclobutrazol, l’Endosulfan e il Carbaryl, prodotti che non dovrebbero essere più in circolazione da anni, ma che evidentemente qualcuno ancora trattiene in magazzino ed alla (sua) bisogna spruzza sui meli.

Da noi sentito, il presidente dell’associazione apicoltori Val di Sole, Francesco Moratti, ha dichiarato di essere soddisfatto del lavoro svolto e delle reazioni seguite alla pubblicazione del monitoraggio: “Uno studio del genere andrebbe fatto anche negli altri territori del Trentino. Siamo rimasti un po’ sorpresi dagli effetti della deriva di alcuni prodotti chimici i cui residui sono stati rinvenuti nel polline raccolto dalle nostre api anche in zone abbastanza lontane - come l’alta val di Rabbi - dalle coltivazioni intensive. Speriamo che lo studio da noi promosso venga accolto in modo costruttivo per migliorare la nostra valle”..

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