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Il miraggio del tram. Ma la realtà è il bus a diesel

Un referendum preparato male ha mandato in soffitta il sogno di una città un po’ più ordinata e pulita

Tram a Grenoble

“Peccato per questa occasione davvero unica di organizzare il trasporto pubblico a Bolzano con un innovativo sistema di tram… I finanziamenti che a Bolzano si volevano investire per il trasporto pubblico verranno spostati di nuovo nella periferia e potrebbe anche accadere che un giorno il tram dell’Oltradige arrivi fino a Ponte Adige e non abbia alcun collegamento con la città”.

Così l’ingegner Winfried Theil, esperto di progetti urbanistici e della mobilità ecocompatibili con i cittadini, ha commentato la bocciatura della proposta di referendum sulla costruzione di un tram a Bolzano.

Il progetto della STA, la società appartenente alla Provincia di Bolzano che si occupa della gestione dell’infrastruttura trasportistica provinciale, di un tram dalla stazione ferroviaria a Ponte Adige è stato presentato appena l’8 ottobre, quando il referendum consultivo era già stato fissato per il 24 novembre. Un mese non sufficiente a convincere la popolazione dell’utilità di un tram, in assenza di un progetto complessivo per la viabilità cittadina in grave sofferenza.

In realtà si sa di che cosa c’è bisogno: un tunnel nel Monte Tondo, la variante alla statale del Brennero, parcheggi ai margini della città per pendolari e turisti, cura e manutenzione, attenzione a pedoni e ciclisti, ma il sindaco ha preferito tentare di dare l’impressione di voler davvero cambiare una situazione ormai insostenibile in un colpo solo. E gli è andata male.

Il dibattito è stato debole, forse messo in ombra dalla preparazione della visita dei due presidenti di Italia e Austria in occasione dei 100 anni dell’annessione del Sudtirolo all’Italia e dei 50 dell’approvazione da parte della Svp del “Pacchetto”, la scelta dell’Autonomia, ma forse anche perché la proposta stessa era poco credibile.

Già vent’anni fa si discusse a lungo di tram, sull’esempio di quello nuovo di Grenoble, città simile per caratteristiche e per popolazione, che ha avuto risultati eccellenti ed è diventato un esempio in tutta Europa. Non se ne fece nulla. Ogni spesa sembrava eccessiva per il capoluogo del Sudtirolo e il Comune non era in grado di proporre un piano e di portarlo avanti. Nel frattempo i piccoli, medi e anche grandi comuni della provincia si sono dotati di zone pedonali, pavimentazioni che favoriscono la socialità, limiti di velocità, divieti di transito, circonvallazioni, tunnel, ecc. E tantissime città italiane ed europee dalle dimensioni e caratteristiche simili al capoluogo sudtirolese hanno costruito tram moderni e hanno organizzato la mobilità pubblica intorno a questo sistema, capace di trasportare molte persone, silenzioso e accessibile a tutti.

Qualche mese fa i consiglieri comunali della Svp di Percha in Val Pusteria, si sono dimessi perché la realizzazione di una circonvallazione è stata rimandata dalla giunta provinciale per questioni di soldi. Come ha scritto Arnold Tribus sul suo giornale (Neue Südtiroler Tageszeitung, ormai l’unica voce indipendente della stampa locale), a Bolzano i consiglieri Svp avrebbero dovuto dimettersi da molto tempo: sono infatti quarant’anni che si dovrebbe costruire qualche circonvallazione e soldi non ce ne sono mai stati. Nel frattempo S. Genesio e Sarentino si sono sviluppati con importanti zone artigianali di grandi dimensioni, e i camion che portano il legno (solo per fare un esempio) passano a migliaia, sfiorando le piste ciclabili e attraversando di corsa passaggi pedonali.

Oggi la situazione della viabilità a Bolzano è chiaramente fuori controllo: continuo superamento dei limiti di inquinamento; strade intasate a tutte le ore e code per entrare e uscire dalla città; pedoni a rischio soffocamento; centinaia di Tir in zone intensamente abitate e frequentate, con incidenti gravi a pedoni e ciclisti.

I semafori sono usati per far “scorrere il traffico” anziché per permettere di attraversare la strada, i pedoni aspettano il verde ai semafori a lungo con freddo e caldo e davanti a fiumi di auto su ogni strada che sia considerata di attraversamento. Su balconi e davanzali si deposita ogni giorno una polvere nera e grassa. Le reazioni del Comune sono zero. Anzi. Di recente sono stati acquistati un bel numero di autobus – pensate un po’ – a diesel! “Costavano poco”, è stata la spiegazione. A Merano in questi giorni si può provare l’autobus elettrico a guida autonoma. A Bolzano invece si corre a diesel verso il futuro.

Ora, in questo marasma, il referendum sul tram è stato “buttato lì”, senza contorno che desse una speranza di reale cambiamento. Il voto è stato esteso per la prima volta ai sedicenni. Il sindaco ha dichiarato che se la differenza fosse stata piccola o la partecipazione scarsa, il tram si sarebbe fatto comunque, anche se il voto fosse stato negativo.

La città (quella parte che è andata a votare, il quorum era del 25%) ha reagito con una bocciatura clamorosa: 70 a 30. Certo, i bolzanini si sono dati la zappa sui piedi, respingendo la proposta di investire in mobilità sostenibile a Bolzano, con denaro messo a disposizione anche dalla Provincia, che in passato ha investito nel capoluogo solo per opere di suo interesse. Molti non sono andati a votare memori dei risultati dei referendum precedenti: il risultato del referendum sull’aeroporto è stato tradito spudoratamente dal presidente della giunta provinciale; quello su Benko era truccato, con propaganda solo a favore e con il voto contrario del Consiglio comunale rimesso in gioco.

Questa volta nelle case è arrivato un foglietto con le posizioni a favore e contro, estremamente sintetiche e non sufficienti. Qualcuno ha commentato che si tratta di un risultato “alla Brexit”: scarsa informazione e molta propaganda.

Chi scrive pensa, avendolo visto a Grenoble e in numerosissime città europee, fra cui Zurigo e Amsterdam, che un tram sia una struttura ottima per costruirci intorno una viabilità moderna e “democratica”, che permette a tutti di muoversi, e inoltre contribuisca a ridurre le emissioni nocive e il rumore (e quindi ha votato per il tram). Tuttavia si possono comprendere coloro che non hanno creduto agli amministratori che hanno proposto di punto in bianco un’opera che avevano osteggiato per tanti anni. Bolzano ha bisogno urgente di circonvallazioni, di parcheggi periferici, di limiti di velocità fatti rispettare, di blocchi del traffico quando i limiti di inquinamento sono superati. Invece si costruiranno 6 piani di parcheggi interrati in piazza Vittoria, cui si aggiungeranno i parcheggi del nuovo centro commerciale in via Alto Adige, e migliaia di auto andranno a raggiungerli, attraversando le aree abitate intorno.

È il centro storico l’unico interesse degli amministratori, attenti ai voleri delle lobbies dei costruttori e dei commercianti. Questo mentre in tutta l’Europa civile si chiudono i parcheggi centrali e se ne fanno di nuovi nelle periferie collegate ai centri da navette.

È probabile che molti elettori abbiano votato per protestare contro il disinteresse degli amministratori verso la città o anche fomentati da partiti che sfruttano lo scontento popolare ma non sanno proporre soluzioni alternative degne di una città moderna e civile. Però è anche vero che, in assenza di altri interventi, il tram diventa solo un favore a chi vuole costruire, senza una visione d’insieme, che probabilmente non c’è, perché altrimenti sarebbe stata raccontata alla cittadinanza.

Alcune promesse sembrano davvero poco credibili, come quella che il tram sarà senza barriere architettoniche. A Grenoble e nelle altre città è così, ma come crederlo, quando viene detto dagli amministratori di una città “vietata” ai disabili: con marciapiedi intransitabili; caffè e ristoranti e perfino uffici pubblici con barriere, senza parcheggi vicini; senza sportelli bancari accessibili; perfino medici di base con barriere o senza parcheggi (per non parlare dei dentisti e altri specialisti); cinema non accessibili o accessibili con grande fatica; parcheggi riservati cancellati o lasciati occupare da biciclette o altro; nella totale ignoranza dell’obbligo a garantire l’autonomia ai disabili.

Accessibilità significa poter arrivare fino al tram. E qui non esiste. Vicino alla stazione c’è il Centro per la riduzione del danno, una struttura importantissima che da quando esiste svolge un lavoro straordinario. La costruzione dei palazzoni di Benko lo spazza via, spinto lontano da dove gli utenti si trovano. La città rinnovata viene svuotata dai suoi abitanti e dai punti di riferimento sociali. Il Comune ha dimenticato di chiedere spazi per servizi indispensabili e per realtà significative che migliorano la vita.

La cittadinanza è divisa: gli abitanti del centro non comprendono che chi abita in periferia ha un servizio pubblico di trasporto miserabile per spostarsi nella città; nei quartieri periferici, per portare i figli al nido o a scuola, per andare al lavoro, le persone sono costrette ad usare l’auto. I pendolari e i turisti che scendono dalle località di villeggiatura vengono invece incentivati a usare l’auto fino sotto a piazza Walther.

Questo voto, voluto per ragioni di bassa politica, ha avuto come risultato di rafforzare un’opposizione ormai maggioritaria nelle urne, che a sua volta porterà avanti le solite politiche del nulla, non avendo essa stessa visioni di futuro, se non quella di sostituirsi all’avversario di oggi.

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